Il memoir religioso di J.D. Vance e la fede che lo assolve

Il vicepresidente racconta la sua conversione al cattolicesimo sul modello di Sant'Agostino, ma dal libro emerge un uomo che non dubita mai di sé.

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Il memoir religioso di J.D. Vance e la fede che lo assolve
Vicepresident

J.D. Vance, vicepresidente degli Stati Uniti, ha pubblicato un nuovo libro di memorie intitolato Communion, in cui racconta la propria conversione al cattolicesimo. Le 304 pagine ricalcano la forma delle Confessioni di Sant'Agostino, il testo con cui il santo descrisse il proprio tormento e la svolta verso Dio. Ma secondo un'analisi pubblicata su New York Magazine e firmata da Sarah Jones, dal libro emerge un uomo che non dubita mai di sé e che adotta una fede capace soltanto di confermarlo.

Il percorso religioso di Vance corre parallelo alla sua ascesa pubblica, da un'infanzia operaia al successo del libro Hillbilly Elegy, fino al Senato e alla vicepresidenza. La "fede conflittuale" ereditata dal padre, un uomo immerso nelle guerre culturali e nelle profezie bibliche, lascia il posto all'ateismo, che a sua volta cede al cattolicesimo. A differenza di Sant'Agostino, che rinunciò ai propri obiettivi mondani, Vance non abbandona mai le sue ambizioni e le trasforma in potere.

Nel libro Vance riconosce che molto di ciò che lo attirava nella vita di intellettuale pubblico era il prestigio. Ammette che fare l'opinionista "paga incredibilmente bene", anche se dice di aver apprezzato soprattutto la flessibilità. Quando, dopo la vittoria di Trump nel 2016, va in televisione in prima serata, prova disprezzo per il clima di lutto nella redazione e per le persone in lacrime. Anni prima aveva considerato quelle stesse persone "sensate e razionali", scrive, e i credenti come suo padre degli irrazionali. Poi ha cambiato giudizio.

Furono determinanti per la sua conversione una conferenza tenuta da Peter Thiel, il miliardario che fu tra i suoi primi finanziatori, e la lettura del filosofo René Girard. Vance racconta del padre che rifiutò la chemioterapia per un tumore all'esofago, convinto che Dio lo avrebbe guarito. "Dio non lo ha guarito. È morto pochi giorni dopo", scrive nel libro. Alla moglie Usha, che non è credente, ha detto con ammirazione che ha "il più grande divario tra ambizione e capacità" che abbia mai visto in una persona.

Il dettaglio più rivelatore riguarda il rapporto con il papa. In un saggio pubblicato anni fa sulla rivista cattolica The Lamp, Vance aveva scritto che troppi cattolici americani non mostravano la dovuta deferenza al papato, trattando il pontefice come una figura politica da criticare o lodare a piacimento. In Communion la frase cambia: ora scrive che troppi cattolici trattano il papa come una figura politica e dovrebbero invece tenere una rispettosa distanza dalle vicende vaticane. La deferenza è sparita.

Nel frattempo Vance è diventato vicepresidente e ha attirato l'ostilità del Vaticano. Papa Francesco era stato un critico delle politiche migratorie di Trump e di Vance in particolare, ma il libro omette questi dettagli e molto altro. Non si trova traccia di quando Vance accusò falsamente gli immigrati haitiani di Springfield, in Ohio, di mangiare cani e gatti, dichiarazioni che scatenarono un'ondata di odio e una serie di minacce di bombe. Non si parla dei bambini migranti che in un centro di detenzione in Texas hanno trovato muffa e vermi nel cibo, né di Nurul Amin Shah Alam, un rifugiato rohingya cieco abbandonato dalla polizia di frontiera davanti a un locale chiuso a Buffalo, dove vagò per giorni fino a morire per la rottura di un'ulcera. Vance loda Elon Musk per i posti di lavoro portati negli Stati Uniti, ma tace sul DOGE, il dipartimento per l'efficienza governativa, e sullo smantellamento di USAID, l'agenzia americana per gli aiuti allo sviluppo.

Una sola volta, nel libro, Vance ammette un errore: la frase sulle "donne single con i gatti" a cui aveva attribuito il declino degli Stati Uniti. La definisce "una sciocchezza", ma sostiene che aveva indebolito il punto giusto che voleva esprimere, cioè che la società americana è diventata ostile a chi vuole avere figli. Dice di non temere la propria morte fisica, ma solo la fine della sua civiltà. "Temo di lasciare ai miei figli un mondo in cui le persone non visitano più le tombe dei loro antenati", scrive. La conclusione dell'analisi è che in Communion non c'è alcuna trasformazione, perché Vance si attribuisce sempre ragione e non mette mai in discussione il proprio merito.

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