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Il petrolio oltre i 100 dollari fa saltare la scommessa di Trump sulla benzina
Donald Trump durante un incontro con dirigenti e rappresentanti dell’industria petrolifera alla Casa Bianca, 9 gennaio 2026. Foto ufficiale della Casa Bianca/Molly Riley
Economia 48 min di lettura

Il petrolio oltre i 100 dollari fa saltare la scommessa di Trump sulla benzina

Stretto di Hormuz, Mar Rosso e Mar Nero sotto attacco: il Brent guadagna oltre 25 dollari al barile dall'inizio di luglio. La benzina supera i 4 dollari al gallone e il 46% degli americani afferma che il prezzo dei carburanti influenzerà il proprio voto.

Il Brent ha superato brevemente i 100 dollari al barile giovedì, dopo l'attacco rivendicato dagli Houthi yemeniti contro due petroliere saudite lungo una delle rotte alternative allo Stretto di Hormuz. Come riporta Politico, le petroliere sono così ora esposte ad attacchi simultanei lungo tre delle principali rotte marittime mondiali. Il greggio di riferimento internazionale è perciò rincarato di oltre 25 dollari dall'inizio del mese, quando Donald Trump ha dichiarato concluso il fragile cessate il fuoco con l'Iran.

Nello Stretto di Hormuz, in appena 48 ore, l'Iran ha colpito tre petroliere in transito nel corridoio meridionale che avrebbe dovuto essere protetto dagli Stati Uniti, secondo la società di intelligence marittima Windward. Teheran ha poi chiesto agli alleati Houthi di prendere di mira le navi nello Stretto di Bab el-Mandeb, attraverso il quale passa il greggio che l'Arabia Saudita ha dirottato dal Golfo Persico verso il porto occidentale di Yanbu.

Secondo Lloyd's List Intelligence, dall'inizio della guerra le esportazioni da Yanbu sono quintuplicate, fino al blocco annunciato questa settimana dagli Houthi. La sola minaccia aveva già indotto alcune petroliere a invertire la rotta; successivamente il gruppo è passato all'azione. Una delle navi è stata colpita da un "proiettile non identificato", ha riferito lo United Kingdom Maritime Trade Operations, il centro britannico che monitora la sicurezza della navigazione commerciale.

Il terzo fronte caldo è il Mar Nero. L'oleodotto che trasporta il petrolio kazako fino al porto russo di Novorossijsk si è fermato dopo l'intensificarsi degli attacchi ucraini contro le petroliere in attesa di carico, quattro delle quali sono state colpite in pochi giorni. Se l'interruzione dovesse protrarsi per più di una settimana, dai mercati potrebbero venire a mancare complessivamente 25 milioni di barili, ha stimato a Politico Artem Abramov di Rystad Energy.

Per questo motivo, la Casa Bianca ha intimato a Kyiv di interrompere gli attacchi contro le petroliere non russe, secondo un funzionario dell'Amministrazione citato in forma anonima. Washington considera infatti l'oleodotto un'infrastruttura essenziale per portare in Europa il petrolio del Kazakistan, riducendo la dipendenza dalle forniture russe.

Shock petrolifero · Midterm 2026

Tre rotte del petrolio bloccate, il conto arriva alle pompe americane

L'Iran colpisce le navi a Hormuz, gli Houthi bloccano Bab el-Mandeb, gli attacchi ucraini fermano l'oleodotto sul Mar Nero. Il Brent ha chiuso sopra i 100 dollari e la benzina americana ha superato i 4 dollari al gallone, a tre mesi dal voto di metà mandato.

Brent, chiusura di giovedì 23 luglio
$ al barile

Il greggio di riferimento internazionale ha toccato 102 dollari durante la seduta: non accadeva da fine maggio.

I tre fronti

Le petroliere sono sotto tiro su tre rotte contemporaneamente

Ogni volta che una via d'uscita si chiude, il greggio si sposta sulla successiva. Da giovedì sono tutte e tre compromesse.

Il conto alla pompa

La benzina è tornata sopra i 4 dollari al gallone in tre settimane

Media nazionale della benzina normale rilevata dall'American Automobile Association. La linea tratteggiata è la proiezione di Eurasia Group se lo Stretto di Hormuz resta chiuso.

Prezzo rilevato Proiezione Eurasia Group

Il cuscinetto

Le scorte che hanno frenato i rincari sono quasi esaurite

L'11 marzo l'International Energy Agency e i suoi 32 Paesi membri hanno deciso un rilascio coordinato. Washington ha già consumato la maggior parte della sua quota.

Rilascio coordinato IEA e 32 Paesi membri

Quota statunitense già immessa sul mercato

L'Amministrazione Trump ha rallentato il ritmo dei rilasci residui.

«La crisi comincia adesso, perché ormai abbiamo consumato tutto quel petrolio».

Amy Jaffe, docente di energia alla New York University, a Politico

Il prezzo politico

A novembre gli elettori votano anche con il pieno di benzina

Sondaggio condotto da Public First per Politico fra il 12 e il 15 luglio, confrontato con i prezzi per codice postale rilevati da OPIS.

Quanti sovrastimano il rincaro nella propria zona

Seggio repubblicano Altri seggi

Fonte: Politico, Lloyd's List Intelligence, Windward, Rystad Energy, American Automobile Association, International Energy Agency, New York Times, Public First e OPIS · dati aggiornati al 23 luglio 2026.

Il Brent ha chiuso a 100,69 dollari il 23 luglio, con un massimo di 102 dollari durante la seduta.

Le scorte diminuiscono, la benzina rincara

L'escalation rischia però di mandare in frantumi la strategia con cui la Casa Bianca sperava di abbassare il prezzo dei carburanti prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Giovedì la benzina ha raggiunto i 4,09 dollari al gallone, 15 centesimi in più rispetto alla settimana precedente, secondo l'American Automobile Association. Un rincaro particolarmente pericoloso per i repubblicani, chiamati a difendere maggioranze ristrette in entrambe le camere del Congresso.

"Molti repubblicani pensavano di avere già toccato il fondo tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate, ma ora scoprono che si può scendere ancora", ha dichiarato a Politico Mark Jones, politologo del Baker Institute for Public Policy della Rice University. Anche una rapida soluzione del conflitto, ha aggiunto, difficilmente si tradurrebbe in un calo dei prezzi alla pompa prima del voto.

Nel frattempo, i margini di intervento si stanno restringendo sempre di più. Le scorte globali, ancora abbondanti a febbraio, quando è cominciata la guerra, sono ormai scese a livelli critici. Il rilascio coordinato di 400 milioni di barili, deciso l'11 marzo dall'International Energy Agency insieme ai suoi 32 Paesi membri, ha contribuito per mesi a contenere i rincari, insieme alla riduzione degli acquisti cinesi.

Gli Stati Uniti hanno partecipato all'operazione immettendo sul mercato 172 milioni di barili della riserva strategica. L'Amministrazione Trump, tuttavia, ha già completato oltre il 60% dei rilasci programmati e ora ne ha rallentato il ritmo. "La crisi comincia adesso, perché ormai abbiamo consumato tutto quel petrolio", ha spiegato a Politico Amy Jaffe, docente di energia alla New York University.

Gregory Brew, analista di Eurasia Group, ha avvertito sulla stessa testata che le raffinerie statunitensi stanno già lavorando al massimo della capacità. Se lo Stretto di Hormuz non verrà riaperto, il prezzo della benzina potrebbe così salire fino a 4,50 dollari al gallone e avvicinarsi ai 5 dollari tra settembre e ottobre, nel pieno della campagna elettorale per le elezioni di midterm.

Le conseguenze si estendono anche al credito. Il rendimento dei titoli di Stato statunitensi a dieci anni è salito questa settimana al 4,7%, rispetto a meno del 4% alla fine di febbraio, mentre il tasso medio sui mutui trentennali a interesse fisso è tornato al 6,58%, come scrive il New York Times. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent aveva indicato proprio il rendimento del decennale come uno dei principali indicatori del successo dell'amministrazione nella lotta al costo della vita.

Gli analisti, tuttavia, non concordano sulle cause dell'aumento. "La guerra in Iran non aiuta, ma non è affatto evidente che il rendimento del decennale sia spinto dal rischio di inflazione", ha dichiarato al New York Times Jonathan Hill, stratega di Barclays. A suo giudizio pesano maggiormente le aspettative di crescita alimentate dall'intelligenza artificiale e le preoccupazioni per l'aumento del deficit pubblico.

Il prezzo politico della crisi

Sul piano elettorale conta però soprattutto la percezione degli americani. Nei sondaggi più recenti, tre su cinque sovrastimano l'aumento del prezzo della benzina nella propria zona, secondo un sondaggio condotto per Politico da Public First tra il 12 e il 15 luglio e confrontato con i prezzi per codice postale rilevati da OPIS. Nello specifico tendono a sovrastimare l'aumento circa il 70% degli elettori di Kamala Harris del 2024, contro il 54% di quelli di Trump.

Il 46% degli americani afferma inoltre che il costo dei carburanti influenzerà il proprio voto a novembre, mentre il 63% indica la guerra con l'Iran come la causa principale dei rincari. Tredici dei distretti congressuali più contesi hanno registrato aumenti superiori alla media nazionale e nove di questi sono attualmente rappresentati da deputati repubblicani.

Di fronte a questa difficile situazione, la portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers ha ribadito giovedì che i prezzi torneranno ai livelli precedenti al conflitto man mano che le Forze Armate statunitensi ridurranno la capacità dell'Iran di colpire le navi nello Stretto di Hormuz. Trump, da parte sua, ha assicurato questa settimana che le considerazioni elettorali non influenzeranno le sue decisioni in Medio Oriente.

Intanto però dietro le quinte si lavora a una possibile via d'uscita. Stati Uniti e Regno Unito intendono, infatti, convocare la prossima settimana, nella capitale britannica, una riunione dedicata alla formazione di una coalizione internazionale per proteggere la navigazione nello Stretto, secondo quanto riferito ad Axios da due diplomatici europei e altre due fonti informate. Molti dei governi coinvolti pongono però una condizione: la cessazione preventiva dei combattimenti, senza la quale una missione internazionale difficilmente sarebbe praticabile.

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