L'idea di JD Vance come erede non piace a Trump

A Meet the Press la giornalista dice che il vicepresidente è il favorito per il dopo-Trump, mentre Rubio non si muove e l'idea di un successore designato infastidisce il presidente.

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L'idea di JD Vance come erede non piace a Trump
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Il favorito nella corsa alla Casa Bianca del 2028 è già il vicepresidente JD Vance e l'unico in grado di rovinargli i piani è lui stesso. Lo ha detto la giornalista Maggie Haberman a Meet the Press, il programma di approfondimento politico della domenica, aggiungendo che la prospettiva di un erede già designato non entusiasma il presidente Donald Trump.

Haberman era in studio con il collega Jonathan Swan, con cui ha scritto Regime Change: Inside the Imperial Presidency of Donald Trump, un'inchiesta sulla presidenza di Trump ricca di retroscena sulla Casa Bianca. Stando a quanto i due hanno raccolto, niente indica che Marco Rubio, anch'egli tra i possibili successori, stia facendo le mosse di chi vuole davvero candidarsi. La corsa resta così nelle mani di Vance, una situazione che non piace a Trump, al quale non va a genio l'idea che qualcuno arrivi dopo di lui.

Vance si è mostrato disposto a dire a Trump cose che il presidente non vuole necessariamente sentire, un tratto che rende il loro rapporto, nelle parole di Haberman, "davvero interessante". Su tutto pesa la decisione di attaccare l'Iran: secondo la giornalista nessuno dei principali consiglieri di Trump e nessun membro del suo governo riteneva che fosse una buona idea, ma Vance è stato l'unico a opporsi apertamente e a discuterne direttamente con il presidente. La sua presa di posizione ha irritato Trump e gli è costata nel rapporto personale, ma resta l'unico ad aver davvero smosso le acque.

Trump ama giocare con chi lo circonda e da tempo mette alla prova le persone chiedendo "Chi preferisci? Marco o JD Vance?", ha detto Haberman. Nel libro i due raccontano una scena dello scorso ottobre, durante una cena nella Blue Room della Casa Bianca con il magnate dei media Rupert Murdoch e altri invitati, tra cui Vance e Rubio. Trump ha chiesto a Murdoch cosa pensasse di Vance e lui, che non lo avrebbe voluto come vicepresidente, ha risposto che JD ha le potenzialità per diventare grande. Alla domanda su Rubio ha replicato seccamente "Marco è brillante".

Tutto questo non significa che Rubio abbia reali possibilità di scalzare Vance. "Non credo servisse granché a far pendere la bilancia", ha aggiunto Haberman, a segnalare quanto il confronto fosse già squilibrato a favore del vicepresidente.

Nella trasmissione Swan ha parlato anche delle elezioni di metà mandato del prossimo autunno, il voto che a metà del mandato presidenziale rinnova l'intera Camera e un terzo del Senato. Alla domanda se Trump sia davvero preoccupato di vincerle, ha negato che il presidente sia del tutto indifferente, ma ha aggiunto che i suoi collaboratori più stretti vorrebbero che la cosa gli importasse di più.

Swan ha ricordato un commento rivelatore fatto da Trump lo scorso anno, dopo i pessimi risultati dei repubblicani nelle elezioni locali e statali. Molti, aveva detto allora il presidente, sostenevano che il partito non potesse vincere senza il suo nome sulla scheda. Per lui era "un grande onore".

Guardando avanti, ha proseguito Swan, il presidente non vuole certo essere di nuovo messo in stato d'accusa, la procedura con cui la Camera può incriminarlo, ma sa che non verrebbe comunque rimosso: la condanna e l'allontanamento dalla carica spettano al Senato, dove serve una maggioranza di due terzi che i suoi avversari non hanno. "Non esiste alcun universo in cui venga condannato", ha detto.

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