Tucker Carlson vuole aiutare a costruire un terzo partito negli Stati Uniti

L'ex volto di Fox News ha rotto con il presidente e con il Partito Repubblicano per la guerra con l'Iran. Esclude però una candidatura: "Non voglio essere un candidato"

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Tucker Carlson vuole aiutare a costruire un terzo partito negli Stati Uniti
Gage Skidmore, 2026, Flickr, CC BY-SA 4.0

Tucker Carlson, uno dei commentatori conservatori più influenti degli Stati Uniti, ha detto che contribuirà a creare un nuovo partito politico dopo l'addio al Partito Repubblicano. "Aiuterò a costruire un terzo partito", ha dichiarato l'ex volto di Fox News, la grande rete televisiva conservatrice, in un'intervista alla Columbia Journalism Review, la rivista di giornalismo della Columbia University, pubblicata mercoledì. "Dovrebbe esserci uno sforzo in buona fede per capire che cosa fa bene al Paese", ha aggiunto, escludendo però una candidatura: "Non voglio essere un candidato".

Per Carlson le uniche questioni che contano davvero sono "guerra e finanza" e su entrambe, ha detto, democratici e repubblicani si muovono all'unisono: "Non è una democrazia. È uno Stato a partito unico che si spaccia per una democrazia e deve essere spezzato. Ci sarà un terzo partito e farò tutto il possibile perché nasca". Il nuovo partito dovrebbe mettere al primo posto le condizioni di vita degli americani: "Se guadagni 60.000 dollari l'anno sei degradato. La tua aspettativa di vita è diminuita e la promessa della vita dei tuoi figli probabilmente è svanita". E ancora: "Ufficialmente non mi importa di Hamas. Il governo degli Stati Uniti dovrebbe avere come prima priorità il benessere del suo popolo". Tra le possibili politiche della nuova formazione ha citato la chiusura totale delle frontiere: "Sono per meno immigrazione. Anzi, sono per fermare tutta l'immigrazione oggi stesso. Non so come si possa giustificare l'immigrazione quando metà dei lavori da ufficio sta scomparendo per via dell'intelligenza artificiale". Secondo Carlson l'immigrazione alimenta la disoccupazione, una tesi che molti economisti contestano.

Carlson è stato a lungo uno degli alleati più stretti del presidente: nel 2024 era spesso al suo fianco in campagna elettorale e spinse perché scegliesse JD Vance come candidato vicepresidente. Ha rotto con Trump dopo l'inizio della guerra con l'Iran, a fine febbraio, accusandolo di aver tradito la promessa elettorale di tenere gli Stati Uniti fuori dai conflitti; secondo Carlson, che ha raccontato di aver provato personalmente a dissuadere il presidente dall'intervento militare, a spingere Trump verso l'attacco sono stati i donatori filo-israeliani. Ad aprile ha detto di sentirsi "tormentato" per il sostegno dato in passato al presidente e da mesi i due non si parlano: "Non gli parlo da quando è iniziata la guerra per il cambio di regime. Non mi interessa parlargli". Il conflitto è oggi in gran parte sospeso da un fragile cessate il fuoco.

Il mese scorso Carlson aveva annunciato l'uscita dal Partito Repubblicano, che ha detto di aver difeso per 35 anni, sostenendo che sotto Trump il partito ha perso i principi "America First", cioè l'idea di mettere gli interessi nazionali davanti a tutto. Nelle scorse settimane ha aggiunto in un podcast che non c'è "nessuna possibilità" che sostenga repubblicani o democratici alle elezioni di metà mandato di novembre, in cui si rinnovano la Camera e parte del Senato. Carlson è uno dei volti principali dell'ala nazionalista-isolazionista della destra americana, che accusa Trump di non aver rotto abbastanza nettamente con il partito dell'era Bush e con la sua eredità di guerre all'estero; la sua corrente giudica non abbastanza radicali perfino le politiche migratorie del presidente e ha attaccato il rapporto degli Stati Uniti con Israele con toni che secondo alcuni critici hanno sdoganato antisemitismo e teorie del complotto.

L'annuncio arriva mentre entrambi i partiti sono in fermento: la sinistra radicale avanza tra i democratici, con una base arrabbiata per la linea dei vertici su Israele dopo la guerra a Gaza, mentre i repubblicani sono divisi sulla gestione della guerra con l'Iran. Quanto il progetto di Carlson sia concreto però non è chiaro. Il Guardian scrive che è difficile capire se stia descrivendo un piano già avviato o stia solo ragionando ad alta voce: nell'intervista non ha dato dettagli sul nuovo partito. Le sue parole contraddicono quelle di maggio, quando al New York Times aveva detto: "Dovrebbe esserci un partito che parli per la maggior parte delle persone. Sarò io a costruirlo? Assolutamente no". E alla domanda se si stia posizionando strategicamente come contraltare di un Partito Repubblicano dominato da Trump, ha risposto: "Non sono strategico in alcun modo. Prendo quasi tutte le decisioni in base al fiuto e all'istinto".

Le critiche pubbliche e insistenti a Trump hanno alimentato l'ipotesi che Carlson si prepari a una corsa in proprio, ma lui ha sempre negato ambizioni politiche: "Non sono un politico, questo è certo. Non sono un rivale di Trump per il potere. Non ho alcun potere. Sono uno che conosce Trump, lo conosco bene e da molto tempo". In passato i rapporti tra i due si erano già incrinati e poi ricuciti: in un messaggio emerso da una causa per diffamazione intentata da Dominion Voting Systems, un produttore di macchine per il voto, Carlson scrisse di Trump "lo odio appassionatamente". Fox News lo licenziò nel 2023 dopo aver accettato di pagare 787,5 milioni di dollari per chiudere quella causa, nata dalla diffusione di notizie false sulle elezioni del 2020. Dopo la rottura sulla guerra, il presidente lo ha definito uno "svitato" e ad aprile ha scritto sul suo social Truth Social: "Era un uomo distrutto quando è stato licenziato da Fox e non è più stato lo stesso. Forse dovrebbe farsi vedere da un buon psichiatra!".

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