Trump annuncia un cessate il fuoco di dieci giorni tra Israele e Libano
Il presidente americano ha comunicato l'intesa su Truth Social. La tregua scatta alle 17 ora di Washington e segue l'incontro tra gli ambasciatori a Washington mediato da Marco Rubio.
Israele e Libano hanno accettato un cessate il fuoco di dieci giorni che entrerà in vigore alle 17 ora della costa orientale degli Stati Uniti. L'annuncio è arrivato dal presidente Donald Trump con un messaggio pubblicato su Truth Social, in cui ha riferito di aver parlato al telefono sia con il presidente libanese Joseph Aoun sia con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Trump ha incaricato il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio e il capo degli Stati Maggiori Riuniti Dan Caine di lavorare con i due Paesi per raggiungere una pace duratura.
L'intesa arriva due giorni dopo lo storico incontro di Washington tra le delegazioni dei due Paesi, il primo contatto diretto ad alto livello da oltre tre decenni. Israele e Libano restano formalmente in stato di guerra dal 1948 e il Libano, come la maggioranza dei Paesi arabi, non ha relazioni diplomatiche ufficiali con Israele. Una legge libanese del 1955 vieta inoltre ai cittadini ogni contatto con israeliani, anche se viene applicata in modo selettivo.

Il negoziato di martedì si è svolto al Dipartimento di Stato a Washington, con gli ambasciatori dei due Paesi seduti uno di fronte all'altro mentre Rubio e altri funzionari americani occupavano i posti centrali. L'incontro era preliminare e dedicato agli aspetti logistici più che ai contenuti, e si era concluso senza alcun cessate il fuoco. "Questo è un processo, non un evento", aveva dichiarato Rubio. "Servirà tempo". L'ambasciatore israeliano Yechiel Leiter aveva parlato di una convergenza di vedute sulla rimozione dell'influenza di Hezbollah dal Libano, mentre l'ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad aveva definito l'incontro "costruttivo".
Il conflitto era ricominciato il 2 marzo, quando Hezbollah, gruppo libanese sostenuto dall'Iran, aveva aperto il fuoco contro Israele in appoggio a Teheran, due giorni dopo l'inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l'Iran. Israele aveva risposto con un'intensa campagna di bombardamenti e un'invasione di terra. Secondo le autorità libanesi, gli attacchi israeliani hanno provocato oltre 2.124 morti, tra cui 254 donne e 168 bambini, e costretto più di un milione di persone ad abbandonare le proprie case. Israele riferisce che dodici suoi soldati e due civili sono stati uccisi dagli attacchi di Hezbollah nello stesso periodo.
Particolarmente gravi erano stati gli attacchi israeliani dell'8 aprile, quando oltre cento raid avevano colpito anche aree affollate nel cuore di Beirut. Il ministero della Salute libanese ha riferito che quegli attacchi hanno ucciso 357 persone, tra cui 71 donne e 30 bambini. Israele ha sostenuto invece che le incursioni hanno colpito oltre 250 miliziani di Hezbollah. Da quel giorno, su richiesta di Washington, l'aviazione israeliana non ha più bombardato l'area di Beirut, pur continuando a colpire il sud e l'est del Paese.
L'attuale governo libanese, salito al potere all'inizio del 2025 con un programma riformista che includeva il disarmo dei gruppi armati non statali, aveva reagito con durezza alla scelta di Hezbollah di entrare nel conflitto. Le autorità avevano criminalizzato le attività militari del gruppo, dichiarato persona non grata l'ambasciatore iraniano e messo al bando le Guardie Rivoluzionarie iraniane. Il presidente Aoun aveva offerto a Israele negoziati diretti, i primi da decenni, in cambio della fine delle ostilità, ma l'iniziativa, sostenuta anche dal presidente francese Emmanuel Macron, era inizialmente caduta nel vuoto.
La svolta è arrivata con la tregua tra Iran e Stati Uniti mediata dal Pakistan. Teheran aveva chiesto come condizione che il cessate il fuoco includesse anche il Libano, ma Israele e Washington avevano respinto questo collegamento. L'8 aprile, dopo i pesanti raid su Beirut, Netanyahu ha annunciato di aver accettato i colloqui diretti con il Libano. Mercoledì il gabinetto di sicurezza israeliano si è riunito per discutere una possibile tregua, mentre il governo Netanyahu si trovava sotto forte pressione da parte di Washington, secondo quanto riferito a Reuters da un alto funzionario israeliano.
Le posizioni dei due Paesi sui colloqui restano lontane. Il Libano vuole un cessate il fuoco preventivo, il ritiro delle forze israeliane dal sud del Paese, il rilascio dei prigionieri libanesi detenuti in Israele, il ritorno degli sfollati e la ricostruzione. Beirut chiede inoltre maggiori finanziamenti internazionali per le forze armate, in modo da poter dispiegare l'esercito su tutto il territorio nazionale. Israele invece ha presentato i colloqui come negoziati di pace incentrati soprattutto sul disarmo di Hezbollah e ha annunciato la creazione di una zona cuscinetto di otto-dieci chilometri all'interno del territorio libanese. Il capo di Stato Maggiore israeliano Eyal Zamir ha dichiarato, durante una visita nel sud del Libano, di aver ordinato che tutta l'area fino al fiume Litani diventi una "zona vietata" agli operatori di Hezbollah.
L'apertura del governo libanese ha provocato profonde divisioni interne. Hezbollah ha respinto con forza i negoziati. Il deputato del gruppo Hassan Fadlallah, in una conferenza stampa televisiva, ha accusato il governo di aver intrapreso "una strada sbagliata che porta solo ad aumentare la frattura" tra i libanesi, sostenendo che l'esecutivo stia offrendo "concessioni gratuite" a uno Stato nemico.
I precedenti tentativi diplomatici tra i due Paesi si sono spesso conclusi con accordi mai pienamente attuati. Nel 1949 i negoziati indiretti portarono a un patto di non aggressione rimasto in vigore fino al 1967. Nel 1983, durante la guerra civile libanese, fu firmato un accordo poi annullato dal governo di Beirut un anno dopo. Nel 1993 il Libano partecipò ai negoziati che portarono agli accordi di Oslo, ma il binario libanese non ebbe seguito. Nel 2022 i due Paesi raggiunsero un'intesa sui confini marittimi grazie alla mediazione americana. L'ultimo cessate il fuoco, firmato nel novembre 2024 dopo oltre un anno di scontri, non è mai stato pienamente rispettato.
Trump ha rivendicato l'intesa come un successo personale, scrivendo su Truth Social di aver "risolto nove guerre nel mondo" e che questa sarà la decima.