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Dodici senatori bipartisan contro l’accordo sul diesel russo: “Un regalo a Putin”
Illustrazione generata con l'intelligenza artificiale.
Politica estera 3 min di lettura

Dodici senatori bipartisan contro l’accordo sul diesel russo: “Un regalo a Putin”

Sei senatori repubblicani, tra cui McConnell e Cornyn, e sei democratici chiedono a Trump di ritirarsi dall'intesa con Putin. Mosca intanto rifiuta di negoziare e un bombardamento su Zaporizhzhia causa la morte di 23 persone.

Dodici senatori bipartisan, sei repubblicani e sei democratici, hanno chiesto al presidente Donald Trump di revocare l'accordo con Vladimir Putin che sospende le sanzioni sul diesel russo. In una lettera ottenuta da Axios e promossa dal democratico Richard Blumenthal, definiscono l'intesa "un tradimento del popolo ucraino" e "un regalo al nostro avversario", sostenendo che "non produrrà risultati giusti né porterà benefici agli americani".

I firmatari repubblicani sono l'ex leader del partito al Senato Mitch McConnell, John Cornyn, Thom Tillis, Susan Collins, Lisa Murkowski e Alan Armstrong. Per i democratici, oltre a Richard Blumenthal, hanno firmato Jeanne Shaheen, Dick Durbin, Sheldon Whitehouse, Jack Reed e Chris Coons. L'elenco completo è confermato dal comunicato pubblicato sul sito della Commissione Esteri del Senato.

Trump ha annunciato l'accordo la settimana scorsa per alleviare la crisi del gasolio, i cui prezzi record pesano su famiglie e imprese a tre settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre. L'intesa prevede che Mosca immetta sul mercato fino a 4,8 milioni di tonnellate di diesel, circa 36 milioni di barili. La licenza del Dipartimento del Tesoro autorizza le operazioni di vendita, consegna e importazione del carburante russo fino al 7 aprile 2027.

Secondo i senatori, però, il ritorno del diesel russo sui mercati mondiali "offrirà un sollievo limitato o nullo agli americani", mentre i ricavi "finanzieranno senza dubbio" la guerra di Mosca e ne rafforzeranno la cooperazione militare con Cina, Iran e Corea del Nord. Anche diversi analisti dubitano che le quantità annunciate possano ridurre sensibilmente i prezzi. Ciò nonostante, martedì Trump ha difeso l'intesa, spiegando che il gasolio non è destinato agli Stati Uniti, ma "sarà immesso sul mercato mondiale, perché il mondo soffre per i prezzi alti".

I firmatari chiedono invece di aumentare la pressione economica su Mosca, applicando la legge sulle sanzioni intitolata al defunto senatore Lindsey Graham e firmata da Trump il mese scorso. Il Senato l'aveva approvata con una maggioranza sufficiente a superare un eventuale veto presidenziale. La legge, tuttavia, permette al presidente di sospenderne le disposizioni principali per motivi di sicurezza nazionale: secondo il New York Times, Trump dovrà ricorrere a questa facoltà per consentire l'attuazione dell'accordo. Il termine per applicare le nuove misure è il 18 ottobre.

Ma anche alla Camera dei Rappresentanti cresce sempre di più l'opposizione a questo accordo. Il deputato repubblicano Brian Fitzpatrick ha già annunciato una raccolta di firme per obbligare l'aula a votare un provvedimento che blocchi gli acquisti di petrolio russo. Il collega di partito Don Bacon ha già detto che aderirà.

Le concessioni a Mosca e la pressione su Kyiv

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito, in una intervista concessa ad Axios, l'accordo "un regalo di compleanno per Putin". Secondo il New York Times, l'intesa è solo l'ultima di una serie di concessioni americane al Cremlino, senza pretendere nulla in cambio. Negli stessi giorni Trump ha chiesto pubblicamente un nuovo presidente per l'Ucraina e ha fatto pressione su Kyiv perché interrompesse gli attacchi contro le raffinerie russe.

Secondo Axios, Trump avrebbe deciso di concludere l'accordo proprio perché l'Ucraina aveva continuato a colpire quegli impianti nonostante le richieste di Washington. Gli attacchi hanno contribuito all'aumento dei prezzi dei carburanti, ma hanno anche pesantemente danneggiato l'economia russa: nei primi tre trimestri dell'anno le entrate fiscali di Mosca da petrolio e gas sono diminuite del 17% rispetto allo stesso periodo del 2025.

A queste concessioni non sono corrisposte però aperture russe sui negoziati. Pochi minuti dopo l'annuncio dell'accordo, ricostruisce il New York Times, il Cremlino ha ribadito che Putin non intende per ora negoziare con l'Ucraina, perché ancora irritato dagli attacchi ucraini durante le elezioni parlamentari russe del mese scorso. Il giorno successivo, il 10 ottobre, un bombardamento russo su edifici residenziali a Zaporizhzhia ha ucciso 23 persone, tra cui 4 bambini, secondo il bilancio aggiornato confermato a Ukrainska Pravda dalla portavoce locale del Servizio di Emergenza ucraino.

Anche la "tregua energetica" annunciata da Trump domenica avrebbe una portata ben più limitata di quella auspicata da Kyiv. Secondo il New York Times, riguarderebbe soltanto gli attacchi alle raffinerie dei due Paesi. L'Ucraina, però, ha una sola grande raffineria, in gran parte già fuori uso dal 2022 a causa dei bombardamenti russi. Kyiv chiedeva invece di fermare tutti gli attacchi contro tutte le infrastrutture energetiche in vista dell'inverno.

"Il presidente degli Stati Uniti è concentrato su una cosa sola: se stesso e la sua lettura del mondo", ha detto al New York Times Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center. Secondo l'analista, nella visione di Trump la guerra contro l'Iran non avrebbe alcun ruolo nella crisi del diesel, mentre la stragrande maggioranza degli esperti indica proprio il conflitto nel Golfo come la causa principale dei rincari. Da qui, secondo Gabuev, la ricerca di "una soluzione magica" con un interlocutore verso cui Trump è ben disposto: Putin.

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