Il deputato repubblicano Brian Fitzpatrick ha annunciato ieri che intende costringere la Camera dei Rappresentanti a votare una proposta di legge bipartisan per vietare gli acquisti di petrolio russo, sfidando così apertamente l'accordo sul diesel che Donald Trump ha concluso con Vladimir Putin. Il provvedimento che intende porre al voto si chiamerà "Ronald Reagan Peace Through Strength Act", un richiamo alla dottrina della "pace attraverso la forza" dell'ex presidente repubblicano. "Arriverà al voto attraverso una discharge petition e sarà approvato a larghissima maggioranza", ha scritto Fitzpatrick su X.
We will be introducing bipartisan legislation to block any and all purchases of Russian oil. It will be called the “Ronald Reagan Peace Through Strength Act.” It will be forced to the Floor via discharge and it will pass overwhelmingly. #PeaceThroughStrength
— Rep. Brian Fitzpatrick 🇺🇸 (@RepBrianFitz) October 10, 2026
Il deputato della Pennsylvania, copresidente del gruppo parlamentare per l'Ucraina alla Camera, contesta in questo modo l'intesa che Trump presenta come un modo per abbassare i prezzi del carburante, ma che potrebbe garantire a Mosca nuove entrate con cui finanziare la guerra. La discharge petition che lui intende utilizzare è una procedura che consente ai deputati di portare un provvedimento al voto anche senza il consenso dei vertici della Camera. Richiede 218 firme, la maggioranza dei 435 seggi, e ulteriori passaggi parlamentari. I deputati vi ricorrono sempre più spesso per aggirare il veto dello Speaker della Camera, il repubblicano Mike Johnson.
Fitzpatrick l'ha già utilizzata quest'anno insieme a Don Bacon, deputato del Nebraska che lascerà il Congresso a fine legislatura, per imporre un voto sugli aiuti all'Ucraina e sulle sanzioni alla Russia. Il provvedimento era stato approvato dalla Camera, ma si era poi arenato al Senato. Bacon ha detto ad Axios di aver "già accettato" di firmare anche questa petizione.
Il tempo a disposizione, però, è poco. Secondo il calendario attuale, la Camera dei Rappresentanti non tornerà a votare prima delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, e questa legislatura si concluderà a gennaio. Per diventare legge, il provvedimento dovrebbe ottenere anche l'approvazione del Senato e potrebbe incontrare il veto di Trump. Un altro deputato repubblicano ha detto ad Axios che, "dato che il Congresso non si riunirà per altre quattro settimane, un parlamentare prudente probabilmente eviterebbe di impegnarsi fin d'ora". Un deputato democratico ha invece assicurato che firmerà la petizione e che probabilmente lo farà anche "la maggior parte" dei colleghi, senza però garantire l'adesione di tutti. "I vertici del partito potrebbero non volere che i deputati aiutino Fitzpatrick", ha spiegato, aggiungendo che dopo le elezioni la situazione potrebbe cambiare.
Fitzpatrick è l'ultimo esponente repubblicano a dissociarsi pubblicamente dal presidente, mentre il partito cerca di mantenere il controllo del Congresso alle elezioni del 3 novembre che si preannunciano molto difficili per i repubblicani e cresce la disapprovazione per Trump. Venerdì il presidente ha annunciato che la Russia fornirà subito ai mercati statunitensi e mondiali oltre 300.000 tonnellate di diesel, cui seguiranno altre spedizioni. Il Dipartimento del Tesoro ha già autorizzato le transazioni sul diesel russo con una licenza temporanea che scade il 7 aprile 2027 e non prevede limiti quantitativi. Gli analisti del settore energetico dubitano, tuttavia, che le forniture annunciate bastino a ridurre sensibilmente i prezzi.
Da parte sua il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha detto ad Axios che l'accordo "non è né giusto né onesto" e lo ha definito un regalo a Putin, da parte di Trump che ha risposto chiedendo all'Ucraina di sostituirlo con un leader disposto a raggiungere un'intesa con Mosca.
La pressione su Kyiv e il rischio di perdere l'intelligence
Secondo il Financial Times, durante i colloqui di venerdì a Miami gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno avvertito la delegazione ucraina che Washington potrebbe interrompere la condivisione delle informazioni di intelligence se Kyiv continuerà a colpire le raffinerie russe nonostante le richieste americane di fermarsi. Uno dei partecipanti ucraini ha detto al giornale che la richiesta di fermare gli attacchi veniva direttamente da Trump. Non sarebbe la prima sospensione: nel marzo 2025 Washington aveva già interrotto per circa una settimana la condivisione di intelligence con l'Ucraina.
Un alto funzionario ucraino ha fornito a Deutsche Welle una versione più sfumata: la Casa Bianca avrebbe trasmesso l'invito a fermare gli attacchi come una "richiesta insistente del presidente degli Stati Uniti", senza formulare una minaccia diretta. Anche un funzionario dell'Amministrazione statunitense ha negato che gli inviati avessero avanzato una simile minaccia: secondo la sua versione, Witkoff e Kushner si sarebbero limitati a ricordare che gli Stati Uniti sostengono l'Ucraina con munizioni e informazioni di intelligence e che, per questo, Kyiv dovrebbe evitare azioni dannose per i consumatori americani.
Sempre secondo il funzionario statunitense sentito da Axios, Trump non considera equivalenti gli attacchi ucraini alle raffinerie russe e i bombardamenti russi sulla rete elettrica dell'Ucraina. I funzionari di Kyiv intervistati dal Financial Times hanno definito questa posizione "ingiusta".
I colloqui sulla tregua energetica interrotti
La delegazione ucraina era arrivata negli Stati Uniti per discutere una possibile tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche e un accordo separato per fermare quelli nel Mar Nero. Non conosceva, però, i dettagli dell'intesa sul diesel. Lo hanno raccontato al Kyiv Independent diversi funzionari ucraini che hanno partecipato ai colloqui o li hanno seguiti da vicino. "Non c'era soltanto la nostra delegazione, ma anche una europea", ha detto uno di loro. "Eravamo tutti seduti lì come degli sciocchi."
Lo stesso funzionario ha aggiunto che l'incontro con il senno di poi "sembrava una trappola". L'annuncio ha indotto i negoziatori ucraini a chiedersi se Washington avesse già concordato le condizioni con Mosca mentre loro e gli europei cercavano ancora di definire i termini di una tregua. Anche la scadenza della licenza del Tesoro ha alimentato i sospetti: un altro funzionario ha osservato che il 7 aprile cade esattamente sei mesi dopo il 7 ottobre, compleanno di Putin. "È un regalo di compleanno per Putin. Stanno contando esattamente i 6 mesi", ha detto.
Finora Kyiv si è rifiutata di fermare unilateralmente gli attacchi. Zelensky ha ribadito più volte che una tregua energetica deve impegnare entrambe le parti, vale a dire che anche la Russia dovrebbe smettere di bombardare centrali e sottostazioni elettriche ucraine. Secondo i funzionari sentiti dal Kyiv Independent, invece, i negoziatori americani avrebbero attribuito al presidente ucraino la responsabilità dello stallo, proprio perché non accetta di interrompere gli attacchi alle raffinerie russe.
In un messaggio vocale inviato ai giornalisti, la sera del 9 ottobre, Zelensky ha affermato che le esportazioni di diesel "non fanno che sostenere Putin e gli permettono di continuare la guerra". Ha poi accusato Washington di usare la delegazione ucraina "semplicemente come una cortina fumogena", definendo l'intesa "una decisione debole dei nostri partner forti". Un alto funzionario ucraino è stato ancora più duro: ha accusato Trump di aver trascinato tutti in una guerra con l'Iran "senza via d'uscita" e di svendere l'Ucraina "solo per ottenere un sollievo temporaneo e illusorio a poche settimane dalle elezioni di midterm".
L'accordo con Mosca ha anche abbreviato la missione ucraina negli Stati Uniti. Gli incontri erano inizialmente previsti per il 9 e il 10 ottobre, ma la delegazione è ripartita senza partecipare alla seconda giornata di colloqui, fissata per sabato. Secondo le fonti del Financial Times, gli incontri di domenica sono saltati proprio dopo che l'annuncio sul diesel aveva colto di sorpresa i negoziatori ucraini. Un alto funzionario di Kyiv ha poi detto al giornale che l'Ucraina continuerà a colpire le raffinerie.
Effettivamente, poche ore dopo l'annuncio di Trump, droni ucraini hanno colpito un terminal petrolifero a Rostov sul Don che gestisce prodotti destinati all'esportazione e rifornisce l'esercito russo. Il 10 ottobre, la Russia ha invece attaccato Kyiv con droni e missili, prendendo di mira anche impianti energetici. Da Mosca, intanto, il vicepremier Aleksandr Novak ha fatto sapere che la Russia è pronta a consegnare diesel agli Stati Uniti già a ottobre e che sta iniziando a rimuovere, prima del previsto, le restrizioni alle esportazioni introdotte a luglio in seguito agli attacchi alle raffinerie.
