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Lo "spirito di Anchorage" è evaporato: Putin ammette che con Trump non ci fu alcun accordo
Daniel Torok, White House, 2025, Flickr, Opera del governo USA
Politica estera 18 min di lettura

Lo "spirito di Anchorage" è evaporato: Putin ammette che con Trump non ci fu alcun accordo

Per quasi un anno Mosca ha sostenuto l'esistenza di intese segrete con la Casa Bianca sull'Ucraina raggiunte in Alaska. Ora il Cremlino riconosce che nessun accordo è stato mai raggiunto.

Lo "spirito di Anchorage" non esiste più. Per quasi un anno la diplomazia e la propaganda russe hanno usato quella formula per sostenere che tra Mosca e Washington esistessero intese segrete sull'Ucraina, maturate durante il vertice del 15 agosto 2025 tra Donald Trump e Vladimir Putin. Ora, però, lo stesso presidente russo ha ammesso che in Alaska non fu trovato alcun accordo e che le parti si limitarono solo a discutere possibili vie d'uscita dalla guerra. A ricostruire la nascita e la fine di quel concetto è il politologo Sergej Potapkin, ricercatore dell'Istituto lettone di politica estera, in un'analisi pubblicata da Meduza.

L'espressione "spirito di Anchorage" serviva al Cremlino per sostenere una tesi precisa: durante la visita di Putin sul suolo americano sarebbero state raggiunte intese capaci di influenzare sia il fronte sia i futuri negoziati. Politici e commentatori vicini al Cremlino hanno ripetuto per mesi che, seguendo lo "spirito di Anchorage", il processo di pace si sarebbe sbloccato. Ma il castello retorico ha cominciato a crollare dopo il rifiuto russo di una proposta di pace sostenuta da Kyiv e dai partner europei, mentre la Russia ha iniziato ad affrontare anche la crisi dei carburanti provocata dagli attacchi ucraini alle raffinerie russe.

Il vertice era nato in un clima già confuso. Lo aveva preceduto la missione a Mosca dell'inviato speciale Steve Witkoff, il 6 agosto 2025. Dopo il suo colloquio con Putin, a Washington si diffuse l'idea che il Cremlino fosse pronto a discutere uno scambio "pace in cambio di terreno". Agli europei, però, arrivavano versioni contraddittorie: prima si parlò di una disponibilità russa a lasciare le regioni di Zaporizhzhia e Kherson in cambio del riconoscimento del controllo su Donetsk e Lugansk; poi emerse che le concessioni richieste riguardavano soprattutto l'Ucraina. Secondo Reuters, il Dipartimento di Stato non aveva nemmeno verbalizzato l'incontro tra Witkoff e Putin. Il summit dell'Alaska poggiava dunque, fin dall'inizio, su intese orali, ambigue e mai formalizzate.

Anatomia di un mito della propaganda russa
Lo «spirito di Anchorage» non è mai esistito
Per quasi un anno il Cremlino ha evocato presunte intese segrete raggiunte al vertice tra Trump e Putin in Alaska. Ora lo stesso presidente russo ammette che nessun accordo fu raggiunto: la formula dello "Spirito di Anchorage" era solo propaganda.
La parabola del mito
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Dal vertice di Anchorage all'ammissione di Putin: quanto è durata la formula-simbolo della propaganda russa
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Putin ammette che in Alaska non fu raggiunta alcuna intesa formale e che nessuno firmò documenti: le parti discussero soltanto possibili scenari di uscita dalla crisi ucraina.
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Dieci mesi di retorica
Le date che segnano l'ascesa e il crollo della formula
Dalla missione di Witkoff a Mosca all'ammissione finale di Putin. Tocca ogni tappa per leggere il dettaglio.
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Witkoff a Mosca: nasce l'ambiguità
Dopo il colloquio dell'inviato speciale con Putin, a Washington circola l'idea di uno scambio «pace in cambio di terreno». Secondo Reuters, il Dipartimento di Stato non verbalizza nemmeno l'incontro.
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Ryabkov dà per esaurito l'«impulso di Anchorage»
Il viceministro degli Esteri ammette che la spinta del vertice si è in gran parte spenta. Il giorno dopo viene smentito dal consigliere presidenziale Ushakov.
10 ott 2025
Peskov conia il termine «spirito di Anchorage»
Il portavoce del Cremlino usa per la prima volta la formula simbolo della propaganda. Dieci giorni più tardi anche Rjabkov cambia linea: a quello spirito, sostiene, non esistono alternative.
Feb 2026
La formula al massimo del suo peso
Le presunte intese raggiunte ad Anchorage «sono la pietra angolare» e possono «portare a una svolta», ripete Peskov. La propaganda vi legge la fine dell'isolamento russo e un rapporto privilegiato tra Putin e Trump.
Inizio giu 2026
Washington annuncia nuovi aiuti a Kyiv
Dopo l'annuncio di Rubio di 400 milioni di dollari in aiuti militari all'Ucraina, Lavrov prepara la retromarcia: auspica che l'Occidente non rinneghi intese che aveva già sostenuto.
26 giu 2026
Lavrov e Rubio ai ferri corti
Per Lavrov, Mosca ha accettato le proposte americane e negarlo è malafede. Per Rubio ad Anchorage è stata solo discussa una proposta, non un accordo: altrimenti la guerra sarebbe già finita.
28 giu 2026
Putin certifica la fine del mito
Il presidente russo conferma che in Alaska non furono raggiunte intese formali e che nessuno firmò documenti: le parti discussero soltanto possibili scenari di uscita dalla crisi.
Le parole del Cremlino
Gli stessi uomini, le posizioni opposte
Per mesi i vertici russi hanno difeso la formula come prova di un progresso negoziale. Poi l'hanno rinnegata, uno dopo l'altro.
Sergej RjabkovSergej RjabkovViceministro degli Esteri
Ottobre 2025
Sostiene che allo «spirito di Anchorage» non esistano alternative.
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Prende le distanze per primo: afferma di non aver mai usato quell'espressione.
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Smentisce chi dà per esaurito l'«impulso» del vertice e difende le presunte intese di Anchorage.
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Il bilancio reale
Molti simboli, quasi nulla di concreto
Che cosa il vertice del 15 agosto 2025 ha davvero prodotto — e che cosa non è mai esistito.
Che cosa ha ottenuto Putin
Il tappeto rosso e un'accoglienza calorosa sul suolo americano
Un colloquio faccia a faccia con il «leader del mondo democratico»
Parole concilianti: «progressi» per Trump, «comprensione» per Putin
Che cosa è mancato
Un documento formale firmato dalle due delegazioni
Una vera conferenza stampa congiunta
Un verbale del colloquio preparatorio tra Witkoff e Putin (secondo Reuters)
Un accordo sul futuro dell'Ucraina
Senza un testo firmato non si poteva certo richiamare la lettera di un accordo, ma se ne poteva evocare lo «spirito». Così una metafora sull'atmosfera del vertice è diventata, nel corso dei mesi, un potente strumento di propaganda russa.
Fonte Meduza, analisi di Sergej Potapkin (Istituto lettone di politica estera); Reuters. Foto: Kremlin.ru, Tasnim News Agency (CC BY 4.0). Ricostruzione a luglio 2026.

Dall'"impulso" allo "spirito"

Il vertice di Anchorage durò poco e lasciò molti simboli, ma quasi nulla di concreto. Putin ottenne il tappeto rosso, un'accoglienza calorosa sul suolo americano e un colloquio con il "leader del mondo democratico". Non ci furono però né un documento finale né una vera conferenza stampa congiunta. Trump dichiarò che "non c'è accordo finché non c'è un accordo", ma parlò anche di "progressi" e di convergenze su molti punti. Putin evocò una "comprensione" reciproca e tornò sulle "cause profonde del conflitto", avvertendo Kyiv e l'Europa di non provare a far deragliare quei presunti avanzamenti.

Fu proprio quel vuoto a rendere utile la formula alla propaganda russa. Senza un testo firmato, non si poteva richiamare la lettera di un accordo, ma se ne poteva evocare lo "spirito". All'inizio, però, i funzionari russi parlarono di "impulso di Anchorage" piuttosto che di "spirito". L'8 ottobre 2025 il viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov ammise che quell'impulso si era ormai in gran parte esaurito. Il giorno dopo fu smentito dal consigliere presidenziale Yurij Ushakov. Il 10 ottobre il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov usò per la prima volta l'espressione "spirito di Anchorage". Dieci giorni più tardi, lo stesso Rjabkov cambiò linea e sostenne che a quella formula non esistevano alternative.

Da semplice metafora sull'atmosfera cordiale del vertice, l'espressione diventò così uno strumento diplomatico e di propaganda. Per il pubblico interno funzionava come prova di un progresso negoziale che in realtà non c'era stato. "Queste intese raggiunte ad Anchorage sono la pietra angolare, sono capaci di sbloccare il processo e di portare a una svolta", ripeteva Peskov ancora nel febbraio 2026, ovvero molti mesi dopo il vertice. La propaganda caricava quella formula di un significato ancora più ambizioso: la fine dell'isolamento internazionale della Russia e l'esistenza di un presente rapporto privilegiato tra Putin e Trump.

Il passo indietro di Mosca

Quando Trump iniziò a concentrarsi sempre di più sulla guerra con l'Iran, perdendo sempre più speranza sulla volontà negoziale di Putin, lo "spirito di Anchorage" cambiò funzione. Non serviva più a descrivere un partenariato nascente, ma a giustificare il suo fallimento. Mosca poteva accusare Washington di non star rispettando i presunti accordi presi in Alaska; e poiché nessuno sapeva davvero che cosa fosse stato deciso, quell'accusa era difficile da smentire. All'inizio di giugno 2026, dopo l'annuncio del Segretario di Stato Marco Rubio di nuovi aiuti militari a Kyiv per 400 milioni di dollari, Sergey Lavrov cominciò a preparare la ritirata: auspicò che l'Occidente non ripetesse i "fallimenti" del passato, rinnegando intese che aveva già sostenuto.

Poi è arrivato il dietrofront. E' stato Ryabkov a prendere per primo le distanze dal termine "lo spirito di Anchorage", dicendo di non aver mai usato quell'espressione. Già a maggio, Ushakov aveva dichiarato di non saperne nulla. Il 26 giugno Lavrov affermò che Mosca aveva accettato le proposte americane sull'Ucraina portate da Witkoff prima del vertice in Alaska, e che negarlo significava agire in malafede. Rubio replicò che ad Anchorage era stata discussa una proposta, non un accordo: se un accordo fosse davvero esistito, disse in sostanza, la guerra sarebbe già finita.

L'ultimo chiodo sulla bara dello "spirito di Anchorage" è arrivato da Putin. Commentando le dichiarazioni di Rubio, il presidente russo ha infine confermato che in Alaska non furono raggiunte intese formali, che nessuno ha firmato documenti e che le parti hanno discusso soltanto possibili scenari per uscire dalla crisi ucraina. Da promessa di pace, lo "spirito di Anchorage" si è così ridotto al surrogato di accordi mai stipulati: un mito diplomatico costruito sull'idea che l'America avesse accettato le condizioni russe. Non è quindi un concetto morto perché qualcuno lo abbia tradito, ma perché, semplicemente, non era mai esistito ed era frutto solo della propaganda russa.

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Daniele John Angrisani
Autore

Daniele John Angrisani

Fondatore di Focus America, ex Elezioni USA. "First they ignore you. Then they laugh at you. Then they fight you. Then you win."

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