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I progressisti americani rilanciano la tassa sui grandi patrimoni
Joe Piette, 2025, Flickr, CC BY-NC-SA 2.0
Politica interna 11 min di lettura

I progressisti americani rilanciano la tassa sui grandi patrimoni

La campagna "Tax the Greedy Billionaires" vuole portare il prelievo sui super-ricchi al centro delle elezioni di metà mandato del 2026. Un sondaggio del Pew Research Center indica che l'opinione pubblica è favorevole.

Una campagna progressista vuole fare della tassa sui grandi patrimoni uno dei temi centrali delle elezioni americane di metà mandato del 2026. L'iniziativa, chiamata Tax the Greedy Billionaires, chiede ai candidati al Congresso di impegnarsi a introdurre un prelievo sui super-ricchi. A raccontarla è il Washington Post. Il caso simbolo è quello di Elon Musk, il cui patrimonio ha superato i mille miliardi di dollari dopo la quotazione in Borsa di SpaceX.

Musk è diventato uno dei simboli più evidenti di questo cambiamento. Nel primo anno della nuova Amministrazione Trump ha avuto un ruolo di primo piano nei tagli alla spesa pubblica e ai posti di lavoro federali, mentre il suo patrimonio continuava ad aumentare. "Nel momento in cui Elon Musk è diventato il primo uomo con un patrimonio da mille miliardi di dollari, dopo aver devastato il nostro governo, è evidente che dobbiamo arginare il potere senza precedenti dei super-ricchi", ha dichiarato il deputato Greg Casar, presidente del Congressional Progressive Caucus.

Ma anche la ricchezza del presidente Donald Trump è aumentata durante il mandato in una misura senza precedenti nella storia presidenziale moderna, osserva il quotidiano. Igor Volsky, direttore della campagna, sostiene che un progetto del genere sarebbe stato impensabile soltanto cinque anni fa. "Negli ultimi due anni abbiamo assistito all'esercizio spudorato di quel potere dei miliardari contro il quale molti ci mettevano in guardia da decenni", ha dichiarato al Washington Post. "È per questo che il tema è ormai entrato nello spirito del tempo".

Il piano "Five & Dime"

La proposta, nota come piano Five & Dime, prevede un'imposta del 5% sui patrimoni familiari netti superiori a 50 milioni di dollari e del 10% su quelli che superano i 250 milioni. Secondo il Tax Policy Center, centro di ricerca promosso congiuntamente dall'Urban Institute e dalla Brookings Institution, una misura di questo tipo produrrebbe entrate per 6.800 miliardi di dollari nei primi dieci anni. Le imposte sul patrimonio si scontrano tuttavia da tempo con ostacoli pratici e giuridici: la difficoltà di attribuire un valore a beni che non hanno un prezzo di mercato facilmente determinabile, il rischio di elusione e i dubbi sulla capacità di un prelievo nazionale di superare un eventuale ricorso costituzionale.

Il deputato democratico della Pennsylvania Chris Deluzio sostiene che una tassa del genere non sia mai stata tanto necessaria. I più ricchi, spiega, accrescono i propri patrimoni grazie ai rendimenti degli investimenti e ottengono liquidità attraverso prestiti garantiti dai loro stessi beni. In questo modo pagano imposte "storicamente basse, proprio mentre la quota di ricchezza detenuta dagli americani più abbienti è aumentata enormemente". "Che insegnanti, pompieri o infermieri possano avere un'aliquota effettiva superiore a quella di un milionario è una follia", ha dichiarato al quotidiano.

La richiesta di tassare maggiormente i ricchi non è nuova: da anni i democratici sostengono che i più ricchi debbano "pagare la loro giusta parte". Durante la campagna presidenziale del 2024, Kamala Harris aveva collegato la concentrazione della ricchezza alla tutela della democrazia, denunciando in particolare l'influenza esercitata sulle elezioni da miliardari come Musk. Oggi, però, l'accento è cambiato.

La nuova campagna parla meno di democrazia e insiste soprattutto sulle conseguenze concrete che la concentrazione della ricchezza produce sulla vita degli altri americani: dagli affitti sempre più elevati nelle città all'aumento dei costi sanitari. Volsky considera ormai "superata" la formula della "giusta parte" e vuole dimostrare anche ai membri più scettici del Congresso che l'opinione pubblica è molto più avanti della politica.

Midterm 2026 · Fisco e disuguaglianza

I progressisti puntano sulla patrimoniale per il voto di midterm

Una campagna chiamata Tax the Greedy Billionaires chiede ai candidati al Congresso di impegnarsi a tassare i grandi patrimoni. Il simbolo è Elon Musk, diventato il primo uomo a superare i mille miliardi di dollari.

Il patrimonio che ha riacceso il dibattito
Ricchezza di Elon Musk, giugno 2026
Oltre 0
miliardi di dollari

Primo essere umano a superare i mille miliardi, dopo la quotazione in Borsa di SpaceX. Al debutto il patrimonio ha toccato circa 1.100 miliardi.

È il simbolo su cui i progressisti vogliono costruire la campagna: una ricchezza pari a circa 20.000 volte la soglia da cui scatterebbe la nuova tassa.

La proposta

Il piano «Five & Dime»: due aliquote sui patrimoni più grandi

Un prelievo sul patrimonio netto delle famiglie più ricche, diviso in due scaglioni.

0%
5%
10%
Fino a 50 mln $nessun prelievo 50–250 mln $aliquota del 5% Oltre 250 mln $aliquota del 10%

Le aliquote si applicano solo alla parte di patrimonio che supera ciascuna soglia. Schema illustrativo, non in scala.

L’impatto sui conti pubblici

Un gettito stimato di 6.800 miliardi in dieci anni

La stima del Tax Policy Center, il centro studi di Urban Institute e Brookings.

0
miliardi di dollari di gettito nei primi dieci anni
Ma le imposte sul patrimonio si scontrano da tempo con ostacoli pratici e giuridici, che ne rendono incerta l’applicazione.
L’opinione pubblica

Sei americani su dieci sono infastiditi da chi non paga la giusta parte

Quota di adulti «molto infastiditi» dal fatto che alcuni ricchi non paghino la loro giusta parte di tasse. Sondaggio Pew Research Center, gennaio 2026.

Tutti gli adulti 0%
Elettori democratici 0%
Elettori repubblicani 0%

Tra i due schieramenti restano 40 punti di distanza.

Gli ostacoli

Perché una patrimoniale resta difficile da applicare

Tocca ogni voce per i dettagli.

Molti beni non hanno un prezzo di mercato facile da determinare, e attribuirne un valore ogni anno è complicato e contestabile.

I capitali possono spostarsi o essere occultati. È il timore di Newsom: i più ricchi potrebbero lasciare lo Stato o trasferire altrove i propri beni.

Non è chiaro se un prelievo nazionale sul patrimonio possa reggere a un eventuale ricorso davanti alla Corte Suprema.

Nonostante tutto, la campagna vuole imporre il tema già nel midterm e poi trasformarlo in uno dei terreni delle primarie democratiche per le presidenziali del 2028.
Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati Washington Post, Tax Policy Center (Urban Institute-Brookings) e Pew Research Center (sondaggio 20-26 gennaio 2026). Ricchezza di Elon Musk aggiornata a giugno 2026.

Il consenso cresce, ma i democratici restano divisi

A confermarlo è un sondaggio del Pew Research Center condotto nel gennaio 2026. Circa 6 adulti americani su 10 affermano di essere molto infastiditi dal fatto che i ricchi e le grandi aziende non paghino la loro giusta parte di imposte. Tra gli elettori democratici la quota raggiunge l'81%, contro il 41% dei repubblicani. Non tutti i democratici condividono però questa linea. Il governatore della California Gavin Newsom, ad esempio, si è opposto all'introduzione di una patrimoniale nel suo Stato, sostenendo che spingerebbe i più ricchi ad andarsene o a trasferire altrove i propri capitali, pur dichiarandosi favorevole a un prelievo su scala nazionale. Volsky ha definito la sua posizione "profondamente deludente", ma la considera un'eccezione all'interno del partito.

Sul fronte repubblicano, invece, l'opposizione rimane più netta. Durante un intervento alla Camera, la deputata della North Carolina Virginia Foxx ha accusato i democratici di diffondere "mezze verità" sul modo in cui i più ricchi pagano le imposte. Ad ogni modo Volsky va avanti per la sua strada e punta ora a imporre il tema nel dibattito politico già durante la campagna per le elezioni di metà mandato e, successivamente, a trasformarlo in uno dei principali terreni di confronto delle primarie democratiche per le presidenziali del 2028.

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