L'Iran sospende i negoziati con gli Usa mentre Israele si prepara ad attaccare Beirut
Teheran reagisce duramente ai raid israeliani in Libano e annuncia lo stop ai colloqui di pace. Il prezzo del petrolio sale, mentre Israele minaccia di bombardare i sobborghi sud di Beirut.
L'Iran ha sospeso i negoziati di pace con gli Stati Uniti e minacciato di chiudere del tutto lo Stretto di Hormuz, in risposta alle operazioni militari israeliane in Libano. L'annuncio, diffuso oggi dall'agenzia semi-ufficiale Tasnim vicina ai Guardiani della Rivoluzione, ha fatto immediatamente salire il prezzo del petrolio. Il Brent, riferimento internazionale del greggio, è aumentato di circa il 5%, superando i 96 dollari al barile. Il West Texas Intermediate, parametro statunitense, ha guadagnato circa il 7%, portandosi sopra i 93 dollari.
La nuova escalation arriva dopo giorni di scontri a bassa intensità tra Iran e Stati Uniti, nonostante il cessate il fuoco dichiarato nella guerra che dalla fine di febbraio oppone Washington e Israele a Teheran. Proprio questa mattina l'esercito statunitense ha riferito di avere intercettato due missili balistici iraniani diretti contro le sue forze in Kuwait. Nessun militare è rimasto ferito. Donald Trump ha più volte sostenuto che gli Stati Uniti abbiano annientato le capacità militari iraniane. Le valutazioni dell'intelligence americana indicano però che Teheran conserva ancora consistenti riserve di missili e una forza militare rilevante.
I negoziati si arenano mentre il Libano torna al centro
I negoziati per revocare il blocco imposto dall'Iran sullo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il transito di petrolio e gas, e per porre fine alla guerra iniziata a fine ottobre sono finora andati avanti a singhiozzo. La scorsa settimana alcuni diplomatici avevano riferito che le delegazioni statunitense e iraniana erano riuscite a concordare una prima bozza di accordo, che avrebbe dovuto poi essere sottoposto ai leader dei due Paesi. Secondo tre funzionari che hanno parlato a condizione di anonimato, Trump avrebbe però spinto per irrigidire i termini, inviando a Teheran una versione modificata.
Da parte sua, l'Iran pretende anche che ogni accordo comprenda pure la fine degli attacchi israeliani in Libano. Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha scritto in maniera chiara sui social che il cessate il fuoco con gli Stati Uniti deve valere su tutti i fronti, compreso quello libanese. In un secondo avvertimento su X ha sostenuto che le operazioni israeliane in Libano stanno violando l'accordo e che Washington e Israele ne pagheranno le conseguenze.
Eppure proprio oggi il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato all'esercito, insieme al Ministro della Difesa Israel Katz, di colpire il distretto di Dahieh, alla periferia sud di Beirut, nell'ambito della campagna militare in corso contro Hezbollah, il gruppo armato libanese sostenuto dall'Iran. In un comunicato congiunto, i due leader israeliani hanno denunciato ripetute violazioni del cessate il fuoco e hanno definito quel distretto il "quartier generale" del movimento terrorista. Poco dopo, l'esercito israeliano ha invitato in arabo i residenti di Dahieh a mettersi in salvo e migliaia di persone hanno già iniziato a lasciare la zona.
Da inizio aprile, con il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, Israele aveva in larga parte risparmiato la capitale libanese, pur continuando a colpire il sud e l'est del Paese. Hezbollah, dal canto suo, ha attaccato soldati israeliani in Libano e obiettivi nel nord di Israele. Il Libano ha accusato Israele anche di aver effettuati un attacco nei pressi dell'ospedale Jabal Amel, nella città meridionale di Tiro. Secondo l'agenzia di Stato libanese National News Agency, il raid ha centrato un incrocio, colpendo un edificio vicino e un parcheggio, e ha ferito diverse persone.
L'Iran minaccia ulteriori ritorsioni
In risposta alla nuova offensiva israeliana, le Forze Armate iraniane hanno minacciato nuove azioni contro Israele. L'avvertimento è arrivato dal comando centrale Khatam al-Anbiya: il comandante, generale Ali Abdollahi, ha invitato i residenti del nord di Israele e degli insediamenti militari nei territori occupati a lasciare la zona qualora i raid su Beirut fossero stati eseguiti come annunciato. In una dichiarazione ripresa dall'emittente di Stato iraniana IRIB, Abdollahi ha collegato l'avvertimento alle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte israeliana.
Da parte sua, l'agenzia stampa iraniana Tasnim ha aggiunto che l'Iran e il suo "Asse della Resistenza" sono pronti a colpire nello Stretto di Hormuz e ad aprire altri fronti, compreso quello dello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso.
Hezbollah offre la tregua, Israele e Usa scettici
Intanto, il presidente del Parlamento libanese Nabih Berri ha fatto sapere all'Amministrazione Trump che Hezbollah sarebbe pronto a un cessate il fuoco totale e immediato con Israele, di cui lui stesso garantirebbe il rispetto. Lo ha riferito ad Axios il suo principale consigliere, Ali Hamdan. Funzionari statunitensi e israeliani dubitano però che Berri possa davvero assicurare il rispetto dell'accordo da parte del movimento.
Nel fine settimana, ha spiegato Hamdan ad Axios, l'Amministrazione Trump aveva proposto una tregua parziale: Hezbollah avrebbe dovuto smettere di colpire il nord di Israele e, in cambio, Israele si sarebbe impegnato a non bombardare Beirut, per poi estendere gradualmente il cessate il fuoco ad altre aree. Berri ha risposto chiedendo invece una tregua piena, su terra, mare e cielo, con l'impegno israeliano a fermare anche le demolizioni di case nel sud del Libano. Sempre secondo Hamdan, Berri dispone di un canale diretto con il leader di Hezbollah Naeem Qassem, che vive in clandestinità.
Per settimane gli Stati Uniti avevano esortato Israele a non colpire Beirut, nel quadro di una più ampia spinta alla distensione per non ostacolare i negoziati in corso. Ieri, però, un funzionario americano ha lasciato intendere ad Axios che la posizione di Washington sarebbe potuta diventare più flessibile: "Gli Stati Uniti non si aspettano che Israele subisca attacchi continui contro i propri civili da parte di un'organizzazione terroristica", ha dichiarato.
Ciò nonostante, il governo libanese ha promesso di proseguire i negoziati con Israele nonostante le minacce su Beirut. "Alcuni purtroppo considerano il negoziato come una resa", ha dichiarato il presidente libanese Joseph Aoun. "Non lo è, non è una resa, né è una concessione. È l'unica soluzione per fermare le guerre con il minor danno possibile".