Il presidente Trump ha annunciato mercoledì che chiederà alla Corte Suprema di riesaminare la sentenza con cui i giudici hanno bocciato il suo ordine esecutivo contro lo ius soli, il principio per cui chi nasce negli Stati Uniti è automaticamente cittadino americano. È una richiesta quasi certamente destinata a fallire: la Corte non accetta di riesaminare un caso già discusso e deciso dal 1965.
Il 30 giugno la Corte aveva stabilito, con sei voti a favore e tre contrari, che la cittadinanza per quasi tutti i bambini nati su suolo americano è garantita dal Quattordicesimo emendamento della Costituzione. La decisione ha respinto l'ordine esecutivo firmato da Trump il 20 gennaio 2025, il giorno del suo insediamento, che negava i documenti di cittadinanza ai figli di immigrati irregolari o privi di documenti. "La cittadinanza, allora come oggi, era il diritto di avere diritti, di partecipare liberamente alla nostra comunità politica", ha scritto nella sentenza il presidente della Corte John Roberts.
In un post sul suo social network Truth Social, Trump ha scritto che lungo il confine meridionale e in Messico starebbero comparendo cartelli e cartelloni pubblicitari che promuovono lo ius soli con "consegne a partire da 4.000 dollari" e che "miliardi di dollari verranno guadagnati illegalmente con questa truffa, con la cittadinanza concessa a chiunque sia disposto a pagare". "La cittadinanza americana non è in vendita", ha aggiunto, annunciando che chiederà "immediatamente" un riesame perché i giudici "distruggeranno l'America se non cambiano la loro decisione assolutamente folle". Fino a mercoledì sera i legali dell'amministrazione non avevano però depositato alcuna richiesta alla Corte.
Il presidente sembrava riferirsi a un servizio di Fox News su un ospedale del Texas che aveva pubblicizzato con cartelloni in Messico dei "pacchetti parto" nel sud dello Stato. Il governatore repubblicano del Texas, Greg Abbott, ha ordinato un'indagine sulla struttura, che ha fatto sapere di aver ritirato quei materiali pubblicitari.
Le regole della Corte Suprema permettono alle parti di chiedere un nuovo esame di un caso già deciso nel merito, ma i giudici accolgono queste richieste molto di rado. L'ultima volta è successo nel 1965 e in tutta la sua storia la Corte ha ribaltato una propria decisione dopo un riesame una sola volta, nel 1956, in un caso sulla giurisdizione dei tribunali militari sui coniugi civili dei soldati, secondo Stephen Vladeck, professore di diritto alla Georgetown University.
La sentenza sullo ius soli ha chiuso una battaglia che Trump portava avanti da più di dieci anni e che ha usato a lungo come strumento politico. Il presidente, che aveva assistito di persona alle udienze del caso, ha continuato ad attaccare la Corte per la decisione e subito dopo il verdetto ha chiesto al Congresso di intervenire con una legge, sostenendo a torto che non serva una modifica della Costituzione.
Nei giorni scorsi il tema era tornato al centro dell'attenzione per una vicenda legata al Mondiale di calcio: Trump aveva telefonato al presidente della FIFA, Gianni Infantino, per protestare contro il cartellino rosso dato a Folarin Balogun, attaccante della nazionale americana nato negli Stati Uniti mentre i genitori, nati in Nigeria e residenti a Londra, erano in viaggio nel paese. La FIFA aveva annullato la squalifica, ma lunedì gli Stati Uniti hanno perso comunque la partita contro il Belgio.
Questa settimana Trump ha chiesto alla Corte Suprema anche di riconsiderare il rifiuto, deciso il 29 giugno, di esaminare il suo ricorso contro il verdetto che lo ha giudicato civilmente responsabile di abusi sessuali e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll. Mercoledì un giudice federale di Manhattan ha ordinato che i 5 milioni di dollari depositati da Trump nel 2023 a garanzia del risarcimento, più circa 800.000 dollari di interessi, vengano versati a Carroll nonostante la richiesta pendente.
