Gli iraniani sapevano in quale edificio alloggiava il presidente Donald Trump durante il vertice NATO in Turchia e perfino a quale piano. Nei pressi del vertice, inoltre, qualcuno era stato avvistato con un missile spalleggiabile, un'arma antiaerea che si può lanciare da terra tenendola in spalla. Sono i nuovi dettagli sulla minaccia che l'8 luglio, giorno conclusivo dei lavori, spinse Trump e i suoi collaboratori più stretti a organizzare la sua uscita segreta dal paese. Li hanno rivelati al New York Times due funzionari americani a conoscenza del dossier.
La vicenda era rimasta segreta per oltre un mese, finché lunedì il Washington Post non l'ha rivelata. Quel giorno di luglio Trump salì davanti alle telecamere sul vecchio Air Force One, l'aereo che aveva annunciato di voler prendere "per i vecchi tempi". Poi ne uscì di nascosto dentro un container del catering, i mezzi che riforniscono gli aerei dei pasti, e lasciò la Turchia a bordo di un jet militare, come avevamo raccontato. Atterrato in segreto in Gran Bretagna, fu fatto risalire sull'aereo presidenziale per scendere davanti alle telecamere come se fosse stato a bordo per tutto il viaggio.
L'intelligence americana aveva raccolto più flussi di informazioni. C'era una minaccia specifica di un missile terra-aria contro l'Air Force One, che non è un aereo preciso ma il nominativo assunto da qualunque velivolo trasporti il presidente. C'era la segnalazione dell'uomo avvistato con il missile spalleggiabile. E c'era la certezza che gli iraniani conoscessero con precisione il luogo del soggiorno di Trump ad Ankara. Le informazioni furono giudicate abbastanza credibili da far scattare l'operazione.
L'aereo minacciato decollò comunque con decine di persone a bordo: il segretario di Stato Marco Rubio, il segretario al Tesoro Scott Bessent, i consiglieri Stephen Miller e Steven Cheung, oltre a dipendenti del governo, militari e giornalisti. Nessuno di loro fu avvertito della minaccia e in alcuni casi fecero da esca senza saperlo. Ai giornalisti seduti nella parte posteriore fu chiesto, prima del decollo, di tenere abbassate le tendine dei finestrini per tutto il volo verso la Gran Bretagna.
Il Secret Service, l'agenzia federale che protegge il presidente, usa abitualmente le esche. Nei cortei viaggiano due limousine blindate identiche, con targhe uguali, e quando il presidente si sposta in volo si alzano tre o quattro esemplari identici di Marine One (l'elicottero presidenziale). Di norma, però, non vengono coinvolti civili ignari. Anche altri presidenti hanno volato in segreto verso destinazioni pericolose, come George W. Bush e Barack Obama in Iraq e in Afghanistan o Joe Biden nel viaggio in treno verso Kiev in piena guerra. In quei casi giornalisti e funzionari al seguito sapevano di entrare in una zona a rischio e le visite furono raccontate appena possibile.
"Non sembrano aver dedicato un solo pensiero a nessuno che non fosse il presidente e le poche persone con lui", ha detto al New York Times Joe Lockhart, portavoce della Casa Bianca ai tempi del viaggio di Bill Clinton in Pakistan nel 2000. "Noi facemmo di tutto perché il maggior numero possibile di persone, soprattutto i civili, fosse protetto e non facesse da scudo umano. Loro non ci hanno nemmeno pensato. Per me la differenza è tutta qui". Anche allora il presidente cambiò aereo per timore di un attentato. Il piano iniziale, che prevedeva di far credere ai giornalisti di viaggiare con lui, fu però respinto dopo la protesta dello stesso Lockhart, secondo cui i media non si possono usare come esche. Clinton salì alla vista dei reporter su uno di tre piccoli jet senza insegne. Una giornalista del pool fu informata in anticipo e la Casa Bianca raccontò pubblicamente l'operazione appena il presidente fu al sicuro.
Joseph Hagin, che organizzò i viaggi di Bush nelle zone di guerra e nel primo mandato di Trump fu vice capo di gabinetto della Casa Bianca, difende invece la scelta: "Quando vai a lavorare alla Casa Bianca o viaggi con il presidente, accetti un grado di rischio non trascurabile", ha detto, e avvertire tutti "avrebbe ovviamente messo a repentaglio la sicurezza del presidente". Per Hagin l'operazione "non è stata diversa dai viaggi in Iraq e in Afghanistan" e l'unico errore è che sia trapelata, perché un trucco svelato difficilmente potrà funzionare di nuovo. Sulla stessa linea Ari Fleischer, portavoce della Casa Bianca con Bush: "La sicurezza del presidente viene sempre prima. Non ci lamentiamo. Funziona così", ha scritto sui social.
John Kirby, ammiraglio in congedo e portavoce di Casa Bianca, dipartimento di Stato e Pentagono nelle amministrazioni Obama e Biden, non contesta la segretezza ma pone un limite. Chi organizza questi spostamenti ha "anche un obbligo verso la sicurezza e l'incolumità di chi viaggia con il presidente". Quando il rischio è conoscibile, "come certamente era in questo caso", bisogna fornirne "almeno i contorni generali", così che ciascuno possa decidere in modo informato se partire.
Trump, interpellato martedì sera dai giornalisti, ha detto di essersi affidato alle valutazioni del Secret Service e ha respinto l'idea di aver messo in pericolo gli altri passeggeri: "Penso che in realtà l'aereo su cui ho volato io fosse più a rischio, perché credo che sarebbe stato quello che avrebbero preso di mira più probabilmente". Un'affermazione in contrasto con la ragione stessa per cui gli aerei furono scambiati.
Andrew Marlowe, lo sceneggiatore di "Air Force One" (1997), il film in cui Harrison Ford interpreta un presidente il cui aereo viene dirottato, ha detto che non è sicuro che riuscirebbe mai a scrivere una scena simile per un protagonista eroico. Difficile, ha aggiunto, immaginare che il pubblico faccia il tifo per un personaggio che baratta la propria sicurezza trattando i civili rimasti a bordo come "potenziali agnelli sacrificali", per giunta senza il loro consenso informato.
Trump è da anni un bersaglio di piani iraniani. Durante l'amministrazione Biden fu scoperto un complotto per ucciderlo su commissione, attribuito dalle autorità a iraniani che agivano attraverso intermediari. Per quel piano un uomo è stato condannato. Non hanno invece legami con l'Iran i due attentati del 2024, quando Trump fu ferito di striscio da un proiettile durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, e un altro uomo armato fu fermato nel suo campo da golf in Florida.
