I socialisti democratici e i nazionalisti del movimento MAGA si somigliano più di quanto siano disposti ad ammettere: entrambi puntano a un ampio controllo dello Stato sull'economia, una strada che, secondo la storia, finisce inevitabilmente per minare prosperità, libertà e democrazia. È la tesi di Ilya Somin, professore di diritto alla George Mason University e titolare della B. Kenneth Simon Chair in Constitutional Studies del Cato Institute, il centro studi libertario di Washington, in un editoriale pubblicato il 3 settembre su USA Today e ripreso dal Cato.
L'ascesa dei socialisti democratici
Dall'elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York nel 2025, i candidati socialisti democratici hanno vinto una serie di importanti primarie del Partito Democratico. L'ultimo caso citato da Somin è la vittoria a sorpresa della deputata statale Angie Nixon nelle primarie per il Senato in Florida. Bernie Sanders, senatore del Vermont e figura più nota del socialismo democratico americano, era già arrivato secondo nelle primarie presidenziali democratiche del 2016 e del 2020. Secondo Somin, i socialisti non controllano il Partito Democratico come il movimento MAGA domina quello repubblicano, ma la loro influenza è sicuramente in ascesa.
Il programma dei Democratic Socialists of America, la principale organizzazione socialista del Paese, sostiene Somin, va ben oltre un aumento della regolamentazione o della spesa sociale. Propone, infatti, che cibo, istruzione, energia, medicina e trasporti non siano più attività a scopo di lucro ma "beni comuni": per il giurista, ciò implicherebbe un controllo pubblico di quei settori. L'organizzazione immagina inoltre una società senza debiti, mutui né proprietari che affittano abitazioni, un obiettivo che secondo Somin richiederebbe un ampio controllo pubblico del mercato immobiliare, insieme a estesi limiti agli affitti e a un salario minimo di almeno 20 dollari l'ora.
Somin sostiene che economisti di orientamenti diversi concordino sul fatto che un salario minimo così elevato finirebbe per escludere milioni di lavoratori dal mercato del lavoro e che rigidi controlli sugli affitti ridurrebbero sensibilmente l'offerta di abitazioni. Nel complesso, secondo le stime da lui citate, il programma comporterebbe tra 71 mila e 212 mila miliardi di dollari di nuova spesa federale nell'arco di 10 anni, almeno raddoppiando e potenzialmente triplicando le attuali uscite annue del governo federale, pari a circa 7.400 miliardi. Anche confiscando l'intero patrimonio dei 400 americani più ricchi, osserva, si coprirebbe al massimo il 9% della stima più bassa.
Il "dirigismo" del movimento MAGA
Per Somin, il movimento MAGA rappresenta per molti aspetti l'immagine speculare dei socialisti democratici. Trump avrebbe perseguito una propria forma di pianificazione economica attraverso dazi che l'autore definisce "rovinosi", forti restrizioni all'immigrazione e un crescente intervento diretto del governo federale nel capitale delle imprese.
Il caso più rilevante è quello di Intel: nell'agosto 2025 il governo statunitense ha concordato un investimento da 8,9 miliardi di dollari in azioni ordinarie della società. A questo si aggiungono la "golden share" mantenuta dal governo in U.S. Steel dopo l'acquisizione da parte della azienda giapponese Nippon Steel e numerose altre partecipazioni, warrant o strumenti assimilabili. Nell'estate 2026 diverse ricostruzioni censivano circa 30 operazioni di questo tipo nel complesso ed il Cato Institute ne ha contato 31 solo ad agosto.
Dazi e limiti all'immigrazione costituiscono, secondo il giurista, importanti forme di controllo pubblico sull'economia. Le restrizioni all'immigrazione, in particolare, limiterebbero la libertà economica più di qualsiasi altra politica statunitense attualmente in vigore. Anche sul piano dei conti pubblici, sostiene Somin, i nazionalisti MAGA si stanno mostrando irresponsabili: la grande legge di spesa voluta da Trump rischia di aumentare il deficit di circa 3.400 miliardi di dollari in 10 anni, senza affrontare in modo significativo i grandi programmi sociali che assorbono una parte consistente della spesa federale.
L'autore richiama Friedrich Hayek, economista e premio Nobel, secondo cui nelle economie di mercato i prezzi trasmettono ai produttori informazioni sulle preferenze dei consumatori. In assenza di questi segnali, anche pianificatori animati dalle migliori intenzioni non sarebbero in grado di allocare efficacemente le risorse. È in questo meccanismo che Somin individua una delle cause delle carenze e degli sprechi delle economie socialiste e, nei casi più estremi, delle carestie di massa nell'Unione Sovietica e nella Cina maoista. Il Grande Balzo in Avanti di Mao Zedong, ricorda, provocò secondo alcune stime fino a 45 milioni di morti.
Il controllo statale dell'economia, aggiunge, richiede inoltre coercizione e concentra il potere politico. La storia dei regimi socialisti è segnata da persecuzioni contro oppositori e minoranze. Ma anche il nazionalismo di destra, secondo Somin, presenta gli stessi rischi economici e una lunga storia di repressione, della quale il giurista ritiene di vedere segnali anche nel secondo mandato di Trump.
Durante le operazioni di contrasto all'immigrazione sono stati documentati casi di cittadini statunitensi fermati erroneamente. Nell'aprile 2025, inoltre, tre minori cittadini americani furono portati fuori dagli Stati Uniti insieme alle madri espulse: nel caso di una bambina di 2 anni, un giudice federale espresse il "forte sospetto" che il governo avesse allontanato una cittadina statunitense senza un procedimento adeguato, ricordando che deportare un cittadino americano è illegale e incostituzionale.
Sono documentate anche le pressioni esercitate dalla Federal Communications Commission sulle emittenti televisive. Il presidente dell'agenzia, Brendan Carr, nel marzo 2026 avvertì pubblicamente che le emittenti accusate di diffondere "bufale" o "distorsioni delle notizie" avrebbero potuto perdere la licenza se non avessero "corretto la rotta". Nell'aprile successivo la FCC ha inoltre anticipato la revisione delle licenze di otto stazioni ABC, una misura che Disney ha contestato in tribunale come ritorsione politica. Carr e la commissione respingono questa interpretazione e sostengono di agire nell'ambito dei propri obblighi di vigilanza.
Economia, autoritarismo e "voto con i piedi"
I socialisti contemporanei sostengono di poter evitare derive autoritarie perché propongono un socialismo "democratico". Per Somin, tuttavia, un controllo quasi totale dello Stato sull'economia non ha mai convissuto a lungo con una democrazia liberale: un governo che controlla l'economia può privare l'opposizione delle risorse necessarie per organizzarsi e utilizzare l'accesso ai beni essenziali come strumento di pressione politica. L'autore cita come esempio il Venezuela.
Somin accusa inoltre una parte della sinistra socialista di avere mostrato indulgenza verso regimi autoritari, citando gli elogi rivolti dai Democratic Socialists of America a Fidel Castro. Sul fronte opposto, sostiene, alcuni nazionalisti "post liberali" guardano con simpatia a dittatori di destra come Francisco Franco e António Salazar.
Somin, fuggito da bambino dal comunismo sovietico come rifugiato, sostiene infine che quasi tutti i regimi socialisti della storia abbiano prodotto grandi flussi migratori verso economie di mercato, mentre il fenomeno opposto sarebbe stato molto più raro. L'esodo dal Venezuela, osserva, è diventato la più grande crisi umanitaria internazionale mai registrata nell'emisfero occidentale, mentre Cuba ha conosciuto ripetute ondate migratorie nell'arco di oltre sei decenni.
Anche i regimi nazionalisti, però, hanno avuto i loro esuli. I rifugiati dalla Germania nazista e dall'Italia fascista, ricorda Somin, diedero un contributo importante allo sviluppo della scienza americana e al Progetto Manhattan, che portò alla costruzione della bomba atomica. Per il giurista, le scelte di chi "vota con i piedi" rappresentano quindi uno dei giudizi più eloquenti sui risultati prodotti da entrambe le ideologie.
