Trump apre le celebrazioni dei 250 anni degli Stati Uniti con un comizio su se stesso

Il presidente ha aperto al National Mall sedici giorni di celebrazioni per l'anniversario dell'indipendenza con un comizio in stile campagna elettorale, mentre i sondaggi lo danno ai minimi

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Trump apre le celebrazioni dei 250 anni degli Stati Uniti con un comizio su se stesso
White House

Il presidente Donald Trump ha aperto le celebrazioni per il 250° anniversario dell'indipendenza degli Stati Uniti con un comizio in stile campagna elettorale, in cui ha messo se stesso al centro della scena. Mercoledì sera, al National Mall di Washington, il grande parco che si estende dal Campidoglio al Lincoln Memorial, il presidente ha dato il via a sedici giorni di festeggiamenti davanti a migliaia di persone.

Trump ha parlato da dietro un vetro antiproiettile che attraversava tutto il palco. Sopra di lui sono passati più volte aerei militari, tra cui un bombardiere B-2 scortato da quattro caccia F-35, mentre le bande dell'esercito suonavano e il cantante Lee Greenwood eseguiva God Bless the USA, l'inno dei suoi comizi.

"Mentre ci avviciniamo al nostro 250° anno di indipendenza, sono entusiasta di dichiarare che l'America è di ritorno", ha detto Trump alla folla. Il presidente ha parlato dell'"inizio dell'età dell'oro dell'America" e ha rivendicato i propri risultati, dalla vittoria nella guerra con l'Iran alla prosperità economica fino alla stretta sul confine con il Messico. Insolitamente disciplinato, ha seguito quasi sempre il copione del teleprompter e ha chiuso in meno di mezz'ora, uno dei discorsi più brevi del suo secondo mandato. Si è anche congratulato con se stesso per aver estromesso il presidente venezuelano Nicolás Maduro, senza menzionare i terremoti che avevano colpito il paese quella stessa notte.

L'evento era nato come una grande fiera con uno stand per ogni Stato, seguita da una serie di concerti. La quasi totalità degli artisti annunciati si è però ritirata per non essere associata a un evento politico, da Young MC a Martina McBride, dai Commodores a Bret Michaels, frontman dei Poison. Trump ha allora deciso di prendere in mano l'appuntamento e trasformarlo in un comizio del suo movimento, con Lee Greenwood, il tenore Christopher Macchio e le bande militari al posto dei cantanti rinunciatari.

Sul palco è salito anche il segretario ai trasporti Sean Duffy, che ha attaccato i musicisti ritiratisi e ha definito Trump "il più grande presidente mai esistito in questo paese dai tempi di George Washington". Il deputato democratico della California Jared Huffman ha accusato gli organizzatori di vendere accesso a interessi particolari e di riscrivere la storia della fondazione del paese secondo i gusti del presidente. "Dovrebbe servire a unirci. Sta cercando di rendere questa celebrazione tutta su di sé", ha detto Huffman.

Le celebrazioni fanno capo a due organizzazioni distinte. America250 è l'iniziativa bipartisan autorizzata dal Congresso per coordinare gli eventi in tutto il paese, mentre Freedom 250 è un'iniziativa pubblico-privata sostenuta dalla Casa Bianca, che cura gli appuntamenti di più alto profilo. La Great American State Fair, la grande fiera nazionale promossa da quest'ultima, trasformerà il National Mall fino al 10 luglio in un'esposizione in stile fiera mondiale, con i padiglioni dei singoli Stati, oltre 150 stand e una grande ruota panoramica davanti al Campidoglio.

Secondo un'analisi pubblicata su Le Monde, il presidente ha posto un segno di uguaglianza tra la propria persona, il movimento MAGA (Make America Great Again) e il patriottismo americano. Trump ha fatto stampare il proprio profilo su una moneta commemorativa e il Tesoro valuta perfino una banconota da 250 dollari con la sua effigie. Sulla facciata del dipartimento dell'interno, il ministero che gestisce i parchi e le terre pubbliche, sono stati appesi due grandi ritratti: a sinistra George Washington, "il primo dell'America", a destra Trump, "l'America prima di tutto".

Le celebrazioni arrivano in un momento difficile per il presidente. Le rilevazioni sul suo gradimento lo collocano ai minimi: il 37% secondo il centro di ricerca AP-NORC, il 34% per Reuters/Ipsos, fino al 30% registrato dall'istituto American Research Group, il valore più basso mai toccato in quella serie. Sull'economia l'approvazione scende al 33%, mentre sull'immigrazione si ferma al 40%.

La quota di americani molto o estremamente fieri di esserlo è crollata dall'87% del 2001 al 58% di oggi, nove punti in meno rispetto al 2025, secondo l'istituto di sondaggi Gallup. Il calo è netto tra gli elettori democratici ma anche tra gli indipendenti, molto corteggiati in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, quando si rinnoverà il Congresso.

Pesa soprattutto la guerra con l'Iran, durata quasi quattro mesi, che ha spinto i prezzi al consumo al livello più alto degli ultimi tre anni. Solo un americano su quattro ritiene che il conflitto sia valso i suoi costi. L'inflazione resta più alta di quella ereditata dal presidente e cresce più dei salari, mentre il deficit continua a salire. Gli investimenti nell'intelligenza artificiale trainano la crescita ma alimentano i timori per i posti di lavoro della classe media. Il prezzo del petrolio è in calo dopo che lo stretto di Hormuz ha iniziato a riaprire, in seguito a un accordo provvisorio per chiudere la guerra con Teheran.

Nel 1976 il presidente Gerald Ford curò con grande attenzione le cerimonie del bicentenario, in un paese scosso dalle dimissioni di Richard Nixon, dalla guerra in Vietnam e dalla crisi energetica. Il suo principale consigliere ordinò agli autori dei discorsi di evitare qualsiasi "insinuazione di parte". Anche Ulysses Grant, nel centenario del 1876, criticò gli "errori di giudizio" dei ribelli del Sud durante la guerra civile, ma li definì coraggiosi nelle loro convinzioni. Trump ha scelto la strada opposta.

Con un decreto firmato a fine marzo 2025, intitolato "Restaurare la verità e la ragione nella storia americana", l'amministrazione ha denunciato l'"ideologia corrosiva" diffusa nei musei pubblici e ne ha avviato la ripresa in mano. Il presidente usa la parola "comunista" per attaccare la nuova ondata di progressisti uscita dalle primarie democratiche, mentre il suo ex consigliere Steve Bannon parla di "jihadisti marxisti".

La polemica del momento riguarda la piscina riflettente ai piedi del Lincoln Memorial. Il restauro, costato 14 milioni di dollari (12 milioni di euro), si è rivelato un disastro: l'acqua ha virato al verde, invasa dalle alghe, mentre la vernice si sfalda. Trump ha dato la colpa a "sabotatori" e "vandali", sostenendo che qualcuno avrebbe inciso un taglio di oltre cento metri nel nuovo rivestimento, e ha parlato di sei arresti. I democratici lo descrivono invece come un progetto di vanità pagato con i soldi dei contribuenti.

Trump tornerà a parlare il 4 luglio, giorno della festa nazionale, in quello che lui stesso ha definito un "comizio". L'evento avrà un dispositivo di sicurezza eccezionale, con metal detector e l'obbligo di esibire un documento d'identità per assistere ai fuochi d'artificio. La Casa Bianca spera in un milione di persone, più di quante ne richiamò il bicentenario del 1976.

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