Quando il petrolio rincara, la benzina sale in fretta. Quando il greggio cala, il prezzo alla pompa scende molto più lentamente. La guerra tra Stati Uniti e Iran ne ha offerto un esempio, secondo un’analisi pubblicata ad agosto dalla Federal Reserve Bank di St. Louis. Gli autori, Michael T. Owyang e Brooke Hathhorn, stimano che, se il petrolio fosse tornato ai livelli precedenti al conflitto entro il 20 luglio e vi fosse rimasto, la benzina avrebbe impiegato circa 6 mesi per avvicinarsi a meno di 25 centesimi dal prezzo iniziale.
La guerra è cominciata il 28 febbraio. Il giorno prima, un barile di West Texas Intermediate, il greggio di riferimento quotato a Cushing, in Oklahoma, costava 66,96 dollari. Una settimana dopo, il 6 marzo, ne costava già 90,77. Anche la benzina ha cominciato a rincarare: il prezzo medio statunitense era di 2,94 dollari al gallone il 23 febbraio, era salito a 3,02 dollari una settimana dopo e aveva superato i 3,50 dollari la settimana successiva. Un gallone equivale a circa 3,8 litri.
Nei tre mesi successivi entrambi i prezzi hanno continuato a salire, anche se il greggio ha oscillato molto più della benzina. Il petrolio ha raggiunto 114,58 dollari al barile il 7 aprile, mentre la benzina ha toccato un massimo settimanale di 4,50 dollari al gallone l’11 maggio nella analisi condotta dai due.
Perché il prezzo alla pompa scende più lentamente
Dopo l’annuncio del cessate il fuoco tra Libano e Israele, il 3 giugno, e l’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto, il 17 giugno, il petrolio è sceso da 99,76 dollari al barile il 3 giugno a 69,60 dollari il 6 luglio: quasi al livello precedente alla guerra. Ma quel giorno la benzina costava ancora 3,78 dollari al gallone, ben più che a febbraio. Le ostilità sono poi riprese e il greggio è tornato a salire.
Perché questa differenza? Il prezzo alla pompa di benzina comprende 4 voci principali: greggio, raffinazione, tasse e trasporto. Secondo la Energy Information Administration, il petrolio incide per circa metà del prezzo della benzina, con differenze tra le varie zone del Paese. Anche le altre componenti possono cambiare: per questo benzina e greggio tendono a muoversi nella stessa direzione, ma non nella stessa misura.
Una regola empirica dell’agenzia stima una variazione di circa 2,4 centesimi al gallone per ogni dollaro di variazione del prezzo del barile. Il rapporto, però, cambia nel tempo, anche in base alla stagione e alla formulazione della benzina. Cambia soprattutto a seconda che il petrolio salga o scenda.
Per misurare questa differenza, Owyang e Hathhorn hanno applicato ai dati dal 21 gennaio 1991 al 7 luglio 2026 un modello che mette in relazione il prezzo del greggio con quello della benzina. Il risultato suggerisce che la benzina si adegua più rapidamente ai rincari del petrolio che ai ribassi.
Tra le possibili spiegazioni, gli autori indicano il potere di mercato dei distributori. Uno studio del 1997 ha rilevato che, dopo un rincaro del petrolio, i rivenditori alzano i prezzi per proteggere i margini, ma li riducono più lentamente quando il greggio scende. Possono incidere anche le interruzioni della filiera: se l’offerta è a rischio, le raffinerie possono aumentare i prezzi per contenere la domanda ed evitare carenze, come avvenne durante l’uragano Katrina nel 2005.
Dalla pubblicazione dell’analisi, l’instabilità nello Stretto di Hormuz ha riportato il greggio intorno ai 100 dollari al barile. Anche il gasolio ha raggiunto livelli record. Secondo i dati giornalieri dell’American Automobile Association, il 21 settembre la media nazionale del prezzo della benzina aveva raggiunto quota 4,48 dollari al gallone, vicina ai 4,56 dollari registrati il 21 maggio.
