Donald Trump ha rimesso in dubbio una delle richieste più importanti di Kyiv appena due giorni dopo l'incontro con Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca. Il presidente ha detto in un'intervista telefonica al Financial Times di non avere ancora deciso se concedere all'Ucraina una licenza per produrre gli intercettori Patriot. "Non sono sicuro", ha risposto Trump, aggiungendo che Washington sta esaminando la questione. La cautela contraddice almeno in parte quanto aveva detto all'inizio di luglio, quando al vertice della NATO in Turchia aveva annunciato che gli Stati Uniti avrebbero autorizzato la produzione in Ucraina.
Zelensky aveva incontrato Trump martedì e aveva descritto il colloquio come positivo. Il presidente ucraino aveva detto che Trump aveva accettato di concedere le licenze e che i due leader avevano discusso la produzione degli intercettori. Kyiv punta anche a una collaborazione industriale con le aziende che costruiscono il sistema, dopo i colloqui di Zelensky con i produttori. Lockheed Martin e RTX realizzano gli intercettori Patriot.
I Patriot sono essenziali per abbattere i missili balistici russi diretti contro Kyiv e le altre città ucraine. Questi missili viaggiano più veloci del suono e possono distruggere interi edifici residenziali. L'Ucraina non è in grado di produrre da sola le munizioni necessarie e da tempo chiede ai partner occidentali nuove forniture. Una licenza americana le permetterebbe di avviare una produzione interna, ma lo stesso Zelensky ha riconosciuto che servirebbero anni prima di ottenere i primi intercettori.
Washington sta cercando nello stesso momento di acquisire la tecnologia ucraina sui droni. L'ambasciatrice ucraina negli Stati Uniti, Olga Stefanishyna, ha detto a NBC News che i due paesi hanno firmato la scorsa settimana un accordo per inviare negli Stati Uniti droni da combattimento ucraini, che saranno sottoposti a prove e valutazioni militari. Sono inoltre in corso colloqui su come integrare altre tecnologie sviluppate da Kyiv nelle Forze Armate americane.
La Russia lancia più missili, l’America ha meno Patriot
Dall’inizio dell’anno Mosca ha lanciato quasi tanti missili balistici quanti in tutto il 2025. Intanto la guerra con l’Iran ha ridotto di due terzi le scorte americane di intercettori, e la licenza per produrli in Ucraina è tornata in dubbio.
In sette mesi quasi quanti in tutto il 2025
Le sagome rappresentano i missili in caduta sulle città ucraine: circa uno su tre viene fermato dalla difesa aerea.
Droni d’attacco: 6,5 milioni contro 300.000
Produzione stimata per il 2026, in proporzione reale: ogni simbolo equivale a 10.000 droni.
Il Pentagono ha stanziato 1,1 miliardi di dollari per colmare il ritardo sui droni con visuale in prima persona. Ad agosto la gara di Fort Carson, in Colorado: 19 aziende in lizza, 6 delle quali ucraine.
Il magazzino dei Patriot si è svuotato di due terzi
Intercettori Patriot rimasti nella disponibilità degli Stati Uniti secondo le stime del CSIS.
«Non sono sicuro»
Due fronti, un solo arsenale: Kyiv chiede la licenza per produrre gli intercettori Patriot in casa, ma la Casa Bianca ora frena.
La guerra tra Stati Uniti e Iran ha reso più urgente l'interesse del Pentagono per le capacità ucraine. L'Iran ha dimostrato di poter impiegare grandi quantità di droni economici e letali contro basi e ambasciate americane. Anche le infrastrutture civili sono state colpite. Il senatore democratico Chris Coons, membro della Commissione Esteri e principale esponente del suo partito nella sottocommissione che finanzia la Difesa, ha detto a NBC News che gli attacchi stanno causando perdite tra i militari statunitensi. Washington vede quindi nell'esperienza maturata dall'Ucraina contro la Russia una possibile risposta a un problema che riguarda ormai direttamente la protezione delle proprie forze.
Il Pentagono, il dipartimento della Difesa americano, ha già avviato il programma "Drone Dominance", finanziato con 1,1 miliardi di dollari per acquistare 300.000 droni. L'iniziativa deve colmare il ritardo nell'impiego dei modelli con visuale in prima persona, pilotati attraverso una telecamera e sempre più diffusi nei conflitti moderni. Una seconda gara si terrà ad agosto a Fort Carson, in Colorado, con 19 aziende partecipanti, sei delle quali ucraine. Le imprese impegnate nel programma si sono impegnate a utilizzare materiali americani.
L'Ucraina produrrà quest'anno tra 6 e 7 milioni di droni d'attacco, circa 500.000 al mese, mentre gli Stati Uniti restano molto indietro. Washington ha bisogno sia di droni intercettori sia di sistemi capaci di individuare quelli che volano abbastanza in basso da sfuggire ai radar. Le soluzioni sviluppate nell'Europa orientale non possono però essere trasferite senza modifiche in Medio Oriente, dove le distanze sono più brevi e le operazioni si svolgono su un'area con molta più acqua.
La pressione sulle scorte di Patriot lega i due fronti ancora più strettamente. Gli Stati Uniti hanno impiegato intercettori costosi per abbattere i droni di tipo Shahed lanciati dall'Iran contro basi e infrastrutture nel Golfo. Un'analisi del Center for Strategic and International Studies stima che siano rimasti tra 759 e 827 intercettori Patriot, rispetto ai 2.330 disponibili prima della guerra con l'Iran. Il Pentagono ha annunciato mercoledì un contratto da 58 miliardi di dollari con Lockheed Martin per produrne altri, ma le necessità americane e ucraine insistono sulle stesse capacità industriali.
La Russia ha lanciato 606 missili balistici contro l'Ucraina dall'inizio dell'anno, quasi quanti i 653 impiegati nell'intero 2025. Kyiv ha dichiarato di averne intercettati 191. La diminuzione delle scorte occidentali permette a Mosca di aumentare la pressione sulle difese ucraine, mentre un recente attacco ha spinto Zelensky a chiedere di nuovo munizioni antiaeree e misure contro la Russia. Kyiv sta lavorando anche a "Freya", un sistema antibalistico ucraino presentato come un'alternativa ai Patriot più economica e adatta alla produzione di massa, con il sostegno promesso dagli alleati europei.
