Trump ha aiutato le grandi aziende a eludere 40 miliardi di dollari
Un'inchiesta del New York Times sui bilanci di quasi 500 società mostra l'esplosione dell'elusione dopo il ritiro di Trump dall'accordo OCSE sulla tassa minima globale
Le grandi aziende americane hanno evitato almeno 40 miliardi di dollari di tasse sul reddito dall'inizio del 2025, grazie a sussidiarie collocate in paradisi fiscali come Malta, Bermuda, Cipro, Svizzera, Lussemburgo e Cayman. Lo ha rivelato un'inchiesta del New York Times, che ha analizzato i bilanci di quasi 500 società quotate statunitensi.
Il risparmio è stato reso possibile dalla decisione del presidente Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti, il primo giorno del suo secondo mandato, da un accordo internazionale negoziato in tredici anni dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico per imporre una tassa minima globale del 15% sulle imprese. Dopo il ritiro americano, l'OCSE ha accettato di esentare le società statunitensi dalla maggior parte delle regole anti-elusione concordate con decine di altri paesi.
L'analisi del New York Times si basa su una nuova regola contabile federale che, per la prima volta, obbliga le società quotate a indicare nei bilanci annuali presentati alla Securities and Exchange Commission l'importo preciso delle tasse evitate in ogni singola giurisdizione estera. Le cifre rese pubbliche, però, riflettono solo il beneficio finanziario dichiarato agli investitori e non gli effettivi versamenti mancati al fisco americano. La regola obbliga inoltre a indicare un paradiso fiscale solo quando il risparmio supera il 5% del totale dovuto all'aliquota statunitense piena, una soglia che sottostima ulteriormente il fenomeno.
Le multinazionali americane hanno evitato 40 miliardi di tasse
Quasi 500 società quotate negli Stati Uniti hanno spostato i profitti in paradisi fiscali come Malta, Bermuda e Svizzera. La strada si è aperta quando Trump ha ritirato gli Stati Uniti dall'accordo OCSE sulla tassazione minima globale.
È la stima minima emersa dai bilanci di quasi 500 società quotate. Gli esperti avvertono che il valore reale è molto più alto: le aziende dichiarano agli investitori il beneficio finanziario, non i versamenti effettivi mancati al fisco.
40 miliardi basterebbero a triplicare il bilancio annuale dell'agenzia federale per l'aviazione, o di quella per le dogane e il controllo delle frontiere.
Trump ha ritirato gli Stati Uniti dalla tassazione minima globale, e l'OCSE esenta le aziende americane
Per anni decine di Paesi hanno costruito un argine comune allo spostamento dei profitti nei paradisi fiscali. Il ritiro americano dall'accordo ne ha smontato l'impianto in pochi mesi.
La riforma fiscale del 2017 firmata dallo stesso Trump, che prevede 5.500 miliardi di tagli, aveva introdotto una tassazione sui profitti spostati all'estero. Ma una scappatoia legale ha permesso alle aziende di mescolare i bilanci dei ricavi dei Paesi a tassazione normale con quelli a tassazione zero, annullando di fatto la norma.
Malta è diventata il principale rifugio dei profitti americani
I profitti che le multinazionali statunitensi attribuiscono alla piccola isola del Mediterraneo sono esplosi in soli 5 anni.
Una direttiva europea del 2022 ha permesso a un piccolo gruppo di Paesi, Malta compresa, di rinviare l'applicazione della tassazione minima: lì entrerà in vigore solo alla fine del 2029.
Dalle bibite alle scarpe: quanto hanno risparmiato, e dove
Una selezione dei casi documentati dall'inchiesta. Tocca un'azienda per leggere i dettagli.
Produttrice di apparecchiature scientifiche, ha pagato 3,5 miliardi di dollari in meno di tasse l'anno scorso passando per Malta. Come altre aziende presenti nell'inchiesta, beneficia allo stesso tempo di ingenti finanziamenti pubblici federali.
Ha spostato all'estero oltre 29 miliardi di dollari di ricavi. Una sua sussidiaria alle Bermuda, finanziata con un prestito infragruppo da oltre 26 miliardi, ha sede presso uno studio legale che ospita migliaia di altre società di comodo. Solo nel 2025 queste filiali hanno permesso di ridurre di quasi un terzo la tassazione versata dal gruppo.
Ha evitato di pagare 423 milioni di dollari di tasse grazie alla creazione di sue unità con sede nell'isola di Jersey, paradiso fiscale che si trova nel Canale della Manica.
Ha usato unità con sede in Svizzera per ridurre l'aliquota media di oltre un quarto, pari a 301 milioni di dollari. Nell'ultimo decennio l'azienda ha incassato oltre 30 miliardi di dollari in contratti con il Dipartimento della Difesa.
La società di rating ha ridotto i suoi versamenti fiscali di 269 milioni di dollari attraverso l'uso delle filiali maltesi.
Proprietaria di Taco Bell, KFC e Pizza Hut, ha risparmiato 121 milioni di dollari di tasse grazie alla stessa rotta maltese.
Ha risparmiato 47 milioni di dollari di tasse grazie a Malta, dove però non ha alcun ufficio.
Abbott ha spostato i suoi profitti a Malta 13 giorni prima che le Bermuda introducessero la tassazione minima globale
Il gigante farmaceutico americano ha attribuito tutti i suoi profitti globali a una sussidiaria maltese priva di dipendenti.
Una transazione da 8 miliardi di deduzioni «abusiva e priva di sostanza economica». — L'accusa dell'IRS, l'agenzia fiscale americana, ad Abbott
I casi documentati dall'inchiesta coprono quasi ogni settore dell'economia americana. American Express ha evitato 423 milioni di dollari di tasse grazie a unità nell'isola di Jersey. PayPal ha quasi dimezzato l'imposta del 2025 sfruttando società a Singapore. Stanley Black & Decker ha tagliato il conto di 27 milioni di dollari, circa un terzo del totale, attraverso Cipro. Crocs ha risparmiato 47 milioni a Malta, dove non ha alcun ufficio. La società di rating S&P Global ha tagliato 269 milioni di dollari attraverso filiali maltesi. Yum Brands, proprietaria di Taco Bell, KFC e Pizza Hut, ne ha risparmiati 121 milioni con la stessa rotta.
La piccola isola di Malta nel Mediterraneo è la destinazione preferita. Secondo i dati dell'International Tax Observatory, centro studi della Paris School of Economics, i profitti attribuiti dalle multinazionali americane a Malta sono passati da 134 milioni di dollari nel 2017 a 5,6 miliardi nel 2022, e secondo i consulenti oggi il dato è molto più alto. La direttiva europea del 2022 sulla tassa minima ha consentito a un piccolo gruppo di paesi, compresa Malta, di rinviarne l'applicazione: la tassa entrerà in vigore solo alla fine del 2029.
Il caso più estremo è quello di Abbott Laboratories, gigante farmaceutico americano, che ha attribuito tutti i suoi profitti globali a una sussidiaria maltese priva di dipendenti. Nel 2023 la società aveva creato un'unità alle Bermuda, dove non esisteva l'imposta sulle imprese. Quando però le Bermuda hanno introdotto un'aliquota del 15% per adeguarsi all'OCSE, in vigore dal gennaio 2025, Abbott ha agito 13 giorni prima della scadenza: il 19 dicembre 2024 ha spostato la residenza fiscale della sussidiaria a Malta. Nel 2024 quella stessa entità ha dichiarato 17 miliardi di dollari di utile netto, una cifra superiore al profitto globale dell'intera Abbott, e zero imposte sui redditi in qualunque paese. Lo scorso anno Malta ha permesso al gruppo di tagliare di quasi il 20% l'imposta, pari a 336 milioni di dollari. L'IRS, il fisco americano, sta contestando oltre un miliardo di dollari di risparmi dichiarati da Abbott, sostenendo che una transazione da 8 miliardi di deduzioni fosse "abusiva e priva di sostanza economica".
Diverse società che usano paradisi fiscali beneficiano nello stesso tempo di ingenti finanziamenti pubblici federali. Thermo Fisher Scientific, produttrice di apparecchiature scientifiche, ha tagliato 3,5 miliardi di dollari di tasse l'anno scorso tramite Malta. Honeywell, che nell'ultimo decennio ha incassato oltre 30 miliardi di dollari in contratti con il dipartimento della Difesa, ha usato unità svizzere per ridurre l'aliquota di oltre un quarto, pari a 301 milioni.
Pepsi ha spostato in Irlanda e poi alle Bermuda i ricavi di vendite di concentrati di bevande e alimenti in tutto il mondo per almeno 29 miliardi di dollari. Una sussidiaria di Pepsi alle Bermuda ha finanziato l'operazione con un prestito infragruppo da oltre 26 miliardi e da allora ha incassato almeno 7 miliardi di utili attraverso il pagamento degli interessi dello stesso prestito. L'unità ha sede presso uno studio legale che fornisce indirizzo a migliaia di società di comodo simili. Soltanto nel 2025 le filiali di Pepsi a Bermuda, Svizzera, Irlanda e Singapore hanno tagliato l'imposta del gruppo di quasi un terzo, ovvero 691 milioni di dollari.
"Assecondare il rifiuto americano di partecipare alle riforme globali apre la porta agli abusi", ha dichiarato al New York Times Philip Marcovici, ex responsabile della divisione fiscale europea dello studio legale Baker McKenzie. Anche per Elizabeth Stevens, avvocata dello studio Caplin & Drysdale, la riforma fiscale del 2017 firmata dallo stesso Trump, da 5,5 mila miliardi di dollari di tagli, "non risolve il problema dello spostamento dei profitti". Quella legge aveva introdotto una tassa sui guadagni trasferiti nei paradisi fiscali, ma con una scappatoia che consente alle aziende di mescolare i bilanci dei paesi a tassazione normale con quelli dei paesi a tassazione zero, neutralizzando di fatto il prelievo.
Rebecca Burch, responsabile del fisco internazionale al dipartimento del Tesoro, ha rivendicato il ritiro americano dal cosiddetto Pilastro 2 dell'OCSE. "Non arriveremo all'epoca d'oro dell'America finché non rimuoveremo alcuni degli ostacoli e finché non ci toglieremo Pillar 2 dalle spalle", ha dichiarato qualche mese dopo la decisione. Burch è una ex lobbista dello studio EY, meglio noto come Ernst & Young.
Secondo Anh Persson, professoressa di contabilità all'università dell'Illinois a Urbana-Champaign, l'effetto reale di questi schemi è molto superiore ai 40 miliardi di dollari emersi dai bilanci, perché le società comunicano agli investitori il beneficio finanziario e non l'ammontare effettivo dei versamenti non effettuati. Per dare un'idea della cifra, 40 miliardi di dollari basterebbero a triplicare il bilancio annuale dell'agenzia federale per l'aviazione o di quella per la dogana e il controllo delle frontiere.