L'oro supera i Treasury: le Banche Centrali cercano rifugio lontano dal dollaro
Per la prima volta l'oro pesa più dei titoli di Stato americani nelle riserve valutarie ufficiali delle Banche Centrali mondiali. A spingere il sorpasso sono il prezzo record dell'oro, la sfiducia verso le politiche di Trump e il timore che le riserve possano diventare un'arma politica.
L'oro ha superato i titoli di Stato americani ed è diventato una componente più rilevante dei Treasury nelle riserve delle Banche Centrali mondiali. Lo scorso anno l'oro è infatti salito al 27% delle riserve ufficiali in valuta estera, contro il 22% dei titoli del Tesoro statunitensi. Il dato emerge da un rapporto della Banca Centrale Europea.
A determinare il sorpasso è stato prima di tutto il prezzo dell'oro. Nel 2025 il suo valore è aumentato del 65% e ha chiuso l'anno vicino al massimo storico, a 4.322 dollari l'oncia.
Secondo la Banca Centrale Europea, però, il rialzo dei prezzi non basta a spiegare il fenomeno. Le banche centrali stanno infatti comprendo oro anche per proteggere i propri bilanci dai rischi geopolitici: una categoria che oggi comprende guerre, dazi, tensioni commerciali e minacce legate alla linea dell'Amministrazione Trump.
L'oro è diventato l'investimento preferito delle Banche Centrali
Composizione del totale delle riserve ufficiali in valuta estera
Fonte: report dei revisori di Tether, FMI, World Gold Council e calcoli dello staff della BCE. Quote sul totale delle riserve ufficiali in valuta estera, valutate ai prezzi di fine anno.
La geopolitica pesa sulle scelte delle Banche Centrali
In un sondaggio di fine 2025, le Banche Centrali hanno indicato la geopolitica come il terzo rischio più grave, dietro soltanto alla cybersicurezza. Tre quarti dei partecipanti avevano dichiarato che questo tipo di rischio era aumentato nell'ultimo anno.
Da allora la preoccupazione è cresciuta ancora. In un sondaggio di aprile, dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran, il 70% delle Banche Centrali ha indicato la geopolitica come il rischio principale per l'anno in corso. Un terzo l'ha definita il fattore destinato a pesare di più sulla gestione delle riserve valutarie nei prossimi cinque anni.
L'oro resta da sempre un bene rifugio nelle fasi di turbolenza, ma non è privo di costi. La stessa Banca Centrale Europea ne elenca i limiti nel suo rapporto: il prezzo è molto volatile, la custodia è onerosa e il mercato fisico reagisce lentamente ai cambiamenti della domanda. Anche per questo, per decenni, le Banche Centrali hanno preferito i titoli americani e altri strumenti denominati in dollari: più liquidi, più facili da vendere e legati alla valuta più usata al mondo.
Debito americano, sanzioni e nuove paure
La cautela verso i Treasury è però aumentata con l'imprevedibilità delle politiche di Trump e con la crescita senza fine del debito americano. Il debito pubblico degli Stati Uniti continua infatti ad aumentare più rapidamente della domanda per i suoi titoli e più rapidamente dell'economia. Il rapporto tra debito e PIL è passato da poco più del 100% negli anni 2010 a oltre il 120% oggi.
Questa tendenza è confermata anche da un altro indicatore: i Treasury custoditi presso la Federal Reserve di New York per conto di Banche Centrali e altre istituzioni ufficiali di Paesi esteri sono diminuiti di 82 miliardi di dollari a marzo, scendendo a 2.700 miliardi, il livello più basso dal 2012.
A pesare c'è anche il timore che le riserve possano diventare uno strumento di pressione politica. Il congelamento delle riserve in valuta estera della Russia depositate all'estero (in particolare in Unione Europea) ha modificato la percezione del rischio. Secondo un sondaggio UBS dello scorso anno, il 49% dei gestori di riserve temeva uno scenario simile, contro appena il 14% nel 2023.
Nel frattempo, gli acquisti fisici di oro da parte delle Banche Centrali sono scesi a 850 tonnellate, dopo aver superato quota 1.000 tonnellate in ciascuno dei tre anni precedenti. Negli ultimi anni, tra i maggiori acquirenti figurano Cina, Polonia, Turchia e India.
Non tutti, però, stanno accumulando oro. Ad esempio, la Banca Centrale turca ha venduto o prestato 130 tonnellate di oro quest'anno per sostenere la propria moneta, sotto pressione per l'aumento dei costi dell'energia importata dall'estero. Anche la Russia ha venduto oro, riferisce la Banca Centrale Europea, con ogni probabilità per finanziare la guerra contro l'Ucraina.