Perché gli appelli a salvare la democrazia non convincono gli elettori di Trump

Una ricerca tra gli elettori conservatori di Trump in Wyoming, Michigan e South Carolina: non rifiutano la democrazia, ma istituzioni che a loro avviso hanno tradito i valori fondanti del paese

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Perché gli appelli a salvare la democrazia non convincono gli elettori di Trump
Official White House Photo by Daniel Torok

Gli elettori conservatori che hanno votato Trump non pensano che l'America debba smettere di essere una democrazia: pensano che le sue istituzioni abbiano tradito i valori che le rendevano legittime. È la ragione per cui la strategia con cui molti democratici provano a riconquistarli, dipingere il presidente come una minaccia per la democrazia, finora ha fallito. Lo sostengono Katy Osborn e Scott Warren in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, basata su mesi di interviste e osservazione diretta della vita quotidiana di decine di elettori di Trump in tre contee del Wyoming, del Michigan e della South Carolina.

Il ragionamento dei critici di Trump è lineare: il 49,8 per cento di chi lo ha votato nel 2024 non avrebbe capito quanto il presidente sia ostile alla democrazia, e una volta compresa la minaccia di una deriva autoritaria si allontanerebbe da lui. Le interviste raccontano una realtà diversa. Molti di questi elettori venerano l'impianto costituzionale degli Stati Uniti, le elezioni libere, lo Stato di diritto e perfino il collegio elettorale, il sistema indiretto con cui si elegge il presidente americano. Quello che rifiutano non è la democrazia, ma istituzioni che a loro avviso si sono allontanate dai valori per cui erano nate.

Quei valori, secondo la ricerca, ruotano attorno a quattro pilastri: la fede, intesa come idea che l'autorità morale venga prima di quella politica; la famiglia, vista come nucleo primario della vita sociale; la libertà, soprattutto dall'invadenza dello Stato; e il radicamento nella comunità locale, contrapposto all'astrazione nazionale. Per gli intervistati, le istituzioni pubbliche americane hanno abbandonato questo ethos morale e per questo hanno perso legittimità. La domanda che si pongono non è se l'America debba essere una democrazia, ma se la democrazia americana sia rimasta fedele a ciò che la rende legittima.

Il dato di sfondo è il crollo della fiducia nelle istituzioni nazionali, scesa secondo i rilevamenti del Pew Research Center ai minimi storici. Gli autori legano questo crollo a un'esperienza diffusa tra le persone incontrate: scuole pubbliche, ospedali e agenzie federali che hanno deluso le aspettative, mentre chiese e organizzazioni religiose o legate ai valori comunitari hanno riempito il vuoto, offrendo assistenza e sostegno nei momenti di difficoltà. Da qui l'idea che ridare potere alle istituzioni statali suoni vuoto, e che la fiducia dei democratici nelle istituzioni appaia ingenua e senza radici morali.

Questa disillusione si è indurita in una visione del mondo che considera regole e norme democratiche sacrificabili quando non difendono ciò che per questi elettori è moralmente essenziale. Le norme, in questa lettura, sono soltanto consuetudini, il modo in cui le cose si sono sempre fatte, e quindi possono essere stravolte senza scandalo.

Resta la domanda di come persone tanto legate alla fede e alla famiglia possano votare un uomo che critica i leader religiosi e sfida molti standard etici. La risposta che emerge dalle interviste è che questi elettori non valutano Trump come un modello dei loro valori, ma come il loro difensore. Diversi intervistati gli riconoscono di aver protetto le loro comunità e il loro lavoro, in particolare nelle zone minerarie: la cancellazione delle restrizioni dell'era Biden sull'estrazione del carbone ha fatto tornare il lavoro in aree del paese che non sono riuscite o non hanno voluto convertirsi ad altro, e questo ha reso il presidente un eroe in quei territori.

La stessa logica spiega come questi elettori conciliino la loro preferenza per un governo piccolo e locale con l'uso aggressivo del potere federale da parte di Trump. Per molti, quel potere è una risposta necessaria a istituzioni ostili che avrebbero violato il loro mandato costituzionale. Quando l'FBI, la polizia federale americana, indaga su Trump, quando le agenzie governative impongono i vaccini o quando il Dipartimento dell'Istruzione, il ministero federale che incide sui programmi scolastici, interviene sui curricula locali, questi elettori ritengono che le istituzioni abbiano superato la loro autorità legittima. Reprimendo questi presunti abusi, secondo loro, Trump non infrange le regole ma difende il fondamento che le regole dovrebbero proteggere.

Da qui la conclusione degli autori: gli attivisti che vogliono difendere la democrazia americana dalle spinte autoritarie stanno seguendo una strategia destinata a fallire. Difendono processi democratici astratti, norme e procedure, dando per scontato che tutti li considerino legittimi e degni di essere salvati. Ma quell'argomento non fa presa su chi è convinto che proprio quelle norme abbiano abbandonato i valori fondamentali del paese. Pochi vogliono preservare un sistema che ritengono abbia smesso da tempo di servire al suo scopo.

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