Lindsey Graham, il senatore repubblicano della South Carolina morto improvvisamente sabato sera, è stato a suo modo il politico per eccellenza di quest'epoca. Lo scrive la storica e giornalista Anne Applebaum in un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in cui ricostruisce la parabola di un uomo che per metà carriera incarnò il patriottismo americano e la difesa delle alleanze democratiche, per poi trasformarsi, a suo giudizio, in un collaboratore rumoroso e opportunista del presidente.
Graham era nato e cresciuto in una piccola città della South Carolina. Quando i genitori morirono, lui non aveva ancora trent'anni: pagò gli studi a sé e alla sorella minore grazie a una borsa dell'ROTC, il programma che forma gli ufficiali della riserva nelle università americane, e poi allo stipendio dell'aeronautica militare. Divenne avvocato militare, prestò servizio nella Germania Ovest durante la Guerra fredda e rimase nella riserva per vent'anni, lavorando in Iraq e in Afghanistan anche da senatore. "L'aeronautica è stata una delle cose migliori che mi siano mai capitate", disse nel 2015. "Mi ha dato uno scopo più grande di me. Mi ha messo in compagnia di patrioti".
Come il suo amico John McCain, ricorda Applebaum, Graham credeva che l'America dovesse stare al centro di una vasta alleanza democratica. L'autrice racconta di averlo incontrato proprio in quel contesto, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco e in altri incontri euro-americani che il senatore frequentava con regolarità. Nel 2014 si era descritto all'Atlantic come un politico pragmatico e lontano dagli slogan populisti: "So che Washington è rotta, ma quello che è rotto è che tutti urlano e nessuno cerca di aggiustarla. Io ci sto provando".
Quando Donald Trump si affacciò alla politica americana, secondo Applebaum, Graham lo riconobbe subito per quello che era: il portavoce di un'ideologia estranea, radicalmente diversa dal patriottismo idealista che lui aveva praticato fin dall'infanzia. Nel 2015 lo definì "un istigatore d'odio razziale, uno xenofobo e un fanatico religioso" che doveva "andare all'inferno", oltre che "uno svitato". Trump, scrive l'autrice, in privato derideva i militari che Graham amava chiamandoli "fessi e perdenti" e metteva al centro della sua politica le falsità, il cinismo e l'avidità personale.
Dopo la vittoria di Trump, Graham rimase per un periodo in silenzio. Applebaum racconta di averlo visto nella primavera del 2016 a una di quelle conferenze in Europa: le sembrò troppo depresso per parlare. Poi, come molti altri repubblicani, prese la decisione di abbandonare i suoi ideali e di diventare, nelle parole dell'autrice, un "collaboratore" chiassoso e opportunista, un termine che lei accosta ai comportamenti di chi ha vissuto sotto occupazione politica o ha attraversato un cambio di regime. Giocava a golf con il presidente, lo giustificava in televisione e lo sostenne mentre smontava le alleanze che Graham aveva difeso per tutta la vita. Nel 2021 si rifiutò di votare per la sua condanna nel processo di impeachment seguito all'assalto al Campidoglio e al tentativo di rovesciare il risultato delle elezioni.
Le motivazioni di Graham restano per Applebaum un mistero: forse desiderava la vicinanza al potere, forse temeva di perdere il seggio al Senato e con quello ogni rilevanza. In fondo, scrive, doveva sapere di stare tradendo gli ideali della sua giovinezza.
Nel secondo mandato di Trump la sua posizione si era fatta, sempre secondo l'autrice, ancora più strana. Coerente con la vecchia idea dell'America come difensore delle democrazie, Graham sostenne l'Ucraina dopo l'invasione russa del 2022 e chiese il trasferimento di armi americane a Kyiv, con poco effetto su un presidente che, scrive Applebaum, ha maltrattato il presidente ucraino, ha fermato le forniture di armi nella speranza di costringere l'Ucraina alla resa e ha legami personali e d'affari di lunga data con la Russia. Graham fece comunque dieci viaggi in Ucraina, l'ultimo concluso il giorno prima di morire, e ripropose così tante volte la sua legge di sanzioni contro Mosca che il testo era diventato, nelle parole dell'autrice, una specie di barzelletta, l'"Aspettando Godot" del Congresso: sempre presentato, mai accettato da un presidente che non voleva creare problemi ai suoi amici russi. Allo stesso tempo continuava a compiacere Trump, appoggiando ogni giravolta della sua difesa contraddittoria della guerra americana in Iran.
Forse, conclude Applebaum, Graham capiva a qualche livello di aver tradito il codice morale con cui era cresciuto e forse per questo mantenne il suo attaccamento alla causa ucraina. Con la sua morte, per l'autrice, tace una delle poche voci nell'orbita di Trump che conservava ancora un legame con la vecchia Repubblica americana.
