Le minacce di Trump contro l'Oman hanno messo in allarme gli alleati del Golfo

Il presidente americano ha accusato il sultanato dell'Oman, storico mediatore tra Washington e Teheran, di sostenere il piano iraniano per imporre pedaggi sui passaggi nello Stretto di Hormuz. Cresce l'inquietudine tra gli alleati regionali degli Stati Uniti.

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Le minacce di Trump contro l'Oman hanno messo in allarme gli alleati del Golfo

Nelle scorse settimane Donald Trump ha minacciato l'Oman, storico alleato degli Stati Uniti e tradizionale mediatore tra Washington e Teheran, accusandolo di sostenere il piano iraniano per imporre pedaggi alle navi che attraversano lo Stretto di Hormuz. La dichiarazione ha allarmato gli alleati del Golfo e riacceso i timori sull'imprevedibilità della politica estera americana.

In un primo momento, a Muscat alcuni hanno pensato che il presidente avesse commesso un errore e volesse in realtà riferirsi all'Iran. Poi il Dipartimento di Stato americano ha diffuso un video in cui Trump avvertiva l'Oman di "comportarsi come tutti gli altri o saremo costretti a farli saltare in aria". La minaccia è arrivata appena due anni dopo l'annuncio, da parte dell'azienda di famiglia di Trump, della costruzione di un hotel di lusso e di un resort di golf da 500 milioni di dollari nel Paese, presentato come un progetto destinato a rafforzare lo "status dell'Oman come destinazione globale di primo piano".

La crisi nello Stretto di Hormuz

Secondo gli analisti, la minaccia del presidente statunitense nasce dalla frustrazione di Trump per il fallimento dei tentativi americani di costringere l'Iran a riaprire lo Stretto di Hormuz. La chiusura della via d'acqua, da cui transitava prima della guerra circa un quinto del petrolio e del gas mondiale, ha provocato una crisi energetica globale. Non ottenendo risultati mediante su Teheran, il presidente avrebbe rivolto la sua pressione sugli alleati della regione.

"Nella sua ricerca di un qualsiasi guadagno strategico dalla guerra con l'Iran, Trump ora ha deciso di fare pressione sui Paesi che secondo lui gli devono qualcosa, come l'Arabia Saudita, o che complicano i suoi sforzi, come l'Oman", ha dichiarato al Financial Times Emile Hokayem dell'International Institute for Strategic Studies.

Trump ha anche sostenuto che dovrebbe essere "obbligatorio" per i Paesi arabi e musulmani, tra cui Arabia Saudita, Pakistan e Qatar, normalizzare i rapporti con Israele come parte di un accordo con l'Iran. Molti di questi Stati, però, attribuiscono a Israele la responsabilità della guerra e legano la normalizzazione alla nascita di uno Stato palestinese.

La neutralità di Muscat e la diffidenza del Golfo

L'Oman si è costruito nel tempo una reputazione di partner affidabile, al quale Washington si è rivolta più volte per aprire canali di dialogo con l'Iran. Muscat stava ancora svolgendo quel ruolo fino al giorno prima dell'ingresso degli Stati Uniti nella guerra al fianco di Israele. Dall'inizio del conflitto, il sultanato dell'Oman ha cercato di restare neutrale, ma ha irritato Washington criticando apertamente la guerra e definendola illegale.

Il Ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi ha scritto su X che la neutralità del Paese è "la pietra angolare della nostra sicurezza nazionale". Albusaidi, che aveva guidato la mediazione tra Stati Uniti e Iran prima del conflitto, ha poi spiegato che l'Oman stava lavorando con Teheran per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto.

Una persona informata sui colloqui ha precisato che Muscat non ha mai preso in considerazione l'ipotesi di pedaggi, ma sta valutando "tariffe legali per servizi resi in futuro", legate alla tutela ambientale e alla sicurezza della navigazione. Il Segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha però subito minacciato sanzioni contro l'Oman, o contro chiunque faciliti l'introduzione di pedaggi nello Stretto. In seguito ha riferito che l'ambasciatore omanita lo aveva rassicurato: Muscat non aveva "alcun piano" in tal senso.

L'Oman ha resistito anche alle pressioni americane per aderire agli Accordi di Abramo ed è l'unico Stato del Golfo a non aver sottoscritto il cosiddetto Board of Peace, l'organismo al centro del piano voluto da Trump per la ricostruzione di Gaza.

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