A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, alcuni agenti dell'FBI temono ora di ricevere l'ordine di sequestrare apparecchiature elettorali o di compiere altre azioni capaci di compromettere il voto e lo scrutinio. Lo hanno riferito a MS NOW, l'emittente televisiva precedentemente nota come MSNBC, sette persone a conoscenza delle discussioni interne. Secondo funzionari ed ex funzionari dell'agenzia, le recenti iniziative dell'Amministrazione Trump mirerebbero a seminare dubbi sulla regolarità delle elezioni. Alcuni agenti temono quindi di dover eseguire ordini di dubbia legittimità per indagare su accuse di brogli scarsamente fondate.
"Sono preoccupato da questa situazione, certo", ha detto a MS NOW un agente FBI in servizio. "Abbiamo tutte le prove che ci servono per aspettarci che almeno un procuratore federale e un agente dell'FBI siano disposti ad avallare azioni del genere, come in Georgia e in Arizona".
La sezione 592 del titolo 18 del codice federale vieta ai funzionari federali di dispiegare o mantenere "truppe o uomini armati" nei luoghi in cui si svolgono le elezioni, salvo che siano necessari a respingere "nemici armati degli Stati Uniti". La violazione è punibile con una pena detentiva fino a cinque anni. Il timore è che il Dipartimento di Giustizia possa ottenere mandati basati su accuse deboli o pretestuose e usarli per giustificare sequestri di schede o apparecchiature. La norma, tuttavia, non prevede un'eccezione al divieto per il solo fatto che gli agenti debbano eseguire un mandato.
Secondo gli esperti legali citati da MS NOW, simili operazioni potrebbero impedire agli elettori di votare e ai funzionari di completare lo scrutinio. Potrebbero inoltre compromettere la catena di custodia, cioè l'insieme di controlli e registrazioni che permette di ricostruire chi abbia avuto accesso al materiale elettorale e di verificarne l'integrità. Il precedente più citato riguarda la contea di Fulton, in Georgia. A gennaio l'FBI vi ha sequestrato schede elettorali sulla base di un mandato fondato in gran parte su accuse di brogli nelle presidenziali del 2020 già smentite. A marzo l'agenzia ha acquisito anche registri elettronici e apparecchiature utilizzati nella verifica del voto del 2020 promossa dai repubblicani nella contea di Maricopa, in Arizona. In quel caso, un gran giurì federale aveva ordinato al Senato statale di consegnare il materiale. Nessuna delle due operazioni ha finora portato a incriminazioni.
A luglio MS NOW aveva riferito che due analisti dell'FBI di Atlanta erano stati licenziati per essersi rifiutati di partecipare all'indagine sulle elezioni del 2020 da cui era scaturito il sequestro delle schede di Fulton. Rob D'Amico, ex agente con incarichi di supervisione e collaboratore dell'emittente, teme che l'FBI possa ora diventare lo strumento dell'amministrazione per sequestrare apparecchiature elettorali o eseguire mandati fondati su presupposti dubbi. "Il mandato di Fulton ha dimostrato che chi mette in discussione queste mosse viene rimosso e molti lo sono già stati", ha detto.
Le dichiarazioni dei vertici e il caso California
Il Procuratore Generale Todd Blanche ha recentemente rifiutato di escludere interventi del Dipartimento di Giustizia dopo il voto. La settimana scorsa ha lasciato aperta la possibilità di iniziative volte a impedire agli Stati di certificare i risultati. Pur affermando di non voler "interferire impropriamente con le elezioni" e di non avere in programma azioni per bloccare la certificazione, ha spiegato di non poter prevedere ogni scenario. In precedenza si era anche chiesto pubblicamente perché l'invio di agenti dell'immigrazione ai seggi dovesse essere un problema.
Durante un'audizione dinanzi alla Commissione Giustizia del Senato, a settembre, il senatore democratico Richard Blumenthal aveva chiesto al direttore dell'FBI Kash Patel se mandare agenti ai seggi avrebbe violato la legge. "Non so se sia legalmente vietato farlo", aveva risposto Patel. Il direttore aveva spiegato che agenti e analisti avrebbero lavorato alla sicurezza elettorale dalle sedi locali dell'FBI, senza però escludere interventi ai seggi in caso di violazioni di legge.
Nella stessa audizione del 15 settembre, però, Patel aveva assunto un impegno diverso: rispondendo al senatore democratico Alex Padilla, aveva assicurato che l'FBI non avrebbe sequestrato schede, macchine per il voto o altro materiale elettorale prima della certificazione dei risultati. In una lettera del 15 ottobre, Padilla e altri senatori democratici hanno chiesto a Blanche di estendere esplicitamente quell'impegno all'intero Dipartimento di Giustizia.
Un'ulteriore precisazione è arrivata nella tarda serata di mercoledì 28 ottobre. In un atto depositato in una causa promossa dall'organizzazione per i diritti civili NAACP, il Dipartimento di Giustizia ha dichiarato che nessun dipendente dell'FBI o dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, farà parte delle squadre di osservatori elettorali. Gli osservatori, ha aggiunto, saranno disarmati e non eserciteranno funzioni di polizia durante il monitoraggio. La dichiarazione riguarda dunque questo incarico specifico.
Ad alimentare le preoccupazioni contribuisce però anche la causa intentata dallo stesso Dipartimento di Giustizia contro la California. Il 15 ottobre il governo ha chiesto di accantonare, senza contarle, le schede postali eventualmente restituite da circa 20.000 iscritti alle liste elettorali, sostenendo che fossero "probabilmente non cittadini". Le verifiche preliminari delle autorità locali hanno però rilevato numerose incongruenze: tra gli iscritti segnalati figuravano anche persone con luogo di nascita negli Stati Uniti, mentre molte registrazioni risultavano inattive o cancellate.
Mercoledì 28 ottobre un giudice federale ha respinto la richiesta urgente del governo di separare quelle schede e impedirne il conteggio. Già il 26 ottobre la Corte d'Appello aveva respinto un precedente tentativo dell'amministrazione di ottenere il provvedimento senza attendere una decisione del giudice di primo grado. In un atto depositato nell'ambito della propria causa contro il Dipartimento di Giustizia, il Comitato Nazionale Democratico aveva indicato l'iniziativa sulla California come il segnale della possibilità di sequestri di schede elettorali legalmente votate.
Le contromisure degli Stati e le regole di non interferenza
Molti Stati si stanno preparando a evitare che si ripeta un caso come quello di Fulton. Un Procuratore Generale statale, che ha chiesto l'anonimato, ha scritto ai giudici federali competenti per il suo Stato chiedendo di poter presentare le proprie osservazioni prima dell'emissione di qualsiasi mandato relativo a schede o apparecchiature elettorali. Nella lettera sostiene che queste richieste non presentino un'urgenza tale da giustificare una decisione senza prima ascoltare le autorità statali.
Secondo due persone che lavorano con i responsabili elettorali degli Stati, da mesi gli amministratori stanno simulando scenari che in passato non avevano preso in considerazione: come reagire se agenti federali si presentassero ai seggi, se un responsabile elettorale venisse arrestato o se un'irruzione imponesse di chiudere un seggio e sostituirlo con una postazione mobile.
Martedì 27 ottobre la procuratrice generale di New York Letitia James ha ricordato che le norme statali e federali vietano la presenza di militari e agenti federali armati ai seggi, invitando gli elettori a segnalare qualsiasi intimidazione o interferenza. Anche le organizzazioni impegnate nella tutela del voto stanno intanto predisponendo canali di consulenza per gli agenti che temono di ricevere ordini illegali o contrari all'etica professionale.
Le preoccupazioni avvicinano così ambienti tradizionalmente distanti: agenti federali, descritti nell'articolo come generalmente orientati a destra, e associazioni progressiste. Un ex agente con incarichi di responsabilità ricorda che in passato l'FBI era "estremamente attenta a non avvicinarsi ai seggi", tanto da chiedere al personale di andare a votare senza armi, "perché non ci fosse mai il minimo sentore di attività federale vicino a un seggio". Il suo timore è che eventuali interventi servano a creare confusione e a ostacolare la proclamazione di risultati sgraditi: "Temo che metteranno in dubbio i risultati, terranno gli Stati impegnati in cause e cercheranno di ritardare la certificazione".
