Una task force della Casa Bianca che sta esaminando migliaia di pagine di documenti riservati dell'intelligence e delle forze dell'ordine, alla ricerca di presunte irregolarità nelle elezioni americane, inizierà a pubblicarli entro poche settimane. Lo hanno detto due funzionari a conoscenza del dossier a MS NOW. La pubblicazione rientra in una serie di iniziative con cui il presidente e i suoi collaboratori tornano a mettere in discussione il risultato delle elezioni del 2020, sostengono l'esistenza di frodi elettorali diffuse e puntano a ridurre la fiducia del pubblico nelle elezioni di metà mandato di novembre, che decideranno il controllo del Congresso.
All'operazione parteciperà l'ufficio del direttore dell'intelligence nazionale, l'organismo che coordina le agenzie di spionaggio americane. Il suo capo ad interim, Bill Pulte, non ha esperienza di intelligence, è allo stesso tempo il massimo responsabile federale per le politiche della casa ed è accusato dai democratici di usare a fini politici le informazioni del governo. Secondo i democratici, Trump lo ha messo in quel ruolo per aiutare i repubblicani alle elezioni di metà mandato e, potenzialmente, per limitare il voto dei loro elettori. L'anno scorso Pulte ha chiesto al Dipartimento di Giustizia di incriminare diversi avversari politici del presidente, tra cui la procuratrice generale di New York Letitia James, sulla base di informazioni sui mutui ottenute dalle banche dati governative. Nessuno di quei casi si è concluso con una condanna.
"Non credo che abbiamo mai visto un'amministrazione così ostile al diritto di voto e a elezioni libere e corrette", ha detto a MS NOW Jonathan Diaz, responsabile per i diritti di voto del Campaign Legal Center, un'organizzazione di vigilanza sull'etica pubblica. Per David Becker, ex avvocato della sezione per i diritti di voto del Dipartimento di Giustizia, la pubblicazione avrà poca presa sulla maggioranza degli americani: "È facile presentarsi a una conferenza stampa e buttare lì un documento di mille pagine con dentro accuse riciclate e già smentite di anni fa", ha detto, ricordando che ogni presunta illegalità dovrebbe comunque superare il vaglio dei tribunali. Becker ha detto di non temere la pubblicazione, perché quella del 2020 "è l'elezione più esaminata della storia mondiale", ma di temere che la Casa Bianca e il governo federale siano diventati "forse il principale amplificatore della disinformazione" che punta a delegittimare la democrazia americana.
Martedì Harmeet Dhillon, una dirigente del Dipartimento di Giustizia nominata da Trump, ha minacciato di azione penale i funzionari elettorali di tutti gli stati nel caso conteggino schede votate da persone senza cittadinanza americana, secondo alcune lettere visionate da MS NOW. La minaccia rilancia una teoria del complotto promossa da Trump e smentita da tempo: le ricerche e le verifiche degli stati hanno accertato che il voto dei non cittadini è estremamente raro, riguarda un numero minimo di schede e non è organizzato in modo coordinato. La vicegovernatrice repubblicana dello Utah, Deidre Henderson, che è la massima responsabile elettorale del suo stato, ha scritto sui social che una decina di tribunali ha giudicato illegali le precedenti richieste con cui Dhillon voleva ottenere dagli stati i dati privati degli elettori. "Stamattina è arrivata un'altra lettera d'amore dal Dipartimento di Giustizia, piena di minacce di azione penale", ha scritto Henderson. "È un comportamento davvero bizzarro per l'agenzia federale che dovrebbe proteggere i diritti civili".
Questa settimana Dhillon ha anche comunicato ai funzionari del Michigan che il Dipartimento di Giustizia invierà osservatori federali in tre città a forte maggioranza democratica, tra cui Lansing, durante le primarie statali del 4 agosto. Il Michigan ospita a novembre una corsa molto contesa per il Senato e, proprio a Lansing, un seggio della Camera in bilico che entrambi i partiti considerano decisivo. A fine giugno la FEMA, l'agenzia federale per la gestione delle emergenze, ha pubblicato nuovi requisiti che impongono agli stati di rivedere il modo in cui organizzano le elezioni, pena la perdita dei fondi federali antiterrorismo assegnati dal Dipartimento della Sicurezza Interna, da cui la FEMA dipende.
"Trump ha adottato un approccio che coinvolge l'intero governo per influenzare i risultati elettorali", ha detto a MS NOW Mark Blumberg, che per vent'anni ha indagato sui casi di diritto di voto nella divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia. "Potrebbe essere assolutamente catastrofico". Oltre a Pulte, Trump ha nominato procuratore generale ad interim Todd Blanche, il suo ex avvocato difensore, e ha messo alla guida dell'FBI Kash Patel, un suo ex collaboratore alla Casa Bianca. Secondo gli esperti di elezioni, i tre non hanno alcun ruolo legale nell'amministrazione del voto o nel conteggio delle schede: possono indagare sulle interferenze straniere, ma la Costituzione stabilisce che fissare le regole del voto e contare le schede spetta solo ai funzionari statali e locali, in alcuni casi al Congresso.
Con un ordine esecutivo della scorsa primavera Trump ha provato a riscrivere unilateralmente le regole elettorali federali e a usare il servizio postale per limitare chi può votare, una cosa mai tentata da nessun presidente nella storia americana. Nei giorni scorsi la sua amministrazione ha anche svuotato la commissione federale che aiuta gli stati a organizzare le elezioni, licenziandone i due commissari democratici.
All'inizio dell'anno l'allora direttrice dell'intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, accompagnò gli agenti dell'FBI che, con un mandato firmato da un giudice, portarono via centinaia di scatoloni di schede e registri elettorali del 2020 da un seggio della contea di Fulton, in Georgia, un'area a forte maggioranza democratica. Gli esperti temono che Pulte possa fare qualcosa di simile il giorno del voto di novembre: ottenere un mandato, presentarsi in un seggio e assistere al sequestro di registri e macchine per il voto da parte dell'FBI, con la motivazione di un'indagine federale su presunte interferenze straniere. Per Jessica Marsden, legale dell'organizzazione non profit Protect Democracy, un'operazione del genere potrebbe interrompere il voto o il conteggio dei risultati. I democratici chiederebbero probabilmente ai giudici federali di ordinare la restituzione delle macchine, citando una legge del 1948 che vieta ad agenti federali armati e soldati di entrare nei seggi.
Marsden sta invitando i funzionari elettorali locali a chiedere fin da ora ai legali e alle forze dell'ordine di stati e contee come risponderebbero se l'FBI provasse a sequestrare con la forza macchine, registri o schede, in modo da proteggere la catena di custodia del materiale elettorale fino alla proclamazione dei risultati. Tra gli altri scenari che gli esperti considerano possibili ci sono osservatori del Dipartimento di Giustizia che a Detroit e Lansing annunciano presunti voti di non cittadini e raid dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, nelle aree democratiche di stati in bilico come Texas e Georgia, che scoraggerebbero il voto dei cittadini naturalizzati per paura di un arresto. "Non ha precedenti", ha detto Marsden. "Se nel 2010 mi aveste detto che avremmo fatto questa conversazione, non ci avrei creduto".
