Donald Trump ha annunciato oggi a sorpresa che Russia e Ucraina hanno accettato un "cessate il fuoco energetico", ovvero uno stop reciproco agli attacchi contro le infrastrutture energetiche, dalle raffinerie alla rete elettrica. "Con effetto immediato, è stato raggiunto un accordo per un cessate il fuoco sull'energia nella guerra tra Russia e Ucraina. Entrambe le parti lo hanno accettato. Non violatelo!", ha scritto il presidente su Truth Social, senza fornire altri dettagli.
Ma subito dopo l'annuncio, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto ad Axios di aver appreso dell'intesa solo dall'annuncio di Trump, pur ribadendo la propria disponibilità ad accettarlo: "Se i russi sono d'accordo con un cessate il fuoco energetico, l'Ucraina accetterà". Poi ha però aggiunto: "Se il presidente Trump lo ha negoziato con Putin, ci dica quando inizierà questa tregua. Noi siamo pronti e lo accetteremo".
Anche altre dichiarazioni provenienti da Kyiv confermano che le autorità ucraine attendono ancora chiarimenti su questo annuncio. Un alto funzionario vicino a Zelensky ha detto al Financial Times che l'Ucraina "non ha informazioni" sull'accordo e che "nessuno ne ha sentito parlare". "In questo momento i nostri team stanno ripristinando le forniture di elettricità e acqua a Kyiv", ha spiegato, riferendosi ai danni degli ultimi bombardamenti russi.
NEW: Ukraine has no information as of now about Trump’s proclaimed energy ceasefire. “Just now our repair teams are restoring electricity and water supplies in Kyiv [after Russian strikes moments ago],” a senior Ukrianian official close to President Zelenskyy tells @FT. “Nobody… https://t.co/VrzuqdxH7k
— Christopher Miller (@ChristopherJM) October 11, 2026
Da parte sua Mosca non ha confermato l'intesa. Se venisse confermata, però, una tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche rappresenterebbe una svolta diplomatica importante alla vigilia dell'inverno. Trump aveva già annunciato in precedenza una tregua simile il 14 settembre, scrivendo che "l'Ucraina ha accettato di non colpire le infrastrutture energetiche russe" e che "la Russia ha accettato di fare lo stesso". Nessuna delle due parti aveva successivamente confermato di aver raggiunto un accordo e gli attacchi erano proseguiti su entrambi i fronti.
Il Financial Times aveva poi scritto che il presidente aveva annunciato prematuramente un'intesa ancora da raggiungere. Secondo le fonti del quotidiano a conoscenza della posizione del Cremlino, Vladimir Putin non intendeva fermare gli attacchi prima dell'inverno: riteneva anzi che colpire la rete energetica ucraina nei mesi più freddi potesse costringere Kyiv a fare dure concessioni.
L'accordo sul diesel russo inasprisce lo scontro con Zelensky
L'annuncio arriva dopo giorni di tensione tra Trump e Zelensky sugli attacchi ucraini alle raffinerie russe. Venerdì il presidente americano ha annunciato un accordo con Putin per immettere sul mercato statunitense e su quello mondiale fino a 4,8 milioni di tonnellate di gasolio russo. Il Dipartimento del Tesoro ha poi concesso una licenza temporanea che autorizza fino al 7 aprile 2027 operazioni commerciali sul diesel russo altrimenti vietate dalle sanzioni americane.
Secondo Axios, la Casa Bianca ha preso questa decisione dopo che Kyiv aveva più volte respinto la richiesta di Trump di fermare gli attacchi alle raffinerie. Il presidente statunitense sostiene, infatti, che quei bombardamenti facciano salire il prezzo del gasolio, danneggiando gli agricoltori americani. Lo stesso giorno un alto funzionario ucraino ha però detto al Financial Times che, nonostante l'accordo sulle forniture di diesel, l'Ucraina avrebbe continuato a colpire gli impianti energetici russi con attacchi a lungo raggio.
Sabato Trump è andato oltre e ha chiesto agli ucraini di cambiare presidente. "Suggerisco che si trovino un nuovo leader capace di fare un accordo, perché lui avrebbe potuto farne molti, ma non ha voluto per qualche motivo", ha detto ai giornalisti, accusando direttamente Zelensky di aver sprecato diverse occasioni per porre fine alla guerra. Il Ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha risposto che spetta al popolo ucraino, non al presidente statunitense, scegliere chi lo deve guidare.
L'accordo sul diesel ha suscitato critiche anche tra alcuni esponenti repubblicani al Congresso. Il deputato Brian Fitzpatrick intende ìcostringere la Camera a votare un provvedimento per vietare gli acquisti di petrolio russo. Il senatore della Louisiana John Kennedy ha invece detto di condividere l'obiettivo di ridurre il prezzo del gasolio, ma non la decisione di "importarlo da Putin". "Sapete cosa farà scendere i prezzi del diesel? La fine della guerra in Iran", ha aggiunto.
Zelensky: elezioni con un cessate il fuoco di 60 giorni
Da parte sua, oggi Zelensky ha risposto a Trump anche in un'intervista ad ABC News, dichiarandosi pronto a organizzare le elezioni se la Russia dovesse accettare un cessate il fuoco completo di 60 giorni. Ha riferito di aver già presentato la proposta al team negoziale del presidente americano: "Dite a Putin: concedeteci 2 mesi, 60 giorni di cessate il fuoco completo, e organizzeremo le elezioni". Lui, ha aggiunto durante il programma This Week, è pronto ad accettare "qualsiasi scelta" del popolo ucraino.
Nella stessa intervista Zelensky ha però sottolineato quanto sia difficile garantire la sicurezza delle elezioni mentre la guerra è in corso e si è detto disposto a sospendere gli attacchi alle raffinerie russe solo se Mosca smetterà di colpire le infrastrutture energetiche ucraine, ribadendo una proposta già avanzata più volte da Kyiv. Per organizzare il voto servirebbe però un cessate il fuoco più ampio della tregua annunciata da Trump, limitata agli attacchi contro le infrastrutture energetiche.
Il presidente ucraino ha risposto anche a Elon Musk, che su X aveva scritto che Zelensky "si è spinto troppo oltre". A suo giudizio, Trump e Musk fanno pressione su Kyiv solo perché non riescono a trovare il modo di fermare Putin: "È più difficile fermare Putin che fare pressione sugli altri". Zelensky ha inoltre respinto l'accusa di essere responsabile del rincaro dei carburanti, attribuendolo alla guerra in Medio Oriente e al blocco dello Stretto di Hormuz. Il conflitto con l'Iran ha fatto salire i prezzi a livello mondiale, afferma, aumentando la pressione su Trump perché riduca i costi per i consumatori americani a poche settimane dalle elezioni di metà mandato.
