Più di mezzo secolo dopo il Watergate, Richard Nixon è tornato di moda tra i giovani conservatori americani. Video che montano filmati d'archivio del 37° presidente su basi rap di artisti come Drake e Biggie Smalls diventano virali su Instagram e YouTube, mentre gli influencer di destra indossano cappellini, felpe e marsupi con slogan come "Pretty Girls for Nixon" e "Nixon Now More Than Ever" ("Nixon ora più che mai"). I cappellini con la scritta "Nixonmaxxing", il termine con cui online viene chiamata questa nuova passione, sono andati esauriti in poche ore a inizio anno. Lo racconta un'analisi del Wall Street Journal, secondo cui dietro la moda ci sono una campagna coordinata per riabilitare la memoria dell'ex presidente e un attacco politico alle regole nate proprio dal Watergate.
Per una nuova generazione di conservatori Nixon non è più soltanto il presidente travolto dallo scandalo, ma un precursore dell'"America First": un presidente combattivo, detestato dalla stampa e assediato dagli investigatori, fatto cadere dallo stesso establishment che a loro giudizio ha poi preso di mira il presidente Donald Trump. Quella che era cominciata come una nostalgia fatta di meme e di saggi revisionisti circolati in ambienti intellettuali alternativi è oggi ripresa dai politici repubblicani più potenti del paese.
Il Watergate è considerato da decenni uno dei più gravi scandali politici della storia americana. Nel 1972 la polizia arrestò cinque uomini durante un'irruzione nella sede del Comitato nazionale del Partito Democratico e le indagini portarono alla luce i legami con la campagna per la rielezione di Nixon, oltre a un esteso tentativo della Casa Bianca di insabbiare tutto. Lo scandalo costrinse Nixon alle dimissioni nel 1974, mandò in carcere alcuni dei suoi collaboratori più stretti e aprì la strada a una stagione di leggi contro gli abusi del potere esecutivo.
"Credo che la sua eredità storica stia vivendo una piccola rinascita e credo meritatamente", ha detto a giugno il vicepresidente JD Vance durante un evento alla biblioteca presidenziale di Nixon a Yorba Linda, in California, l'archivio-museo che conserva le carte dell'ex presidente. Ha aggiunto: "Se il Watergate accadesse domani, sarebbe una notizia da 12 ore. L'idea che possa aver fatto cadere una presidenza è folle". Nella stessa occasione Vance ha paragonato la vittoria di Nixon del 1972 a quella di Trump del 2024, dicendo che le coalizioni che hanno riportato i due alla Casa Bianca erano più ampie e durature di quella di Ronald Reagan: per via dei cambiamenti demografici del paese "Reagan non avrebbe potuto ottenere la sua vittoria schiacciante nel 2024", mentre "Richard Nixon forse ci sarebbe riuscito".
La rinascita è anche il frutto di una campagna di relazioni pubbliche preparata da anni. La Nixon Foundation, la fondazione che gestisce la memoria dell'ex presidente, già nel 2018 ragionava su come sfruttare i cinquantesimi anniversari dei suoi successi, dallo sbarco sulla Luna alla riapertura dei rapporti con la Cina. "Abbiamo cinque anni e mezzo di cinquantesimi anniversari", ha ricordato al Wall Street Journal il presidente della fondazione Jim Byron, 33 anni, che di recente ha guidato per l'amministrazione Trump i National Archives, l'archivio federale degli Stati Uniti. La biblioteca di Nixon conserva più di 46 milioni di documenti e 3.700 ore di conversazioni registrate e la fondazione ha deciso di riconfezionare quel materiale in clip da meno di un minuto, che solo su YouTube raccolgono regolarmente milioni di visualizzazioni. In un video in bianco e nero Nixon pronuncia il celebre "I'm not a crook", "non sono un truffatore", su una base gangster rap; in un reel di Instagram il personaggio di Jon Hamm nella serie Mad Men descrive Nixon come "l'Abe Lincoln della California, un uomo che si è fatto da solo" e conclude: "In Kennedy vedo un cucchiaio d'argento. In Nixon vedo me stesso".
I meme funzionano da "droga di passaggio" verso la storia di Nixon, ha detto al giornale Matthew Foldi, 29 anni, direttore della testata conservatrice Washington Reporter, a cui la fondazione ha regalato uno dei cappellini in edizione limitata con la silhouette dell'ex presidente. Per il commentatore conservatore Shashank Tripathi, noto online come Comfortably Smug, Nixon è "un dito medio eterodosso contro l'establishment" ed è questo "l'ingresso per i giovani".
Le voci più influenti della destra mediatica hanno inoltre dipinto Nixon come una prima vittima del "deep state", l'apparato occulto di agenzie e burocrati che secondo i sostenitori di Trump complotterebbe contro i presidenti sgraditi. In una puntata dell'aprile 2024 vista più di 18 milioni di volte su YouTube, Tucker Carlson ha sostenuto che il Watergate fu un "colpo di stato del deep state" orchestrato da CIA e FBI. Joe Rogan ha poi ripetuto la tesi nel suo podcast, dicendo che "l'intera faccenda fu organizzata dal governo".
Il principale architetto del revisionismo è Geoff Shepard, un ex assistente di Nixon che all'epoca trascrisse i nastri della Casa Bianca e che ricorda di essere stato "furioso" con il presidente. Decenni dopo, riesaminando le carte originali del caso, ha cambiato idea: sostiene di aver scoperto memo interni su incontri segreti tra i procuratori e John Sirica, il giudice federale che presiedette i processi, e documenti dell'accusa mai visti prima che secondo lui mostrano i cambiamenti nelle testimonianze del consigliere legale della Casa Bianca John Dean.
Il legame tra Trump e Nixon è personale e risale a decenni fa. Nel 1982, meno di otto anni dopo le dimissioni, Trump scrisse all'ex presidente definendolo "uno dei grandi uomini di questo paese" e i due si scambiarono poi più di dieci lettere, in cui Nixon incoraggiava le sue ambizioni politiche. "Caro Donald, non so nulla dei dettagli delle tue attività imprenditoriali, ma il massiccio attacco dei media contro di te mi mette dalla tua parte!", gli scrisse Nixon nel 1990. Roger Stone, il consulente repubblicano che ha lavorato per entrambi e che ha un ritratto di Nixon tatuato sulla schiena, ha raccontato al quotidiano che Trump resta incuriosito dal suo predecessore e gli ha chiesto "diverse volte" perché Nixon si dimise invece di restare a combattere.
Oltre a ripulire l'immagine di Nixon, il movimento mette in discussione le riforme approvate dopo il Watergate per rafforzare i controlli sul potere presidenziale. Nel suo secondo mandato Trump si è mosso per smantellare molti di quei vincoli: ha sfidato i limiti al potere di spesa della presidenza, ha licenziato gli ispettori generali, i controllori indipendenti che vigilano sugli abusi dentro le agenzie federali, e ha messo alla prova le tutele dei funzionari pubblici di carriera.
"Il motivo per cui Nixon è importante per la destra è che l'America è rimasta sostanzialmente ferma al 1968", ha detto al giornale Christopher Rufo, l'attivista conservatore che ha consigliato Trump sullo smantellamento dell'apparato amministrativo federale. Le idee progressiste che animavano i nemici di Nixon, secondo Rufo, motivano oggi l'opposizione a Trump e preparano quella che definisce una "controrivoluzione": il primo passo per la destra è riprendersi la memoria dei propri eroi, un modo per "ritrovare la fiducia in sé stessi" e smettere di "delegare alla sinistra la propria percezione di sé". La Casa Bianca apprezza il paragone tra i due presidenti: "Il presidente Nixon smascherò il tradimento del deep state e dei media delle fake news", ha detto il portavoce Kush Desai, secondo cui decenni dopo Trump combatte con successo contro gli stessi interessi radicati.
Chuck Grassley, senatore repubblicano dell'Iowa e membro del Congresso in carica da più tempo, guarda invece con freddezza alla riscoperta. Grassley vinse per un soffio la sua elezione nel 1974, una delle rare vittorie repubblicane nell'anno in cui le dimissioni di Nixon trascinarono a fondo il partito: "Pensavamo che il Partito Repubblicano fosse morto", ha ricordato al quotidiano. Mezzo secolo dopo il suo giudizio sulla nostalgia per Nixon è netto: "Credo che il Partito Repubblicano abbia già abbastanza problemi senza doversi mettere a riabilitare qualcuno".
