L'impresa che ha restaurato il Reflecting Pool, la lunga vasca davanti al Lincoln Memorial a Washington, ha comunicato ufficialmente all'Amministrazione Trump che il rivestimento azzurro si è gonfiato e staccato a causa di errori nell'esecuzione dei lavori e di difetti del progetto, non per atti vandalici. È quanto emerge da documenti governativi ottenuti dal New York Times.
Atlantic Industrial Coatings ha individuato due problemi distinti, illustrati in una relazione del 14 agosto e in un successivo approfondimento del 2 settembre. In alcune zone gli operai hanno applicato una quantità insufficiente di primer, lo strato di fondo che favorisce l'adesione del rivestimento. Il problema principale, tuttavia, riguardava il capitolato: i due composti chimici previsti erano incompatibili e quello applicato sopra raggiungeva una temperatura che lo strato sottostante non era in grado di sopportare, provocando il sollevamento e infine il distacco del rivestimento. L'impresa sostiene di non essere stata a conoscenza dell'incompatibilità, perché i due prodotti vengono utilizzati insieme solo di rado.
Il restauro era stato accelerato per completare i lavori in tempo per le celebrazioni del 4 luglio. Il contratto era stato assegnato senza gara alla stessa impresa che aveva già lavorato in un campo da golf di proprietà di Trump in Virginia. Il capitolato prevedeva inoltre di dipingere il fondo della vasca con una tonalità di azzurro ispirata alla bandiera statunitense, sostituendo il grigio storico. Poche settimane dopo la conclusione dei lavori, tuttavia, le alghe erano ricomparse e il rivestimento aveva iniziato a staccarsi.
Le accuse di vandalismo e i procedimenti archiviati
Il presidente Donald Trump ha invece attribuito ripetutamente i danni a vandali armati di lame e ha chiesto che fossero perseguiti, anche dopo che la procura federale di Washington aveva rinunciato ai procedimenti. Il caso più noto è quello di David Hearn, 67 anni, ex canoista olimpico statunitense, incriminato all'inizio di luglio per il danneggiamento della vasca.
Il 31 luglio la procuratrice federale Jeanine Pirro ne ha chiesto l'archiviazione, spiegando che il Dipartimento dell'Interno aveva fornito informazioni incomplete nelle fasi iniziali dell'indagine e che i documenti ricevuti dopo l'incriminazione indicavano invece un'installazione affrettata e mal eseguita. Il giudice Todd Edelman ha archiviato il caso il 6 agosto, riservandosi di stabilire se la decisione debba essere definitiva e impedire quindi al governo di riaprire il procedimento. Nello stesso periodo sono cadute anche le accuse contro altre tre persone.
La Casa Bianca continua invece a difendere l'intervento, sostenendo che la vasca fosse trascurata, invasa dalle alghe e soggetta a perdite per milioni di litri d'acqua. Il Dipartimento dell'Interno ha riferito che le squadre stanno sostituendo le valvole deteriorate, liberando le tubature intasate, sigillando le perdite e pulendo le pietre che delimitano la vasca. Continua però ad attribuire ai vandali una parte dei danni, in particolare i lunghi tagli prodotti da lame, e sottolinea che l'impresa è contrattualmente tenuta a correggere i difetti. Per questo non intende affidare il completamento dei lavori a un'altra società.
La vicenda ha causato non poche polemiche all'interno della stessa Amministrazione. Trump Pirro ha attribuito al Segretario dell'Interno Doug Burgum la responsabilità di aver indotto il suo ufficio a ritenere che esistessero prove solide di vandalismo perseguibile. Trump l'ha invece attaccata per aver rinunciato all'accusa e, secondo il New York Times, la procuratrice avrebbe successivamente affrontato Burgum alla Casa Bianca, accusandolo di aver tratto in inganno il presidente.
