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Le promesse tradite di Haley Stevens: lo staff si dimette e i Dem la scaricano
La deputata Haley Stevens in una fotografia del 20 marzo 2026 diffusa dalla sua campagna per il Senato. Credito: Haley Stevens for Senate / Flickr — CC BY-NC-ND 4.0, foto ritagliata.
Elezioni 6 min di lettura

Le promesse tradite di Haley Stevens: lo staff si dimette e i Dem la scaricano

Fino a sabato sera la deputata aveva assicurato a Schumer, Raskin e al suo staff che non avrebbe sostenuto il repubblicano Rogers. Dopo l'annuncio dell'endorsement i suoi collaboratori si sono dimessi e il Partito Democratico del Michigan l'ha scaricata.

Fino a sabato sera Haley Stevens aveva assicurato a dirigenti e collaboratori democratici che non avrebbe appoggiato Mike Rogers. Lo aveva promesso al leader dei democratici al Senato Chuck Schumer, alla governatrice del Michigan Gretchen Whitmer, alla deputata Debbie Dingell e al proprio staff. Al deputato del Maryland Jamie Raskin, con cui aveva parlato per 25 minuti, aveva detto che la sera delle elezioni avrebbe festeggiato insieme al suo partito. La mattina dopo, invece, la deputata democratica, sconfitta ad agosto da Abdul El-Sayed alle primarie per il Senato, è entrata in una chiesa di Detroit al fianco del candidato repubblicano. Poco dopo ha annunciato il proprio endorsement a Rogers con un video su X, a due giorni dal voto di martedì 3 novembre.

Il Washington Post ha ricostruito le ore precedenti all'annuncio. Ancora sabato sera Stevens aveva detto all'ex governatore del Michigan Jim Blanchard, suo amico di lunga data, che l'indomani avrebbe partecipato insieme a El-Sayed a una funzione alla Greater Emmanuel Institutional Church of God in Christ di Detroit. Gli aveva persino mandato l'indirizzo per messaggio. L'appuntamento, con il deputato del South Carolina Jim Clyburn, uno dei politici afroamericani più influenti degli Stati Uniti, avrebbe dovuto chiudere gli strascichi delle primarie e mostrare i due democratici uniti davanti agli elettori neri, che in quella consultazione avevano sostenuto Stevens.

Già venerdì, durante una cena, la deputata aveva detto a Blanchard che prima della funzione avrebbe diffuso una dichiarazione di sostegno a El-Sayed. "Aveva intenzione di fare la sua parte per il partito", ha raccontato l'ex governatore al Post. "Questa non è la Haley che conosco". Anche ai collaboratori aveva escluso un appoggio a Rogers. Quando alcuni di loro, preoccupati, le avevano chiesto se intendesse sostenerlo, aveva risposto per messaggio: "Oddio, perché mai pensate che lo farei?!!". Lo scambio è stato riferito per primo da Semafor.

Alla CNN Stevens aveva parlato di una "famiglia divisa", ribadendo di volere ancora la vittoria del candidato democratico Abdul El-Sayed. Il riferimento in questo caso era al fidanzato Jason Turkish, che mercoledì aveva annunciato il proprio sostegno a Rogers, accusando El-Sayed di non aver moderato i suoi toni su Israele. Secondo un amico della deputata sentito dal Post, Turkish, che è ebreo, avrebbe insistito per giorni perché anche lei desse il proprio endorsement al candidato repubblicano: le avrebbe ricordato il sostegno ricevuto dagli elettori ebrei del Michigan alle primarie, accusandola persino di averli "traditi".

La frattura tra Stevens ed El-Sayed risale alle primarie di agosto, vinte da quest'ultimo con meno di un punto percentuale di vantaggio. Proprio Israele era stato uno dei temi centrali della campagna: El-Sayed, che se eletto sarebbe il primo senatore musulmano nella storia degli Stati Uniti, definisce senza mezzi termini come "genocidio" l'azione israeliana a Gaza, una posizione che aveva suscitato l'ira di Stevens. L'AIPAC, la principale lobby filoisraeliana americana, e i gruppi a essa collegati avevano speso decine di milioni di dollari per sostenere la deputata. Dopo la sconfitta, Stevens aveva comunque dato il suo sostegno ad El-Sayed, definendolo "un grande candidato", e aveva persino fermato i passanti per le strade di Detroit per invitarli a votarlo. Con il procedere della campagna, però, le sue dichiarazioni erano diventate sempre più fredde.

Lo scontro su Israele e l'esclusione dagli eventi

Lo scontro si è riacceso venerdì 30 ottobre, quando Stevens ha chiesto pubblicamente a El-Sayed di scusarsi per le sue dichiarazioni sugli aiuti americani a Israele e di condannare uno spot a suo sostegno, che lei considera antisemita. Il video era stato realizzato da Rebellion PAC, un comitato politico esterno alla campagna fondato da Cenk Uygur, cofondatore del programma online The Young Turks.

Lo spot mostra una coppia al supermercato: la donna invita il compagno a rimettere a posto le uova, dicendo che quei sette dollari devono essere accantonati "per uccidere i palestinesi". Il messaggio suggerisce che gli aiuti a Israele sottraggano risorse alle famiglie americane. Nel finale compaiono immagini di Benjamin Netanyahu e dei suoi alleati, contrapposte agli interessi degli elettori del Michigan: Rogers viene presentato come il candidato che li difende, mentre El-Sayed come quello che difende gli americani.

Lo spot non era stato acquistato per la trasmissione in televisione, ma era circolato online. Su X aveva superato i 7 milioni di visualizzazioni. Lo staff di El-Sayed aveva già precisato che il comitato non aveva alcun legame con la campagna e non parlava a nome del candidato. El-Sayed aveva poi risposto a Stevens accusandola di voler "riaprire una contesa per le primarie conclusa tre mesi fa". Quella sera lo staff l’aveva esclusa dagli eventi comuni fino al voto.

Dingell, che aveva contribuito a organizzare l'appuntamento con Clyburn, ha detto di aver chiesto a Stevens di non presentarsi: la lite stava distogliendo troppa attenzione dalla campagna elettorale e il vescovo si stava innervosendo, perché si trattava pur sempre di una funzione religiosa. Secondo Dingell, Stevens le aveva assicurato che avrebbe rispettato la richiesta.

Stevens ha poi dichiarato a Politico di aver deciso di sostenere Rogers dopo essere stata esclusa dagli eventi di El-Sayed e di averlo comunicato al candidato repubblicano soltanto domenica mattina. "Ha chiarito che non facevo parte della sua campagna, ne ho preso atto", ha detto. Nel video su X ha ripreso lo stesso argomento: El-Sayed "ha detto che non ero più benvenuta nella sua campagna" e "ha ragione".

Lo staff di Rogers sostiene però di essere stato colto di sorpresa. "L'abbiamo scoperto in tempo reale", ha dichiarato la portavoce Abby Ronson, spiegando che il team del candidato democratico aveva saputo dell'endorsement a favore di Stevens soltanto alla pubblicazione del video. Si tratta di un forte cambiamento di posizione visto che prima delle primarie, la deputata aveva detto che Rogers avrebbe avallato senza discutere "la pericolosa agenda di Donald Trump".

Dimissioni nello staff ed accuse tra i democratici

Le conseguenze sono arrivate nel giro di poche ore. Il capo di gabinetto di Stevens, Justin German, si è dimesso insieme a diversi collaboratori del suo ufficio al Congresso, dicendosi "sconvolto e con il cuore spezzato" e annunciando il proprio sostegno a El-Sayed. Il presidente del Partito Democratico del Michigan, Curtis Hertel, ha scritto su X che Stevens "non fa attualmente parte del Partito democratico del Michigan, né ne farà parte in futuro". Schumer, che l'aveva sostenuta alle primarie contro El-Sayed, ha parlato di "un tradimento spregevole".

Il presidente del Comitato Nazionale Democratico, Ken Martin, l'ha accusata di aver tradito i valori del partito, mentre il leader della minoranza democratica alla Camera, Hakeem Jeffries, ha diffuso una dichiarazione di sostegno a El-Sayed senza nominarla. Tra gli esponenti democratici nazionali c'è chi ritiene che la scelta possa segnare la fine della carriera politica di Stevens. Durante la conferenza stampa insieme a Rogers, un contestatore le ha urlato "traditrice"; poco dopo la deputata ha interrotto le risposte ai giornalisti e si è allontanata.

Mallory McMorrow, che aveva partecipato alle primarie contro Stevens ed El-Sayed, ha invece trascorso la mattina in chiesa con Clyburn, Dingell e altri democratici che nei giorni precedenti avevano parlato con la deputata. "Ha promesso direttamente a molte persone che non l'avrebbe fatto. Ha mentito e ha voltato le spalle a tutti", ha detto McMorrow.

Raskin si è detto ad Axios "sbalordito" dal fatto che Stevens gli avesse "detto una cosa ieri sera" per poi cambiare idea il giorno dopo. Ha aggiunto di provare "un forte senso di tradimento" per una decisione arrivata a ridosso di elezioni così importanti. Il deputato californiano Jared Huffman ha definito l'appoggio a Rogers "patetico, meschino, egoista, folle". Il collega Sam Liccardo ha commentato: "Ho visto autoimmolazioni più piacevoli". La deputata dell'Arizona Adelita Grijalva ha detto che Stevens "ha mostrato il suo vero volto" e che gli elettori del Michigan l'avevano già capito: per questo, a suo giudizio, aveva perso le primarie.

Non tutti, però, attribuiscono la responsabilità a Stevens. Un deputato democratico centrista ha detto ad Axios che questo è "quello che succede all'estrema sinistra quando si mette contro i centristi", pur precisando che al suo posto non avrebbe fatto la stessa scelta. Un altro ha accusato El-Sayed di aver "creato questo caos": "Avrebbe dovuto semplicemente condannare lo spot e invitarla in chiesa". Il candidato, da parte sua, ha liquidato la questione dicendo ai giornalisti di non pensare a Stevens.

Tra i repubblicani, invece, l'annuncio è stato accolto con entusiasmo. Il Senate Leadership Fund, il principale super PAC a sostegno dei candidati repubblicani al Senato, ha inviato ai giornalisti una foto di Rogers e Stevens seduti insieme in chiesa, sorridenti. Anche il presidente Trump ha definito la decisione di Stevens come "coraggiosa" e ha detto che gli "piacerebbe" averla nel Partito Repubblicano. Lo Speaker repubblicano della Camera Mike Johnson ha dichiarato di averle mandato un biglietto dopo l'annuncio.

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