Il Partito Democratico del Maine ha escluso Graham Platner, il candidato al Senato travolto da un'accusa di stupro, dalla scelta di chi prenderà il suo posto sulla scheda. In un video diffuso martedì sera la direttrice esecutiva del partito nello stato, Devon Murphy-Anderson, ha detto che lo staff di Platner aveva provato ripetutamente a condizionare a proprio favore il processo di selezione, ma che il candidato non avrà alcun ruolo nella scelta del sostituto.
L'accusa che ha fatto crollare la sua candidatura era arrivata lunedì da Jenny Racicot, una donna che aveva avuto una relazione con Platner e che lo accusa di averla violentata alla fine del 2021. Nel giro di poche ore quasi tutti i grandi nomi del partito, dal leader della minoranza al Senato Chuck Schumer fino a Bernie Sanders, gli avevano chiesto di ritirarsi entro il 13 luglio, la scadenza per poterlo rimpiazzare in tempo sulla scheda di novembre.
Platner per ora resiste. In una telefonata con il suo staff avrebbe confidato di voler sfruttare il suo peso di candidato in carica per influenzare chi lo sostituirà. La sua campagna ha respinto le accuse del partito, sostenendo di aver solo chiesto informazioni sul funzionamento del processo e di non aver mai provato a condizionarlo. Ha ricordato che più di 150.000 elettori del Maine hanno votato per il suo movimento e che a decidere devono essere elettori e volontari, non i vertici del partito.
Una seconda donna ha intanto accusato Platner. Lyndsey Fifield, che ha avuto una relazione con lui tra il 2013 e il 2015 a Washington, ha raccontato al Washington Post che durante i rapporti le sfilava il preservativo di nascosto, pur sapendo che lei non usava contraccettivi. Questa pratica, chiamata stealthing, è considerata una forma di violenza sessuale in diversi paesi e in alcuni stati americani, tra cui lo stesso Maine. La campagna di Platner ha definito l'accusa categoricamente falsa e politicamente motivata, ricordando che Fifield ha lavorato in politica per i repubblicani.
Anche Bernie Sanders, tra i sostenitori più fedeli e influenti di Platner, dopo aver parlato con lui gli ha raccomandato di farsi da parte viste le accuse. Il Democratic Senatorial Campaign Committee, il comitato che finanzia le campagne dei senatori democratici, ha fatto sapere che non investirà nella corsa del Maine se Platner resterà in gara, una scelta che consegnerebbe di fatto il seggio ai repubblicani.
La corsa per sostituirlo è già cominciata, anche se lui non si è ancora ritirato. I gruppi progressisti vicini a Sanders hanno rivendicato che il nuovo candidato sia in linea con le posizioni di sinistra di Platner. Joseph Geevarghese, direttore di Our Revolution, il gruppo nato dalla campagna presidenziale di Sanders del 2016, ha avvertito l'establishment del partito che questa non è la sua occasione. La reazione dei dirigenti è stata di fastidio: per Neera Tanden, a capo del Center for American Progress, un centro studi progressista vicino ai vertici, chi ha garantito per Platner dopo i suoi scandali dovrebbe ora tirarsi indietro dalle trattative.
Diversi democratici del Maine si sono già fatti avanti, molti reduci dalla recente primaria per il governatore. Troy Jackson, ex presidente del Senato statale, ha aperto un comitato esplorativo presso la commissione elettorale federale e si è detto la persona migliore per sostituire Platner. Anche Nirav Shah, ex responsabile della sanità pubblica dello stato, e Shenna Bellows, segretaria di stato del Maine e responsabile delle elezioni, hanno detto di voler correre. Si sono fatti avanti pure David Costello, terzo alla primaria di giugno, e Dan Kleban, che aveva ritirato la sua candidatura al Senato l'anno scorso.
Se Platner si ritira entro il 13 luglio, il partito avrà tempo fino al 27 luglio per indicare il nuovo candidato. Come farlo resta un'incognita: si discute di una convention, l'assemblea in cui il partito sceglie il nome, o di una sorta di caucus statale, un voto in cui i delegati delle singole contee scelgono chi mandare sulla scheda. Diversi dirigenti temono che il risultato appaia come una decisione calata dall'alto, come nel 2024, quando Joe Biden si ritirò e il partito incoronò Kamala Harris candidata alla presidenza nel giro di poche ore.
Al centro della contesa resta il seggio di Susan Collins, la senatrice repubblicana in carica, una corsa considerata decisiva per il controllo del Senato e che i democratici indicavano come la loro migliore occasione per conquistare un posto in più.
