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L’intelligence americana teme un nuovo Iran a Cuba
Raúl Castro accanto al presidente Miguel Díaz-Canel al termine della cerimonia per il suo 95º compleanno, 5 giugno 2026. Fotogramma da video Cubadebate / Wikimedia Commons, CC BY 4.0; immagine ritagliata e migliorata tramite IA.
Politica estera 72 min di lettura

L’intelligence americana teme un nuovo Iran a Cuba

Washington cerca un leader disposto a collaborare dopo l’eventuale cattura di Raúl Castro, ma le agenzie di intelligence statunitensi ritengono al momento più probabile l’ascesa delle fazioni più intransigenti.

Un cambio di regime a Cuba rischierebbe di produrre uno scenario più simile a quello iraniano che a quello venezuelano. È la conclusione raggiunta dalle agenzie di intelligence statunitensi mentre Washington aumenta la pressione sull’Avana, secondo alcune persone informate sui rapporti riservati citate dal New York Times. Se le forze americane catturassero Raúl Castro, l’ex presidente che rimane la principale figura politica di riferimento dell’isola, il potere potrebbe passare alle fazioni più intransigenti del regime.

I funzionari statunitensi vorrebbero invece individuare una personalità simile a Delcy Rodríguez, la vicepresidente venezuelana insediata dopo la cattura di Nicolás Maduro. L’ex presidente del Venezuela, arrestato a gennaio dalle forze speciali americane durante un’operazione notturna, è attualmente detenuto a Brooklyn in attesa di essere processato per traffico di droga e reati legati alle armi.

Il piano per Cuba punterebbe quindi a trasformare il regime più che a rovesciarlo. A tale scopo la CIA ha costituito in segreto una task force dedicata all’isola, segnale che l’Amministrazione Trump si prepara a intensificare la campagna per ottenere le concessioni richieste dal presidente.

Cuba · La pressione americana

Per l’intelligence americana Cuba non è il Venezuela: assomiglia all’Iran

Washington cerca all’Avana un successore pragmatico, da insediare come Delcy Rodríguez a Caracas. Ma le agenzie di intelligence avvertono che far cadere il vertice consegnerebbe il potere alle fazioni più intransigenti: l’esito somiglierebbe a quello iraniano, dove lo stesso piano è già fallito.

Cuba al buio: dal blocco delle forniture di gennaio l’isola convive con blackout quotidiani.
Florida Cuba Matanzas

1° gennaio 2026 · Washington blocca le forniture di carburante: l’isola comincia a spegnersi.

Luci che si spengono Rotta della petroliera
Il blocco energetico americano sull’isola
Giorni di blocco
221
Giorni coperti
9
Dal 1° gennaio al 9 agosto 2026
Un solo carico: 730.000 barili, sbarcati il 31 marzo
Sette mesi di blocco: un quadratino per ogni giorno, da gennaio ad agosto 2026.
Giorni senza forniture Giorni coperti dal carico del 31 marzo

Ogni quadratino è un giorno. Il riquadro bordato di blu segna l’arrivo della petroliera russa Anatoly Kolodkin a Matanzas; la collocazione dei nove giorni coperti è indicativa, perché la raffinazione del greggio ha richiesto alcune settimane.

Da gennaio Trump ha autorizzato una sola consegna di greggio. Le scorte per le vecchie centrali elettriche cubane si sono ridotte drasticamente e il blocco ha aggravato i blackout, la penuria di generi alimentari e il crollo dell’economia.

Tre Paesi, un solo copione

Il piano americano ha funzionato una volta sola

Lo schema è sempre lo stesso: stringere la pressione, individuare un successore interno, farlo salire senza far collassare lo Stato, trattare. Ecco fin dove è arrivato in ciascun Paese.

1Pressione 2Successore 3Cambio al vertice 4Accordo
Venezuela chavismo dal 1999 · 27 anni Copione completato

Non è mai stata una vera economia socialista, ma un sistema di capitalisti clientelari. Catturato Maduro, il potere è passato senza vuoti alla vicepresidente Delcy Rodríguez.

Iran Repubblica islamica dal 1979 · 47 anni Fermo al passaggio 2

I successori erano stati individuati, ma sono stati uccisi per errore nei raid di fine febbraio. Il sistema ha retto anche alla morte della Guida Suprema.

Cuba rivoluzione dal 1959 · 67 anni Fermo al passaggio 1

La pressione c’è ed è durissima, ma il nome non c’è. È il regime più longevo dei tre e il più compatto: per questo l’intelligence lo colloca accanto a Teheran, non a Caracas.

La sequenza

Sette mesi di campagna su tre fronti

Apri una tappa per leggere che cosa è successo.

Venezuela Iran Cuba

L’ex presidente è detenuto a Brooklyn in attesa di processo per traffico di droga e reati legati alle armi. Alla guida del Paese subentra la vicepresidente Delcy Rodríguez, che Washington giudica pragmatica e capace di tenere insieme lo Stato.

Il blocco aggrava i blackout, la penuria di generi alimentari e il crollo dell’economia. Le scorte di combustibile per le centrali elettriche si riducono drasticamente.

L’obiettivo è favorire l’ascesa di un leader capace di prendere il potere senza provocare il collasso dello Stato e disposto a collaborare con Washington: il modello venezuelano, applicato all’Iran.

Alcuni dei funzionari iraniani individuati come possibili alternative al regime vengono uccisi per errore nei bombardamenti americani e israeliani. Nel conflitto muore anche la Guida Suprema Ali Khamenei.

L’Anatoly Kolodkin, battente bandiera russa, sbarca 730.000 barili di greggio: abbastanza per nove o dieci giorni di consumi dell’isola.

Incontra il colonnello Raúl G. Rodríguez Castro, il capo dei servizi segreti cubani e il ministro dell’Interno Lázaro Alberto Álvarez Casas. Due dei tre compaiono oggi tra i possibili successori.

Il Dipartimento di Giustizia lo accusa di omicidio e cospirazione finalizzata all’uccisione di cittadini americani, in relazione all’abbattimento di due aerei civili nel 1996.

Il New York Times ne rivela l’esistenza insieme alle conclusioni dell’intelligence: senza un successore pragmatico, la caduta del vertice consegnerebbe il potere alle fazioni più intransigenti del regime.

La successione

Il candidato che Washington cerca non esiste

Serve una figura abbastanza dentro il regime da poterne prendere il comando, ma abbastanza accettabile da poter trattare con gli Stati Uniti. Sull’isola i due requisiti non stanno mai insieme.

Accettabile per Washington →
Il profilo cercato
Peso dentro il regime →
Il riquadro in alto a destra è il profilo che la Casa Bianca sta cercando. Nessuno lo occupa.

Tocca un profilo nel grafico o una scheda qui sotto: il tratteggio rosso misura la distanza dal candidato ideale, e il pannello dice che cosa manca.

Peso dentro il regime
Accettabile per Washington

Che cosa gli manca.

Posizionamento editoriale di FocusAmerica sulla base delle valutazioni dell’intelligence riportate dal New York Times. Non è una misurazione.

Non ha mai ricoperto incarichi di governo: è stato prima la guardia del corpo del nonno, poi il responsabile della scorta presidenziale. A febbraio ha incontrato riservatamente il segretario di Stato Marco Rubio a St Kitts, a margine di un vertice della Comunità caraibica; a maggio ha visto il direttore della CIA all’Avana.

Controlla l’apparato di sicurezza interno ed è il secondo nome emerso dal viaggio del direttore della CIA. Come Rodríguez Castro appartiene al nucleo di potere che Washington vorrebbe convincere a cambiare linea dall’interno.

È il candidato che il governo cubano potrebbe sostenere in caso di transizione, ma la sua appartenenza alla famiglia Castro rende la candidatura difficilmente accettabile per Washington.

Proprio per questo è un bersaglio molto diverso da Maduro: la sua cattura non determinerebbe un cambio immediato al vertice dello Stato, che è guidato dal presidente Miguel Díaz-Canel. Il rischio, secondo l’intelligence, è che il potere passi alle fazioni più dure del regime.

Cuba e Iran sono nati da rivoluzioni e governano da decenni: gruppi dirigenti omogenei, rigidi, ideologici. Il Venezuela no. Per questo, spiega Chris Sabatini di Chatham House, gli analisti hanno ragione a considerarli regimi molto diversi. Washington cerca all’Avana un leader più malleabile e accomodante, ma — conclude — è difficile capire dove possa trovarlo.
Fonte Elaborazione FocusAmerica su New York Times (valutazioni dell’intelligence e ricerca del successore) e The Telegraph (dichiarazioni di Chris Sabatini, Chatham House). Dati sul carico dell’Anatoly Kolodkin: Associated Press e 14ymedio. Geometrie della mappa: Natural Earth 10m; le luci sono una rappresentazione schematica dell’isola, non un rilevamento satellitare. Anni al potere calcolati al 2026.

Il precedente fallito dell’Iran

Prima dell’inizio della guerra, a febbraio, Stati Uniti e Israele avevano elaborato un piano analogo per l’Iran. Il presidente voleva replicare il modello venezuelano, favorendo l’ascesa di un leader capace di assumere il potere senza provocare il collasso dello Stato e disposto a collaborare con Washington. Alcuni dei funzionari iraniani individuati come possibili successori furono però uccisi per errore nei raid statunitensi e israeliani lanciati poco dopo l’inizio del conflitto, il 28 febbraio, durante il quale morì anche la Guida Suprema Ali Khamenei.

A Cuba, intanto, gli Stati Uniti hanno imposto un blocco delle forniture di carburante che ha aggravato i blackout, la penuria di generi alimentari e il crollo dell’economia. Da gennaio il presidente Trump ha autorizzato il passaggio di una sola petroliera russa, l’Anatoly Kolodkin, arrivata il 31 marzo nel porto di Matanzas con 730.000 barili di greggio, sufficienti a coprire appena nove o dieci giorni di consumi. Le scorte del combustibile necessario ad alimentare le vecchie centrali elettriche cubane si sono quindi ridotte drasticamente.

La difficile ricerca di un successore

La Casa Bianca non ha ancora individuato un candidato e le alternative concrete sono poche. Il governo cubano potrebbe sostenere Oscar Pérez-Oliva Fraga, pronipote di Fidel Castro, vicepremier e ministro del Commercio estero, ma la sua candidatura sarebbe difficilmente accettabile per Washington. La Casa Bianca potrebbe invece prendere in considerazione un altro membro della famiglia Castro: Raúl G. Rodríguez Castro, detto "Raulito" o "El Cangrejo", cioè "il granchio".

Colonnello e nipote dell’ex presidente, non ha mai ricoperto incarichi di governo. È stato prima la guardia del corpo del nonno e successivamente il responsabile della scorta presidenziale. A febbraio ha incontrato riservatamente il Segretario di Stato Marco Rubio a margine di un vertice della Comunità caraibica a St Kitts. A maggio il direttore della Cia John Ratcliffe si è recato personalmente a Cuba, dove ha incontrato Rodríguez Castro, il capo dei servizi segreti cubani e Lázaro Alberto Álvarez Casas, Ministro dell’Interno e altro possibile successore.

Raúl Castro, tuttavia, non ricopre più alcuna carica ufficiale e rappresenta quindi un bersaglio molto diverso da Maduro. A maggio il Dipartimento di Giustizia lo ha incriminato per omicidio e cospirazione finalizzata all’uccisione di cittadini americani, in relazione all’abbattimento di due aerei civili nel 1996. Il suo arresto non determinerebbe quindi un immediato cambio al vertice dello Stato, che è invece al momento guidato dal presidente Miguel Díaz-Canel.

L’ambasciatrice cubana nel Regno Unito, Ismara Mercedes Vargas Walter, ha dichiarato in un’intervista al Telegraph che il suo Paese "potrebbe essere distrutto", ma che i cubani lo difenderebbero "anche se questo dovesse ridurre a zero la popolazione cubana". Chris Sabatini, direttore del programma America Latina di Chatham House, ha spiegato allo stesso giornale che gli analisti dell’intelligence hanno ragione a considerare Cuba e Venezuela "regimi molto diversi". Il sistema cubano e quello iraniano sono nati da rivoluzioni e governano da decenni: il primo dal 1959, il secondo dal 1979.

Per questo motivo, secondo Sabatini, sono "molto dogmatici, molto rigidi, ideologici" e hanno conservato gruppi dirigenti "molto più omogenei e allineati". Il Venezuela, al contrario, non sarebbe mai stato una vera economia socialista, ma un sistema dominato da "capitalisti clientelari, profondamente corrotti". Washington cerca all’Avana un leader "più manipolabile e accomodante", conclude l’analista, ma "è difficile capire dove possa trovarlo".

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