L'Esercito degli Stati Uniti non ha un capo di stato maggiore da quattro mesi, da quando il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha licenziato il generale Randy George, il più alto ufficiale in divisa della forza armata, senza spiegare il motivo. Non ci sono segnali che stia per riempire la casella e nel frattempo ha costretto ad andarsene almeno tre alti ufficiali che erano considerati possibili successori, come ha ricostruito il New York Times.
Il vuoto ai vertici arriva nel periodo più impegnativo dai tempi delle guerre in Iraq e Afghanistan per l'Esercito, la più numerosa delle forze armate americane. I soldati della difesa aerea sono in prima linea nel proteggere le truppe in Medio Oriente dagli attacchi missilistici iraniani, diventati sempre più sofisticati, mentre il comando in Europa fornisce intelligence e altro sostegno all'Ucraina contro la Russia.
Un modo per misurare quel vuoto è contare i generali a quattro stelle, il grado più alto dell'Esercito americano, riservato a chi guida i comandi principali. A gennaio 2025, quando Hegseth si è insediato, erano dieci in servizio attivo. Oggi sono cinque, il numero più basso da decenni. Alcuni di quegli incarichi sono stati affidati a ufficiali di altre forze armate, altri sono stati eliminati e altri ancora restano vuoti da mesi. Oltre a George, Hegseth ha licenziato o costretto alle dimissioni una mezza decina di alti ufficiali, una generazione di comandanti tra i più esperti sul campo.
Anche Daniel P. Driscoll, il segretario dell'Esercito e cioè il vertice civile della forza armata, dovrebbe lasciare l'amministrazione nei prossimi mesi e ha già traslocato dalla grande casa che affittava a Fort Myer, appena fuori Washington. Fino a poco tempo fa era considerato uno dei possibili sostituti di Hegseth, nel caso in cui il segretario alla Difesa avesse deciso di dimettersi o fosse caduto in disgrazia con il presidente Donald Trump. La sua uscita è stata anticipata dal Wall Street Journal.
Driscoll e George avevano lavorato insieme per preparare l'Esercito a un campo di battaglia pieno di droni. Alla fine dello scorso anno la Casa Bianca aveva chiesto a Driscoll di avere un ruolo di primo piano nel tentativo di chiudere un accordo di pace per la guerra in Ucraina. Quei negoziati si sono in gran parte arenati, la spinta alla modernizzazione rapida è stata ridimensionata e oggi Driscoll e Hegseth quasi non si parlano.
Il comando che si occupa della trasformazione e dell'addestramento dell'Esercito (il Transformation and Training Command) è senza guida da mesi. L'estate scorsa Hegseth aveva scelto il generale David M. Hodne per guidarlo e otto mesi dopo lo ha licenziato, di nuovo senza spiegazioni. Quel comando è responsabile dell'addestramento e dell'equipaggiamento delle unità di terra, comprese le squadre che manovrano i Patriot, i sistemi antimissile che sono la principale difesa contro i missili balistici iraniani lanciati sulle basi americane in Medio Oriente.
Con il passare dei mesi di guerra l'Iran è diventato un avversario più abile e ha imparato a eludere i sistemi americani con missili capaci di cambiare rotta all'improvviso. Il 17 luglio un missile iraniano ha colpito i moduli abitativi prefabbricati di una base americana in Giordania, uccidendo tre soldati e ferendone più di cento. Per rispondere agli attacchi l'Esercito sta consumando le sue scorte già scarse di intercettori Patriot.
A luglio Hegseth ha declassato a incarico da tre stelle il comando delle truppe di terra americane in Europa, guidato dal generale Christopher T. Donahue. Il risultato è che l'ufficiale, se non otterrà un altro incarico a quattro stelle, sarà costretto ad andare in pensione. Il giorno in cui è iniziata la guerra l'Iran aveva lanciato ondate di droni Shahed, gli stessi usati dai russi. Uno di quegli attacchi aveva colpito una base dell'Esercito in Kuwait uccidendo sei soldati. Il comando di Donahue, che aveva studiato le lezioni della guerra in Ucraina, aveva addestrato ed equipaggiato squadre specializzate nella difesa dai droni, mandate subito in Medio Oriente.
Come capo di stato maggiore George era responsabile dell'addestramento e dell'equipaggiamento delle unità dell'Esercito in tutto il mondo e tra i suoi compiti c'era accelerare l'acquisto di munizioni critiche come gli intercettori Patriot e i sistemi di artiglieria ATACMS, le armi terrestri di cui oggi c'è penuria. George non è mai riuscito a costruire un rapporto con Hegseth, arrivato al Pentagono con una profonda diffidenza verso i vertici dell'Esercito che nasce dalla sua storia personale. Dopo aver prestato servizio in Iraq e Afghanistan, Hegseth era stato costretto a lasciare la Guardia Nazionale (il corpo di riservisti che dipende dai singoli Stati e può essere mobilitato dal governo federale) per alcuni tatuaggi giudicati estremisti. "L'esercito che amavo, per cui ho combattuto, che veneravo", ha scritto in un libro del 2024, "mi ha sputato fuori".
A ottobre scorso Hegseth ha spinto fuori il generale James Mingus, vice capo di stato maggiore dell'Esercito, un anno prima della scadenza naturale del suo incarico. Al suo posto Hegseth e la Casa Bianca hanno nominato il generale Christopher LaNeve, che era il principale consigliere militare del segretario alla Difesa, per il ruolo di numero due della forza armata, quello che sovrintende alle operazioni quotidiane.
L'assenza di una spiegazione per l'estromissione di Mingus ha irritato una parte del Senato e ha peggiorato i rapporti già tesi tra Hegseth, l'Esercito e il Congresso. Alcuni parlamentari, insoddisfatti anche della scarsa trasparenza sulle scorte di munizioni, hanno messo un blocco sulla nomina di LaNeve: al Senato americano un singolo senatore può congelare a tempo indeterminato la conferma di un incarico e questo di fatto ha impedito al generale di prendere possesso del posto.
Hegseth in un primo momento ha accusato George di essere d'accordo con i parlamentari che avevano imposto il blocco. L'accusa era falsa, secondo funzionari del Congresso: George aveva anzi insistito con i senatori perché lasciassero passare la nomina, per il bene dell'Esercito e dei suoi rapporti con Hegseth. LaNeve ha giurato come vice capo di stato maggiore a febbraio e meno di due mesi dopo Hegseth ha licenziato George con una telefonata di quindici secondi.
Oggi LaNeve è la scelta di Hegseth per guidare l'Esercito, ma non ha abbastanza sostegno tra i repubblicani del Senato per essere confermato. I generali e gli ammiragli nominati al vertice delle forze armate di solito ottengono un voto unanime o quasi. A bloccarne l'ascesa è anche Joni Ernst, senatrice repubblicana dell'Iowa che ha prestato servizio per ventidue anni nella Guardia Nazionale del suo Stato. In cambio del suo appoggio alla nomina di LaNeve a vice capo di stato maggiore, l'autunno scorso, era convinta che Hegseth le avesse garantito che George, anche lui dell'Iowa, avrebbe completato il mandato da capo di stato maggiore fino alla metà del 2027.
Dopo il licenziamento di George, Ernst ha telefonato a Trump per protestare e gli ha detto che il generale era uno dei migliori ufficiali dell'Esercito e che i suoi genitori avevano votato per lui. Il presidente le ha risposto che la decisione era stata di Hegseth. "Di' al generale che mi dispiace", ha detto Trump.
Per ora LaNeve ricopre insieme il ruolo di vice capo di stato maggiore e quello di capo di stato maggiore facente funzione, due incarichi a quattro stelle che richiedono entrambi un impegno a tempo pieno. Senza una guida stabile, secondo i critici, l'Esercito rischia di restare indietro rispetto ad avversari come Russia e Cina, che stanno integrando rapidamente intelligenza artificiale e nuovi droni nelle loro formazioni. "Svuotare i leader più provati sul campo e più letali in tempo di guerra significa che i soldati sono meno al sicuro e che abbiamo meno probabilità di vincere", ha detto Pat Ryan, deputato democratico di New York ed ex ufficiale dell'intelligence dell'Esercito.
La preoccupazione di lungo periodo, dicono funzionari militari e del Congresso, è che i licenziamenti mandino un messaggio: chi dà un parere militare franco o non supera i test ideologici non ha posto in una forza armata che dovrebbe restare fuori dalla politica. "Stiamo facendo un danno generazionale all'idea che i militari siano un'organizzazione apolitica e affidabile, che giura fedeltà alla Costituzione e non a un presidente", ha aggiunto Ryan.
L'ufficio di Hegseth ha rimandato all'Esercito le domande sui licenziamenti e sull'assenza di vertici. L'Esercito non ha voluto commentare la posizione di Driscoll, spiegando di non fare speculazioni sui "cambi ai vertici". In una nota la forza armata ha ridimensionato l'impatto delle rimozioni: "I leader dell'Esercito incarnano i più alti standard di dovere, altruismo ed eccellenza professionale", ha detto la portavoce Cynthia O. Smith, aggiungendo che stanno "portando avanti attivamente la missione dell'Esercito" e che la modernizzazione resta nei tempi previsti.
Nel suo primo messaggio importante alla truppa, pubblicato online la settimana scorsa, LaNeve ha scritto che l'Esercito deve prepararsi a "padroneggiare un ambiente operativo che appare radicalmente diverso dai campi di battaglia di ieri". Nelle conversazioni con gli alti ufficiali, però, ha detto di temere che la spinta alla modernizzazione dei suoi predecessori abbia trascurato le capacità di combattimento di base e ha parlato della necessità di tornare ai fondamentali. "Ogni scorciatoia nell'addestramento e ogni cedimento nella disciplina si pagheranno con il sangue", ha avvertito.
