Trump vuole produrre più carbone
L'amministrazione userà il Defense Production Act del 1950 per sostenere tredici centrali esistenti, due nuovi impianti in Alaska e West Virginia e un terminale a Oakland.
Il presidente Donald Trump si prepara a stanziare circa 700 milioni di dollari di fondi federali a sostegno dell'industria del carbone, tra centrali elettriche già attive, due nuovi impianti e un centro di esportazione in California. Lo ha rivelato Bloomberg, citando un funzionario della Casa Bianca che ha chiesto l'anonimato perché il piano non è ancora pubblico. L'annuncio è atteso giovedì pomeriggio nello Studio Ovale, durante un evento intitolato "Sul carbone bello e pulito".
Il pacchetto sarà finanziato in gran parte attraverso il Defense Production Act del 1950, una legge dell'era della guerra di Corea che il presidente Harry Truman aveva usato per aumentare la produzione di acciaio. Sono previsti 425 milioni di dollari per tredici centrali a carbone esistenti, 185 milioni di dollari in finanziamenti separati del dipartimento dell'Energia per costruirne altre due in Alaska e West Virginia e 75 milioni di dollari per il progetto del terminale di esportazione West Gateway a Oakland, in California.
Tra i beneficiari del piano ci sono il già pianificato Oakland Bulk and Oversized Terminal e diverse utility del settore elettrico, tra cui Duke Energy, Hallador Energy, Oklahoma Gas & Electric e almeno una controllata di American Electric Power. Il terminale californiano permetterebbe di spedire fino a 12 milioni di tonnellate di carbone all'anno, in arrivo dal Wyoming, dal Montana e da altri Stati interni dell'ovest americano.
Le centrali che riceveranno fondi dal Defense Production Act si trovano in West Virginia, Kentucky, North Carolina, Indiana, Tennessee, Arkansas, Arizona, Oklahoma, North Dakota e Wisconsin. Il denaro potrebbe servire a finanziare interventi di ammodernamento, ha precisato il funzionario della Casa Bianca. I 185 milioni di dollari del dipartimento dell'Energia andranno invece a costruire i due nuovi impianti, sviluppati da Terra Energy Center Corp. in Alaska e da TerraPurus Inc. a Mount Storm, in West Virginia, e a far ripartire la centrale di AES Warrior Run vicino a Cumberland, in Maryland. Le società mettono fondi propri di pari importo, portando la spesa complessiva a 386 milioni di dollari. Se completati, i due nuovi impianti sarebbero le prime centrali a carbone costruite negli Stati Uniti dal 2013.
L'iniziativa rientra nella strategia di "dominio energetico" che Trump persegue nel suo secondo mandato, basata sulla produzione, sull'uso e sull'esportazione di petrolio, gas e carbone americani. Il dipartimento dell'Energia ha già emesso ordini di emergenza per imporre ad alcune centrali a carbone di continuare a produrre oltre le date di chiusura programmate, sostenendo che il loro funzionamento serve a garantire l'affidabilità della rete elettrica nazionale. Il dipartimento degli Interni ha aperto nuove terre federali alle concessioni minerarie per il carbone in North Dakota, Montana e Wyoming, mentre il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ricevuto l'incarico di stipulare contratti per acquistare elettricità prodotta dal carbone destinata alle operazioni militari.
Il presidente ha fatto un uso sempre più ampio del Defense Production Act per portare avanti le sue priorità energetiche, arrivando a invocare la legge anche per far ripartire l'estrazione di petrolio al largo della California. Lo strumento giuridico era stato usato in passato per accelerare la produzione di mascherine durante la pandemia di Covid-19, per sostenere l'installazione di pannelli solari e per ampliare la fornitura di latte in polvere durante una carenza nazionale.
Trump giustifica spesso il rilancio del carbone con la necessità di alimentare il settore dell'intelligenza artificiale, che richiede enormi quantità di energia per far funzionare i data center dedicati al calcolo. Il segretario agli Interni Doug Burgum ha presentato la corsa all'intelligenza artificiale come una questione di sicurezza nazionale e l'elettricità prodotta dal carbone come un ingrediente essenziale per vincerla.
Il carbone, che in passato ha generato oltre la metà dell'elettricità prodotta negli Stati Uniti, è sceso lo scorso anno a circa il 17%, mentre le utility hanno spostato i propri investimenti verso il gas naturale, più economico, e le fonti rinnovabili. Il sostegno federale punta a invertire questa tendenza facendo crescere la domanda di combustibile destinato alla generazione elettrica.
Gli ambientalisti criticano la scelta di destinare denaro pubblico a una fonte fossile che genera emissioni climalteranti, sostenendo che le alternative a zero emissioni siano più convenienti anche dal punto di vista dei costi. Il progetto del terminale californiano è da quasi vent'anni al centro dello scontro con i conservazionisti, che lo accusano di alimentare la domanda mondiale di combustibili fossili e di inquinare le comunità locali con la polvere di carbone trasportata sui treni scoperti diretti al porto. "Sostenere i miliardari del carbone con i soldi dei contribuenti è un altro modo in cui questa amministrazione mette al primo posto gli inquinatori e mette in pericolo tutti gli altri", ha dichiarato Kit Kennedy, direttrice del settore elettricità del Natural Resources Defense Council.