Vi spieghiamo l’America di oggi con i numeri di domani.
Perché l'America non è un'oligarchia
Hillel Steinberg, 2026, Flickr, CC BY-SA 4.0
Politica interna 4 min di lettura

Perché l'America non è un'oligarchia

Su Free Press l'economista scrive che le politiche americane le decidono gli elettori e i gruppi di interesse tradizionali, non i miliardari: nemmeno Musk è riuscito a controllare il governo

L'America non è governata da un'oligarchia, cioè da un piccolo gruppo coeso di persone ricchissime che decide per tutti. Lo sostiene l'economista Tyler Cowen in un'analisi pubblicata sulla testata americana Free Press, in risposta a un argomento usato sempre più spesso dal Partito Democratico: nell'ultimo anno le email di raccolta fondi del partito hanno cominciato a incolpare i "miliardari" della rovina del paese e nelle ultime settimane i progressisti hanno rilanciato una campagna per portare la tassa sui grandi patrimoni al centro delle elezioni di metà mandato. Cowen parla di "billionaire derangement syndrome", sindrome da squilibrio da miliardari, e risponde che la maggior parte delle politiche americane la decidono gli elettori e i gruppi di interesse tradizionali, non i più ricchi.

Nella vita quotidiana gli americani hanno a che fare più con i governi statali e locali che con quello federale, scrive Cowen, e la maggior parte della spesa di questi governi risponde alla domanda degli elettori: va a scuole, strade e, sempre di più, a Medicaid, il programma sanitario pubblico per le persone a basso reddito, capitoli che non riflettono le agende dei miliardari. I rimborsi che Medicaid riconosce a ospedali e medici sono relativamente bassi e molti dei migliori medici non accettano nemmeno i suoi pazienti.

Anche nel bilancio federale le voci principali di spesa, cioè Medicare (l'assicurazione sanitaria pubblica per gli anziani), la previdenza sociale, Medicaid, la difesa e gli interessi sul debito, sono per Cowen un misto di programmi popolari e necessari, che non sono stati creati né vengono mantenuti da miliardari o oligarchi. Se c'è un argomento che circola più tra i ricchi che tra gli elettori comuni è che deficit e debito federali siano insostenibili: le élite hanno in genere la preparazione finanziaria per capire che un debito sopra i 39.000 miliardi di dollari è un problema. Ma proprio su questo punto i miliardari non hanno ottenuto nulla e i conti pubblici americani continuano a peggiorare.

Per Cowen la stessa elezione di Donald Trump nel 2016 mostra fino a che punto comandino ancora gli elettori: Trump raccolse per la campagna presidenziale molti meno soldi di Hillary Clinton e la maggior parte delle élite, comprese molte di quelle repubblicane, lo temeva, sosteneva la sua avversaria o entrambe le cose.

Gli elettori perdono invece il controllo, ammette Cowen, sulle politiche poco visibili, difficili da capire e che toccano un numero ristretto di persone: lì vincono molto spesso i gruppi di interesse, che però raramente sono composti da miliardari. Il suo collega economista Alex Tabarrok ha raccontato le pressioni degli avvocati specializzati in cause di risarcimento contro le auto a guida autonoma, forse anche perché quei veicoli sono più sicuri e generano meno cause da cui guadagnare: la maggior parte dei governi locali non ha ancora autorizzato Waymo, la principale azienda di taxi autonomi, a operare sulle proprie strade.

Gli insegnanti difendono i sindacati della categoria, gli idraulici sostengono le licenze professionali che limitano la concorrenza e i medici si oppongono alle leggi che permetterebbero agli infermieri con formazione avanzata di svolgere molte delle loro funzioni. A San Francisco è difficile costruire nuove case soprattutto perché i proprietari attuali non vogliono. A volte questi gruppi di interesse includono miliardari, ma molto spesso no, o li coinvolgono solo in minima parte.

Elon Musk, che di miliardi ne possiede diverse centinaia, è sempre più bersaglio di odio e risentimento, ma qualunque cosa si pensi di lui e delle sue idee politiche, scrive Cowen, non è riuscito a controllare le leve del governo. Il presidente Trump gli ha affidato il volto pubblico del DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa che doveva rivoluzionare l'amministrazione americana: dopo circa quattro mesi Musk era già fuori da quel ruolo, il programma era impopolare sia tra gli elettori sia in Congresso, la spesa pubblica non è diminuita e gran parte della burocrazia è rimasta al suo posto. L'unico risultato che si può attribuire all'influenza di un miliardario è il ridimensionamento di USAID, l'agenzia americana per gli aiuti allo sviluppo internazionale.

Musk ha influito molto di più sulle politiche americane con i prodotti delle sue aziende, scrive Cowen: SpaceX, la sua azienda spaziale, ha reso possibile una politica spaziale prima irrealizzabile e Starlink, la sua rete di internet satellitare, ha aiutato l'Ucraina a difendersi dalla Russia. Sono effetti della sua capacità produttiva, non delle pressioni sul governo. E il progetto di un nuovo partito per il pareggio di bilancio, di cui Musk aveva parlato per un periodo, è finito nel nulla.

Cowen riconosce che i benestanti partono avvantaggiati in politica, come in quasi tutto, e che i poveri sono svantaggiati. Le diverse classi di reddito, però, almeno all'interno di ciascun partito, la pensano in gran parte allo stesso modo, anche se i due partiti hanno visioni opposte sulla direzione del paese. Perfino Dylan Matthews, giornalista del sito progressista Vox, è arrivato alla conclusione che l'America non è un'oligarchia.

Cowen ammette anche che il presidente Trump, lui stesso miliardario, usa alcune politiche della sua amministrazione per arricchire sé e i suoi amici, per esempio vendendo a chi cerca influenza una criptovaluta legata alla famiglia, un meccanismo che definisce corrotto e un pessimo modo di governare il paese. Una cosa però è la corruzione di chi sta al potere, un'altra l'ipotesi che gli oligarchi controllino l'intero governo e ne decidano la maggior parte delle politiche. Quelle, nel bene e nel male, restano determinate dai desideri degli elettori o dai gruppi di interesse tradizionali: prendersela con i ricchissimi, conclude Cowen, è solo un altro modo di scappare dai problemi reali del paese.

Condividi
Redazione
Autore

Redazione

Seguici anche sui social

Le notizie più importanti dagli Stati Uniti, ogni giorno.