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Bloccata la legge anti-woke di DeSantis per le università della Florida
Gage Skidmore, 2024, Flickr, CC BY-SA 2.0
Giustizia 3 min di lettura

Bloccata la legge anti-woke di DeSantis per le università della Florida

La corte d'appello dell'undicesimo circuito ha stabilito con due voti a uno che vietare ai professori di insegnare certe idee su etnia e genere viola il Primo Emendamento

Una corte d'appello federale ha bocciato la parte più importante dello Stop WOKE Act, la legge simbolo del governatore repubblicano della Florida Ron DeSantis contro quella che lui chiama ideologia "woke" nelle scuole e nelle università. A scrivere la sentenza è stata una giudice nominata dal presidente Donald Trump.

La decisione, presa con due voti a favore e uno contrario dalla corte d'appello federale dell'undicesimo circuito, uno dei tribunali di secondo grado del sistema giudiziario americano, impedisce alla Florida di applicare le norme della legge che riguardano l'istruzione universitaria. Approvata nel 2022 e chiamata ufficialmente Individual Freedom Act, la legge faceva parte della campagna di DeSantis contro la teoria critica della razza, i programmi sulla diversità e quella che lui definiva ideologia "woke" negli atenei e nei luoghi di lavoro.

La norma vietava un insegnamento che "sostiene, promuove, propugna, inculca o costringe" gli studenti a credere a una serie di concetti legati a etnia, sesso, origine nazionale e privilegi. Tra questi c'era l'idea che una persona sia intrinsecamente razzista o sessista a causa della propria etnia o del proprio sesso, o che debba provare senso di colpa o disagio psicologico per azioni commesse in passato da membri della stessa etnia o dello stesso sesso.

La giudice Britt Grant ha respinto l'argomento centrale della Florida, secondo cui il discorso dei professori in aula appartiene allo Stato perché è lo Stato a pagarne lo stipendio. "Poiché è il governo a pagare lo stipendio dei professori, sostiene la Florida, il loro discorso è discorso dello Stato", ha scritto. E ha replicato: "Assolutamente no". La regola per cui lo stipendio comprerebbe il diritto di controllare la parola, ha aggiunto, è "una pretesa di potere sbalorditiva di bandire dal dibattito pubblico le idee sgradite" proprio nei luoghi che le stesse leggi dello Stato riconoscono come centri di ricerca.

Nella motivazione la corte ha accusato la Florida di trattare i docenti come marionette, trasformandoli in propri portavoce e imponendo loro cosa dire o insegnare. Per la maggioranza spetta agli studenti farsi un'opinione da soli. "Sentire un'idea con cui non si è d'accordo non è discriminazione: è l'occasione per trovare un'idea migliore, o magari perfino per cambiare opinione", ha scritto Grant. "Le idee prese di mira dalla Florida possono anche essere nocive. O forse no". In ogni caso, secondo la maggioranza, il Primo Emendamento, la norma della Costituzione americana che tutela la libertà di parola, si fida che siano gli studenti a capirlo da soli.

A firmare la sentenza con Grant è stato Charles Wilson, giudice nominato dall'ex presidente Bill Clinton. Contraria invece Barbara Lagoa, anche lei nominata da Trump ed ex giudice della Corte Suprema della Florida scelta a suo tempo proprio da DeSantis. Per Lagoa lo Stato ha agito nei limiti dei suoi poteri nel decidere cosa i professori possano sostenere nelle aule pubbliche. "Il Primo Emendamento protegge tutti i punti di vista nella sfera pubblica, siano essi convenzionali o controversi", ha scritto. "Ma non impone che ogni punto di vista meriti di essere sostenuto dallo Stato". La maggioranza, ha aggiunto, stava limitando in modo errato l'autorità dello Stato: "Questo collegio non è libero di riscrivere i precedenti solo perché non ci piace dove portano".

Il procuratore generale della Florida James Uthmeier, nominato da DeSantis, ha elogiato Lagoa dopo la sentenza. Su X ha scritto che "potrebbe essere il miglior giurista del nostro paese" e che "dovrebbe essere alla Corte Suprema" degli Stati Uniti.

Il collegio di tre giudici ha confermato l'ingiunzione preliminare che già bloccava la legge, che resta quindi sospesa mentre il processo prosegue. La Florida può ora chiedere che l'intera corte d'appello dell'undicesimo circuito riesamini il caso oppure rivolgersi alla Corte Suprema. La maggioranza ha scritto che la vicenda ha costretto i giudici ad affrontare una questione lasciata aperta dalla Corte Suprema: quanta protezione offra il Primo Emendamento ai professori delle università pubbliche quando insegnano.

È l'ultima sconfitta giudiziaria per la più ampia battaglia di DeSantis su scuole, università e temi legati all'etnia. La stessa corte d'appello aveva già bocciato nel 2024 un'altra parte dello Stop WOKE Act, quella che limitava i corsi di formazione nei luoghi di lavoro. La decisione è arrivata al termine di due cause promosse da professori, studenti e un'associazione studentesca, secondo cui la legge equivaleva a una censura incostituzionale nelle aule. A presentarle sono state la Foundation for Individual Rights and Expression e l'American Civil Liberties Union (ACLU), la principale organizzazione statunitense per le libertà civili, insieme al Legal Defense Fund e allo studio legale Ballard Spahr.

Leah Watson, avvocata dell'ACLU, ha detto in una nota che la sentenza "valeva l'attesa" e "stabilisce un precedente forte: l'istruzione superiore non può essere limitata ai capricci dei politici".

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