Una giuria federale di Buffalo, nello Stato di New York, ha riconosciuto mercoledì Hadi Matar colpevole di tutti e tre i capi d'accusa legati all'aggressione contro Salman Rushdie dell'agosto 2022: tentato sostegno materiale a Hezbollah, sostegno materiale a gruppi terroristi e atto di terrorismo oltre i confini nazionali. Matar sta già scontando una condanna a venticinque anni di carcere per tentato omicidio. Nel processo federale rischia ora l'ergastolo: la sentenza sarà pronunciata il 3 novembre.
Nel maggio 2025 un tribunale dello Stato di New York lo aveva condannato per l'aggressione, mentre il procedimento federale si è concentrato sul movente: stabilire se l'accoltellamento fosse un atto terroristico compiuto per sostenere un'organizzazione armata straniera. Le due condanne derivano da procedimenti distinti, celebrati rispettivamente dalla giustizia statale e da quella federale.
Secondo la procura, Matar sarebbe stato spinto ad agire da un intervento pubblico pronunciato nel 2006 da un dirigente di Hezbollah. Il movimento libanese aveva a sua volta sostenuto la fatwa con cui nel 1989 l'ayatollah Ruhollah Khomeini, allora Guida Suprema dell'Iran, aveva invocato l'uccisione di Rushdie per il romanzo "I versi satanici". La difesa ha replicato che l'accusa non avrebbe presentato alcuna prova concreta del movente né dimostrato l'esistenza di un legame diretto tra Matar e Hezbollah.
L'aggressione avvenne in un centro culturale di Chautauqua, dove Rushdie avrebbe dovuto tenere una conferenza sull'accoglienza degli scrittori in esilio. Poco prima dell'inizio dell'incontro, Matar salì sul palco e colpì lo scrittore quindici volte con un coltello, finché alcune persone presenti non riuscirono a bloccarlo e a consegnarlo alla polizia. Rushdie sopravvisse, ma perse l'occhio destro. Nato negli Stati Uniti da una famiglia di origine libanese, Matar viveva nel New Jersey e lavorava come commesso in un negozio di abbigliamento.
Sulla responsabilità materiale dell'aggressione non c'era nulla da accertare: l'attacco era avvenuto davanti a un'intera platea. Il processo federale è ruotato attorno a una domanda diversa: per conto di chi, o nell'interesse di chi, Matar avesse agito. Dalla risposta della giuria, che la difesa continua a ritenere priva di prove sufficienti, dipenderà ora la possibilità di una condanna all'ergastolo.
