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Usa, sorpresa a ottobre: nuovi posti di lavoro quasi tre volte in più rispetto alle attese
Foto di Clem Onojeghuo / Unsplash
Economia 21 min di lettura

Usa, sorpresa a ottobre: nuovi posti di lavoro quasi tre volte in più rispetto alle attese

Creati 165mila posti contro i 59mila previsti dagli analisti. La disoccupazione scende al 4,1% e migliorano anche i dati di agosto e settembre. Ma questo potrebbe spingere la Federal Reserve ad aumentare di nuovo i tassi di interesse.

Il Dipartimento del Lavoro ha comunicato oggi che a ottobre l'economia statunitense ha creato 165mila posti di lavoro, quasi il triplo dei 59mila previsti dagli economisti interpellati dal Wall Street Journal. Il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1%, contro il 4,2% atteso.

Sono stati rivisti al rialzo anche i dati dei due mesi precedenti: il saldo di agosto sale da 133mila a 186mila posti creati e quello di settembre da 29mila a 60mila, per un totale di 84mila posti in più rispetto alle stime precedenti. La retribuzione oraria media è nello stesso tempo aumentata dello 0,4% rispetto a settembre e del 3,1% rispetto a un anno prima, superando anche in questo caso le attese, rispettivamente dello 0,3% e del 2,9%.

Da alcuni anni economisti e responsabili della politica economica prestano maggiore attenzione al tasso di disoccupazione che alla variazione mensile del numero di occupati, un dato soggetto a forti oscillazioni, ha spiegato Justin Lahart sul Wall Street Journal. Ad accentuare questa instabilità potrebbe aver contribuito il metodo di calcolo adottato a partire dai dati di gennaio dal Bureau of Labor Statistics (BLS), l’ufficio statistico del dipartimento del Lavoro. La modifica riguarda il modello utilizzato per stimare quanti posti di lavoro vengono creati dalle nuove imprese e quanti si perdono con quelle che chiudono. L’obiettivo è ridurre l’entità delle revisioni annuali, ma il nuovo metodo potrebbe aver reso più marcate le oscillazioni da un mese all’altro.

Nel frattempo, l’invecchiamento della popolazione e le restrizioni all’immigrazione hanno ridotto la disponibilità di lavoratori, rendendo più difficile stimare quanti nuovi posti siano necessari ogni mese per mantenere stabile il tasso di disoccupazione. Quest’ultimo potrebbe quindi offrire un’indicazione più affidabile delle condizioni del mercato del lavoro: se si stia indebolendo oppure se, al contrario, le imprese facciano sempre più fatica a trovare personale.

Il rapporto sul lavoro di ottobre
L'America crea più posti del previsto, ma ai lavoratori va la fetta più piccola dal 1947
A ottobre gli Stati Uniti hanno creato 165.000 posti di lavoro, quasi il triplo delle attese, e la disoccupazione è scesa al 4,1%. Da aprile, però, i prezzi crescono più in fretta dei salari, e la quota della produzione che va a chi lavora ha toccato il minimo storico.
Posti di lavoro creati a ottobre
Previsti 59.00059.000
Creati 165.000165.000
Sondaggio WSJ Prima stima BLS
Disoccupazione4,1%attese 4,2%
Paga oraria in un anno+3,1%attese +2,9%
Posti di lavoro creati ogni mese: la parte scura è il dato comunicato la prima volta, quella chiara quanto è stato aggiunto con la revisione.
Prima stimaAggiunti con la revisione
Agosto: 186.000 posti (prima stima 133.000). Settembre: 60.000 (prima stima 29.000). Ottobre: 165.000, prima stima.
Il puntoCon le revisioni, agosto e settembre contano 84.000 posti in più di quanto comunicato in origine. Il dato di ottobre è ancora una prima stima e potrà cambiare.
Aumento in un anno della paga oraria media e dei prezzi al consumo, mese per mese nel 2026. Tocca il grafico per leggere i valori.
Mesi in cui i prezzi superano i salari
Settembre 2026: paga oraria +3,0% in un anno, prezzi +3,7%. Da aprile a settembre i prezzi sono cresciuti più dei salari in tutti i mesi.
Il puntoAl netto dell'inflazione, a settembre la paga oraria media era più bassa dello 0,7% rispetto a un anno prima. A ottobre i salari sono saliti del 3,1%; i prezzi di ottobre non sono ancora stati pubblicati.
Quota della produzione delle imprese non agricole che va in salari e contributi, dal 1947. Trascina il dito o il mouse sul grafico per scegliere un periodo.
3° trimestre 2026Su 100 dollari di produzione, ai lavoratori ne vanno
53,0
Ai lavoratori: salari e contributiAl capitale: profitti e altri redditi
Media degli ultimi quattro trimestriDato trimestraleFascia 1947–2000
La tacca ocra sulla barra indica il livello del 1947
Quota del lavoro: 65,5% nel 1947, massimo del 66,2% alla fine del 1960, minimo storico del 53,0% nel terzo trimestre del 2026.
Il puntoDal 1947 al 2000 la quota è rimasta tra il 60% e il 66%. Nel terzo trimestre del 2026 è scesa al 53,0%, il valore più basso da quando esiste la serie. È una stima preliminare: il BLS la rivedrà l'8 dicembre.
FonteBureau of Labor Statistics: rapporto sull'occupazione di ottobre 2026; Real Earnings, gennaio–settembre 2026; Productivity and Costs, 3° trimestre 2026 (stima preliminare). Attese: sondaggio Dow Jones/Wall Street Journal.
NotaLa quota del lavoro in percentuale è ricavata dall'indice pubblicato dal BLS (2017 = 100). Salari e prezzi: variazione su un anno, ultimo dato disponibile per ciascun mese.

Per la Fed resta centrale l'inflazione

Secondo l'analisi del Wall Street Journal, il dato difficilmente cambierà l'orientamento della Federal Reserve, che a settembre ha alzato i tassi per la prima volta dal 2023. La banca centrale sta concentrando, infatti, l'attenzione soprattutto sull'inflazione, che resta stabilmente sopra l'obiettivo del 2%. Per dissuaderla da un nuovo rialzo alla riunione dell'8 e 9 dicembre sarebbe servito probabilmente un brusco peggioramento del mercato del lavoro.

I vertici della Fed sono da tempo restii a dare troppo peso a un singolo rapporto sull'occupazione e oggi potrebbero esserlo ancora di più. Pesano sia l'incertezza sul numero di posti necessari a mantenere il mercato in equilibrio sia la maggiore volatilità dei dati mensili. A questi fattori si aggiunge, nella lettura del Wall Street Journal, la volontà del nuovo presidente Kevin Warsh di rendere la politica monetaria meno dipendente dalle oscillazioni dei dati di breve periodo.

Salari sotto pressione e poche opportunità per chi cerca lavoro

Secondo il Wall Street Journal, l'insoddisfazione per il mercato del lavoro e, più in generale, per l'economia potrebbe aver pesato sulle elezioni di metà mandato di questa settimana, nelle quali i democratici hanno conquistato la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. I salari hanno faticato a tenere il passo dell'aumento dei prezzi: in ciascuno dei sei mesi fino a settembre, l'inflazione annua ha infatti superato la crescita della retribuzione oraria media. A settembre, al netto dell'inflazione, la paga oraria media era inferiore dello 0,7% rispetto a un anno prima.

Nonostante la forte crescita dell’economia, continua quindi a diminuire la quota del reddito prodotto destinata a remunerare il lavoro. Proprio ieri il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che nel terzo trimestre questa quota è scesa al 53% nel settore delle imprese non agricole: il livello più basso dall’inizio della serie storica, nel 1947.

Inoltre se i licenziamenti restano pochi, lo stesso vale anche per le assunzioni. A farne le spese è soprattutto chi cerca il primo impiego, come i neolaureati. La scarsità di opportunità, insieme ai timori per gli effetti dell’intelligenza artificiale sull’occupazione, potrebbe aver contribuito al forte spostamento del voto giovanile verso i candidati democratici. Il rallentamento delle assunzioni limita anche le possibilità di chi vuole cambiare lavoro, una delle principali strade per ottenere uno stipendio più alto.

Qualche segnale di ripresa, però, comincia a emergere. All'inizio della settimana il Dipartimento del Lavoro ha comunicato che a settembre il tasso di assunzione, cioè il rapporto tra le assunzioni effettuate nel mese e il totale dei posti di lavoro, è salito dal 3,3% al 3,4%. Il dato si colloca nella parte alta dell'intervallo in cui ha oscillato negli ultimi due anni, pur senza segnare ancora una chiara svolta.

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