L’Ucraina ha ripreso a colpire le raffinerie russe dopo tre giorni di pausa, mentre si inasprisce sempre di più lo scontro tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il suo omologo statunitense Donald Trump. Nella notte tra il 14 e il 15 ottobre è stata attaccata la raffineria Rosneft di Ryazan, circa 300 km a sud-est di Mosca. “Il divieto è revocato. Ne abbiamo abbastanza”, aveva dichiarato in precedenza il presidente ucraino in un’intervista al Financial Times.
Kyiv aveva sospeso i raid su richiesta di Trump, che l’11 ottobre aveva annunciato una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche dei due Paesi. Secondo Zelensky, però, Mosca ha continuato a bombardare la rete energetica ucraina nonostante questo annuncio, senza alcuna reazione da parte della Casa Bianca. Nell’ultima settimana, ha aggiunto il presidente ucraino, gli attacchi russi avevano causato la morte di circa 100 civili ucraini.
Il Ministero della Difesa russo ha dichiarato che contro la raffineria di Ryazan sono stati lanciati 69 droni e 4 missili cruise Flamingo. Secondo Mosca, sono stati tutti abbattuti, ma la caduta dei detriti ha provocato un incendio. Il governatore della regione, Pavel Malkov, ha riferito che i danni sono ancora in corso di valutazione e che è stato colpito anche il magazzino di un’altra azienda. In città sono state sospese le lezioni in 14 scuole e 25 asili.
Un alto funzionario ucraino ha confermato all’Associated Press, a condizione di restare anonimo, che l’attacco è stato condotto da Kyiv. L’impianto contribuisce a rifornire Mosca e rappresenta circa il 5% dell’attività di raffinazione russa. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha comunque minimizzato l’annuncio di Zelensky: secondo la versione russa, l’Ucraina non ha mai rispettato la moratoria e dunque “non c’è niente di nuovo”.
Ma Zelensky ha rivolto accuse anche agli Stati Uniti. Proprio durante la pausa, ha detto, le Forze Armate ucraine non hanno ricevuto da Washington gli allarmi sui lanci di missili balistici russi. Nello stesso periodo è stato, inoltre, temporaneamente rallentato il collegamento dei droni ucraini a Starshield, il servizio satellitare militare di SpaceX finanziato dal Pentagono. Su queste restrizioni il senatore repubblicano Thom Tillis ha chiesto un’indagine all’ispettore generale del Dipartimento della Difesa.
Gli Stati Uniti avevano avvertito Kyiv che avrebbero iniziato a limitare la condivisione dell’intelligence se l’Ucraina avesse continuato a colpire le raffinerie. Secondo Zelensky, Washington ha poi attribuito le mancate informazioni a problemi tecnici. “Non era un problema tecnico, era mancanza di volontà. Sapevano benissimo quello che stavano facendo”, ha dichiarato Zelensky. Trump ha invece negato di aver interrotto il flusso di informazioni: “Li stiamo aiutando”, ha detto ai giornalisti.
Secondo il Wall Street Journal, il nuovo scontro tra i due presidenti risale all’incontro di settembre a New York, a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU. In quell’occasione Trump chiese a Zelensky proprio di fermarsi di colpire le raffinerie russe. Da allora Washington avrebbe sollecitato Kyiv a fermarsi circa 6 volte, mentre l’atteggiamento del presidente statunitense nei confronti di quello ucraino diventava sempre più freddo.
Zelensky si era poi detto disposto a sospendere gli attacchi alle raffinerie anche se la Russia continuava a bombardare l’Ucraina, a patto che gli Stati Uniti forniscano in cambio altri missili intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot. "È la condizione minima", aveva spiegato, per fermare gli attacchi. Tuttavia, il presidente ucraino teme anche che lo stop ai raid possa favorire nuove intese energetiche tra Washington e Mosca, garantendo al Cremlino altre entrate con cui finanziare la guerra. “La domanda è solo quando arriverà il prossimo accordo. Forse riguarderà il gas. Molto probabilmente proprio il gas”, ha detto.
La linea di Trump sta incontrando resistenze anche negli Stati Uniti. Keith Kellogg, ex inviato del presidente per l’Ucraina, ha sostenuto la prosecuzione degli attacchi ucraini in un’intervista a Fox News, distinguendo gli obiettivi militari e industriali colpiti dagli ucraini dalle infrastrutture civili bombardate dalla Russia. Secondo Kellogg, l’offerta russa di fornire gasolio ai mercati internazionali potrebbe servire proprio ad allentare la pressione sulle raffinerie di Mosca.
Gli europei sostengono Kyiv, ma chiedono di moderare i toni
Le dichiarazioni dei leader europei a Bruxelles sostengono in gran parte la decisione ucraina di riprendere i raid e criticano l’accordo di Trump sul gasolio russo. Zelensky è arrivato nella capitale belga giovedì 15 ottobre, per un incontro con il Segretario Generale della NATO Mark Rutte. Il presidente ucraino ha anche avuto un colloquio con il suo omologo francese Emmanuel Macron, che ha ribadito la necessità di fornire all’Ucraina tutti i mezzi per proteggere la popolazione e le infrastrutture.
Il confronto con i leader dell’Unione Europea è previsto per oggi. Secondo il Financial Times, però, gli europei intendono però chiedere a Zelensky di moderare le critiche pubbliche a Trump: temono, infatti, che dichiarazioni sempre più dure possano compromettere ulteriormente i rapporti, già molto tesi, tra Washington e Kyiv.
A preoccupare le capitali europee sono soprattutto alcuni passaggi dell’intervista al quotidiano britannico. Zelensky ha criticato l’accordo con cui Trump ha autorizzato l’importazione di gasolio russo e ha sostenuto che il presidente americano prediliga gli autocrati e le persone molto ricche. “Dichiara apertamente e a gran voce di amare e rispettare queste persone. Secondo lui, se una persona riesce a restare al potere per 20, 30 o 40 anni, vuol dire che ha un potere enorme”, ha detto. Ha poi definito Putin “il vero male”, chiedendosi come Trump possa essergli amico. “Potrebbe essere vero, ma non tutto va detto ad alta voce”, ha commentato una delle fonti europee sentite dal Financial Times.
Tra le dichiarazioni più nette a sostegno di Kyiv ci sono state quelle del primo ministro estone Kristen Michal. “Prima saranno ridotte in briciole tutte le raffinerie russe e la capacità della Russia di vendere energia, meglio sarà, perché è così che la Russia sta finanziando la sua guerra”, ha detto. Riferendosi agli Stati Uniti, ha aggiunto che “a volte anche i buoni amici hanno bisogno che qualcuno ricordi loro cosa è giusto”.
Anche Kaja Kallas, alta rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, ha definito le raffinerie obiettivi legittimi, perché “la maggior parte dei fondi della Russia per la guerra arriva proprio dai ricavi del petrolio”. Molti leader europei hanno anche contestato l’allentamento delle sanzioni americane sul gasolio russo, previsto fino al 7 aprile 2027. “Questo ridicolo accordo sul diesel non avrà alcun effetto sui prezzi del mercato mondiale. Riempie però le casse di guerra di Putin, quindi è davvero una pessima scelta da parte di Trump e farebbe meglio ad abbandonarlo”, ha dichiarato il primo ministro olandese Rob Jetten.
La bozza delle conclusioni del vertice esprime rammarico per la decisione americana, anche se il testo è ancora provvisorio: la versione definitiva è attesa al termine del Consiglio Europeo. L’accordo è stato contestato anche a Washington da dodici senatori di entrambi i partiti. A distinguersi dal resto dei leader è stato invece il primo ministro bulgaro Rumen Radev, che ha difeso l’intesa tra Trump e Putin sul gasolio e ha preso le distanze dalla posizione ucraina: “Non sostengo gli attacchi contro nessuna raffineria”.
Alle tensioni diplomatiche si aggiungono le pressioni sul futuro politico di Zelensky. Giovedì Elon Musk ha commentato su X il messaggio di un utente secondo cui il presidente ucraino temerebbe la fine della guerra e le elezioni perché, in caso di sconfitta, rischierebbe un processo. “E così il massacro continua… È ora che Zelensky se ne vada via”, ha scritto il fondatore di SpaceX. Il 10 ottobre Trump aveva già detto che per l’Ucraina è arrivato il momento di scegliere un nuovo presidente, capace di concludere un accordo con la Russia.
Da parte sua, Zelensky si è detto pronto a tenere le elezioni solo se Mosca accettasse un cessate il fuoco completo di due mesi, il tempo minimo che ritiene necessario per svolgere una campagna elettorale in sicurezza. Il Cremlino ha invece offerto di sospendere gli attacchi soltanto il giorno del voto. Secondo Peskov, i 60 giorni di tregua servirebbero a Zelensky per “raccogliere le forze, curare le sue ferite e continuare la guerra”.
Le ultime presidenziali ucraine si sono svolte nel 2019. Quelle previste per marzo 2024 non si sono tenute perché la legge marziale, in vigore dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, blocca la tenuta delle elezioni. Per questo motivo, Vladimir Putin sostiene da tempo che Zelensky non sia più un presidente legittimo e che, di conseguenza, non possa firmare un accordo di pace. La Costituzione ucraina prevede però che il presidente continui a esercitare le proprie funzioni fino all’insediamento del successore.
Lo scontro sui beni russi congelati
La distanza tra Washington e gli alleati europei riguarda anche il futuro dei beni russi congelati dopo l’inizio dell'invasione russa. Steve Witkoff e Jared Kushner, gli inviati di Trump per i negoziati sull’Ucraina, hanno, infatti, proposto ai Paesi europei di sbloccarne una parte e trasferirla a un organismo gestito dagli Stati Uniti. Lo ha rivelato il Financial Times, citando quattro persone informate sui colloqui.
La proposta sarebbe stata presentata durante il recente incontro del 9 ottobre a Miami, al quale partecipavano rappresentanti di Ucraina, Francia, Germania, Regno Unito, Unione Europea e NATO. Gli europei, però, l’hanno respinta, opponendosi sia alla cessione del controllo di quei beni sia alla restituzione di una parte delle risorse a Mosca. “Gli è stato detto che semplicemente non accadrà”, ha raccontato al quotidiano una delle fonti.
Giovedì il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha ribadito pubblicamente questa posizione: le risorse russe congelate in Europa devono restare sotto il controllo europeo e spetta solo agli europei decidere come utilizzarle. Secondo un funzionario americano, la questione è stata affrontata nell’ambito di un possibile accordo di pace complessivo. La proposta, pur respinta, ha allarmato gli europei e Kyiv, perché conferma le divergenze con l’Amministrazione Trump su come esercitare pressione su Mosca.
A Miami, secondo Reuters, Witkoff e Kushner avevano spiegato agli ucraini che anche l’accordo sul gasolio russo serviva a riportare la Russia al tavolo delle trattative e Trump lo aveva annunciato proprio mentre la delegazione di Kyiv era ancora in Florida.
Pochi giorni fa il New York Times aveva riferito che, a fine settembre, gli Stati Uniti avevano offerto alla Russia tre incentivi economici per convincerla ad accettare una tregua parziale, limitata alle infrastrutture energetiche o alle operazioni in mare: lo sblocco di una parte dei beni congelati, la vendita di una quota della compagnia petrolifera Lukoil a investitori mediorientali e il via libera alle esportazioni di potassio dalla Bielorussia. Secondo il quotidiano, questi benefici sarebbero stati concessi in anticipo in cambio della tregua, senza neppure attendere che entrasse in vigore.
Dopo l’inizio dell'invasione russa dell’Ucraina, i Paesi occidentali hanno congelato circa 260 miliardi di euro della Banca Centrale Russa. Circa 190 miliardi sono custoditi in Belgio presso Euroclear, una società che gestisce la custodia dei titoli finanziari e il regolamento delle relative operazioni. I rendimenti generati da queste risorse contribuiscono a rimborsare il prestito del G7 all’Ucraina da 50 miliardi di dollari.
Nel dicembre 2025 l’Unione Europea ha rafforzato il blocco con un regolamento che vieta il trasferimento, diretto o indiretto, alla Russia delle risorse della sua banca centrale. La misura è giuridicamente temporanea, ma non ha una scadenza prestabilita: resterà, infatti, in vigore a tempo indeterminato poiché l'eventuale restituzione dei fondi permetterebbe a Mosca di continuare a finanziare la guerra e comporterebbe gravi rischi economici per l’Unione. A tutto questo si affianca l’impegno politico europeo a mantenerli congelati finché la Russia non avrà posto fine all’aggressione e risarcito interamente l’Ucraina per i danni causati dalla guerra.
L’Unione Europea non ha però utilizzato direttamente questo capitale per finanziare Kyiv. Di fronte alle obiezioni del Belgio, nel dicembre 2025 i leader hanno scelto la via di un prestito comune da 90 miliardi di euro per il 2026 e il 2027.
L’accordo sul gasolio e le possibili aperture alla flotta ombra
È in questo quadro che si inseriscono i timori di Zelensky sull’intesa annunciata da Trump il 9 ottobre, dopo una telefonata con Putin, per portare gasolio russo negli Stati Uniti e sui mercati mondiali. La prima consegna, annunciata per ottobre, ammonta a 300.000 tonnellate, pari a circa 2,25 milioni di barili. Per fare un confronto, gli Stati Uniti consumano circa 3,8 milioni di barili di gasolio al giorno: il carico equivale quindi a meno di una giornata di consumi americani. Anche per questo motivo, questa settimana il prezzo del gasolio negli Stati Uniti è subito tornato sopra il livello precedente all’annuncio.
Mercoledì Reuters ha però riferito che l’Amministrazione Trump sta valutando anche un possibile allentamento delle sanzioni contro le petroliere della cosiddetta flotta ombra, utilizzate per trasportare petrolio e derivati dalla Russia e da altri Paesi aggirando le restrizioni occidentali. Le navi potrebbero essere nuovamente autorizzate a trasportare carichi non soggetti a sanzioni americane. L’obiettivo di questa mossa sarebbe cercare di ridurre i costi del trasporto marittimo, saliti a livelli record a causa delle guerre in Iran e in Ucraina.
L’eventuale autorizzazione non si estenderebbe, però, al trasporto di petrolio russo. Il Dipartimento dell’Energia americano ha infatti promesso che l'eventuale approvazione della misura non aiuterà in alcun modo Mosca a vendere il proprio greggio.
