Nel primo incontro con la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, il presidente statunitense Donald Trump ha insistito sulla necessità di mantenere le forniture di petrolio, coltivare buoni rapporti tra i due Paesi e arrivare alle elezioni. Non ha però chiesto ancora di fissare una data per queste ultime. Secondo fonti della Casa Bianca sentite da Axios, Trump ha presentato il voto come il passaggio finale indispensabile affinché il Venezuela diventi una democrazia compiuta. "Alla fine bisognerà andare a votare", avrebbe detto a Rodríguez.
Il colloquio, durato circa 15 minuti, si è svolto martedì a New York, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Era dal 2015 che un presidente statunitense non incontrava un leader venezuelano: all'epoca l'ex presidente Barack Obama e Nicolás Maduro si erano parlati brevemente al Vertice delle Americhe, a Panama.
Nell'ambito dell'incontro di martedì Trump ha voluto ringraziare Rodríguez, già vicepresidente di Maduro, per la collaborazione degli ultimi mesi. Il 3 gennaio un’operazione militare statunitense aveva deposto Maduro e lo aveva portato negli Stati Uniti, dove deve rispondere di accuse di narcotraffico. Da allora Washington ha concluso con Caracas diversi accordi sul petrolio e sull’estrazione dell’oro. Secondo i funzionari statunitensi, prima delle elezioni occorrerà anche ristrutturare il debito sovrano venezuelano, stimato in 300 miliardi di dollari: una cifra superiore al Prodotto Interno Lordo del Paese. "Il Paese non può farcela finché questo problema non sarà risolto", ha detto un funzionario della Casa Bianca.
All’incontro tra i due presidenti hanno partecipato due funzionari venezuelani e, per gli Stati Uniti, il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario al Tesoro Scott Bessent, la capa di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles e il suo vice Stephen Miller. Trump ha parlato per gran parte del tempo e ha raccontato a Rodríguez l’operazione che ha deposto Maduro. Il confronto sulle elezioni è stato "cordiale" e "amichevole", ma anche "diretto", secondo una delle fonti: Rodríguez avrebbe risposto di voler arrivare anche lei al voto. Mercoledì, intervenendo all’Assemblea Generale, ha confermato che in Venezuela si terranno elezioni pur senza stabilire una data.
Le proteste dell’opposizione
Su X Rodríguez ha definito l’incontro "storico" e ha scritto di aver discusso con Trump di rapporti bilaterali e cooperazione in settori come energia, miniere e sicurezza. Nella fotografia che accompagna il messaggio fa il segno della V, per Venezuela, mentre Trump alza il pollice. L’immagine ha suscitato proteste tra gli esuli venezuelani negli Stati Uniti che chiedono maggiore attenzione alle elezioni. Debbie Mucarsel-Powell, ex deputata democratica ed ex candidata al Senato, l’ha ripubblicata invitando i cittadini a registrarsi per votare.
Sostuvimos una histórica reunión con el presidente de los Estados Unidos, Donald Trump, con quien conversamos sobre el fortalecimiento de la relación bilateral entre nuestros países y el avance de una agenda de cooperación en áreas estratégicas como energía, minería, seguridad pic.twitter.com/pyJ6FnQkBH
— Delcy Rodríguez (@delcyrodriguezv) September 23, 2026
Lo stesso giorno, collaboratori della leader dell’opposizione María Corina Machado, premio Nobel per la pace, hanno denunciato che le viene ancora impedito di rientrare in Venezuela. Machado aveva lasciato il Paese alla fine del 2025 nel tentativo di raggiungere Oslo per la cerimonia del Nobel per la Pace, dopo aver vissuto in clandestinità in seguito alle contestate elezioni del 2024. Non era comunque riuscita ad arrivare in tempo e l'ambito premio era stato così ritirato dalla figlia a suo nome.
Il percorso verso il voto
Secondo i funzionari citati da Axios, gli Stati Uniti vogliono che siano le autorità venezuelane a decidere quando convocare le elezioni attraverso il nuovo Consiglio di Riconciliazione Nazionale, nel quale sono rappresentati diversi partiti. Il piano prevede tre passaggi: modificare la composizione della Corte Suprema, consentendo all’opposizione di nominare alcuni giudici, riformare il Consiglio Elettorale Nazionale, dopo le contestazioni sul conteggio dei voti del 2024, e solo dopo annunciare la data delle elezioni.
Secondo diversi funzionari americani, fissare una data è complicato anche a causa delle condizioni dell’economia venezuelana e dai danni provocati dai terremoti del 24 giugno, due scosse di magnitudo 7,2 e 7,5. "Non vogliamo andare al voto e ritrovarci, nel giro di sei mesi, con un governo democraticamente eletto che eredita una catastrofe economica", ha detto uno di loro. Un nuovo governo, ha aggiunto, potrebbe dover affrontare grandi proteste per l’inflazione e la situazione economica, mettendo a rischio la transizione democratica.
Per alcune persone vicine all’Amministrazione, l’estate o l’autunno del 2028 sarebbero invece un momento più favorevole: il Venezuela avrebbe più tempo per risanare i propri conti e riformare il sistema elettorale. Le stesse fonti ritengono che Trump voglia lasciare la presidenza con il merito di aver deposto Maduro e favorito la democratizzazione del Paese, ma che possa preferire un voto negli ultimi mesi del mandato, quando Washington eserciterebbe ancora una forte influenza sul governo di Rodríguez.
Il senatore repubblicano Bernie Moreno ha proposto di votare il 24 luglio 2027, ma funzionari e alleati dell’amministrazione giudicano quella scadenza forse troppo ravvicinata. "Se si potesse votare nel 2027 sarebbe ottimo, ci piacerebbe", ha detto un funzionario, ribadendo che il processo deve essere guidato dai venezuelani e che prima va affrontato il problema del debito. Non è ancora chiaro, ha aggiunto, se le condizioni necessarie matureranno nel 2027 o nel 2028: "Di certo non si può andare avanti all’infinito".
