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Le città americane che hanno detto sì alla droga ora fanno marcia indietro
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Le città americane che hanno detto sì alla droga ora fanno marcia indietro

Dal 2014 al 2024 sono morti per overdose 862mila americani. A Seattle e Burlington la riduzione del danno ha consegnato parchi e strade allo spaccio. Ora diverse città democratiche tornano indietro

Dal 2014 al 2024 sono morti per overdose circa 862mila americani, più del doppio del decennio precedente. Nelle città che hanno spinto più a fondo sulle politiche di riduzione del danno la mortalità è cresciuta nettamente e resta molto sopra i livelli del passato anche dopo i cali degli ultimi due anni.

Secondo un'analisi pubblicata sull'Atlantic, in città come Seattle e Burlington quelle politiche hanno consegnato parchi e marciapiedi al consumo di droga. Ora una parte della classe politica progressista che le aveva volute sta tornando sui suoi passi.

La riduzione del danno è nata cinquant'anni fa nei Paesi Bassi, dove i tossicodipendenti si organizzarono in sindacati come il Junkiebond di Rotterdam per distribuire siringhe pulite e contestare l'obbligo dell'astinenza. Le sue idee di base hanno un consenso largo. A Bushwick, quartiere di Brooklyn, nel 1991 il tasso di infezione da HIV tra chi si iniettava eroina aveva superato il 50% e gli attivisti che rischiavano l'arresto per consegnare aghi puliti salvarono molte vite.

Il passaggio successivo fu più radicale: sostenere che i tossicodipendenti dovessero poter usare droga senza timore di essere arrestati.

Il primo centro autorizzato per il consumo in Nord America aprì nel 2003 a Vancouver, in Canada, quando il Partito Liberale creò un'eccezione alle leggi federali sugli stupefacenti. Nel Downtown Eastside, un quartiere portuale degradato, i consumatori potevano portare la propria eroina in una struttura da tredici posti dove il personale distribuiva aghi puliti e acqua sterile ed era addestrato a bloccare le overdose. Gli studi registrarono meno casi di AIDS e meno morti.

Cambiò anche il lessico della sanità pubblica. La parola tossicodipendente venne giudicata stigmatizzante e sostituita da "persone che usano droghe", chi assumeva sostanze non ne "abusava" più e chi risultava positivo a un test non lo "falliva".

Keith Humphreys, professore di psichiatria e scienze comportamentali a Stanford ed ex consulente del presidente Barack Obama, sostiene gli scambi di siringhe e si oppone all'incarcerazione di massa dei consumatori. Quando però ricorda che la politica sulle droghe deve tenere conto dell'impatto sulle comunità, viene liquidato da alcuni critici come un reazionario. I loro argomenti, ha detto all'Atlantic, "assomigliano molto di più a quelli sul diritto alle armi e sul rifiuto dei vaccini".

Il modello di Vancouver ha generato decine di centri per il consumo in tutto il Canada. La British Columbia (la provincia sulla costa del Pacifico) si è spinta oltre con il programma "safer supply", cioè fornitura più sicura, in cui società fondate da ex funzionari pubblici distribuiscono gratuitamente oppioidi legali come l'idromorfone, molto più potente dell'eroina, ritirabili in farmacia e da distributori automatici dedicati.

Nel 2023 la provincia ha depenalizzato il possesso di piccole quantità di alcune droghe pesanti. Un ospedale ha ordinato agli infermieri di non sequestrare fentanyl o metanfetamina ai pazienti e di non impedire ai sospetti spacciatori di far loro visita. Quando la British Columbia ha vietato il consumo entro quindici metri da parchi, aree gioco e piscine, la corte suprema provinciale ha bloccato la legge perché poteva causare un "danno irreparabile" ai consumatori.

"I sostenitori della riduzione del danno avevano la forza di un bulldozer", ha detto all'Atlantic Julian Somers, che studia le dipendenze alla Simon Fraser University.

Molti consumatori hanno imparato ad aggirare il sistema. Ottenevano quindici o più pillole di idromorfone al giorno e le rivendevano agli spacciatori in cambio di fentanyl più forte, mentre gli spacciatori rimettevano le pillole sul mercato. Un'inchiesta del National Post ha calcolato che nelle città con il safer supply i prezzi delle pillole sul mercato nero sono crollati del 70% o più, cosa che ha allargato il bacino dei dipendenti.

Le overdose mortali in British Columbia sono passate da 369 nel 2014 a oltre 2.500 nel 2023. L'anno scorso sono scese a 1.826, un dato che resta quasi nove volte più alto di quello di quindici anni prima.

La provincia sta ora rivedendo il proprio esperimento. Dal 2025 chi riceve i farmaci del safer supply deve consumarli davanti al farmacista e all'inizio di quest'anno il programma di depenalizzazione è scaduto. Nel 2024 il primo ministro provinciale ha nominato lo psichiatra Daniel Vigo consulente scientifico capo sulle droghe tossiche, un incarico da cui ha parlato dei danni al cervello provocati dalle overdose ripetute e ha proposto il trattamento obbligatorio per una parte dei tossicodipendenti.

"È come se ci fossimo dimenticati che l'obiettivo era impedire alle persone di diventare dipendenti", ha detto Vigo alla rivista, aggiungendo poi che "la riduzione del danno crea problemi quando smette di essere una parte di una strategia complessiva e diventa un movimento ideologico".

Uno studio recente ha rilevato che dopo la chiusura di un centro per il consumo in Alberta le overdose mortali non sono cresciute e più tossicodipendenti hanno chiesto di essere curati. Anche sulle cure imposte per legge, presentate spesso come un ritorno alla logica carceraria, molti dati mostrano che chi entra in un percorso obbligatorio ha le stesse probabilità di restare pulito e di non essere arrestato di nuovo rispetto ai pochi che chiedono aiuto spontaneamente.

Vancouver resta comunque il riferimento degli amministratori progressisti americani. New York ha aperto due centri per il consumo nel 2021 e il Rhode Island ne ha aperto uno a Providence nel 2024, citando in entrambi i casi l'esperienza canadese. Il parlamento dello stato di Washington ha nominato un gruppo di lavoro che nel 2025 ha raccomandato di creare una fornitura legale di narcotici per i tossicodipendenti, richiamando più volte il programma di Vancouver.

Il consiglio comunale di Burlington, in Vermont, ha approvato l'anno scorso l'apertura di un centro, finanziato con circa 2 milioni di dollari che lo stato ha ottenuto da un accordo giudiziario nazionale sugli oppioidi. L'organizzazione scelta per gestirlo ha scritto che Vancouver "resta la fonte di gran parte delle prove" sui benefici di queste strutture.

Burlington ha meno di 45mila abitanti e nel 2024 ha registrato 585 overdose, 28 delle quali mortali, più del doppio del tasso pro capite di overdose mortali di New York nello stesso anno. In tutto il Vermont i morti per overdose sono stati 170 l'anno scorso, il 37% in meno rispetto al picco del 2022 ma molto sopra i 78 del 2010. Lo stato ha leggi severe contro il possesso di eroina e cocaina, però a Burlington chi ne detiene piccole quantità viene raramente arrestato o processato.

Nel 2020 il consiglio comunale ha tagliato quasi un milione di dollari al bilancio della polizia locale, dopo una campagna degli attivisti per definanziarla. Sei anni fa la città aveva circa cento agenti, oggi ne ha meno di settanta. Il presidente del consiglio comunale Ben Traverse, un democratico critico verso la direzione presa dalla città, ha raccontato che nei fine settimana dopo mezzanotte a volte ci sono cinque agenti in servizio in tutta Burlington.

Sarah George, procuratrice della contea che comprende Burlington, nel 2022 ha annunciato che il suo ufficio non avrebbe più perseguito i casi in cui la polizia trovava droga fermando automobili per fanali rotti, vetri oscurati o patenti scadute, perché quei controlli potevano essere motivati da discriminazione razziale. Gli agenti possono comunque sequestrare e distruggere la sostanza e per la procuratrice tanto basta. È stata rieletta due volte e si candida per un terzo mandato.

George dice che i tossicodipendenti sono "raramente pericolosi" e che la crisi nasce dalla pandemia, dal costo delle case e da un'ondata di sfratti. Sul parco davanti al municipio, diventato luogo di consumo e di spaccio, la sua posizione è netta: "quel parco è ancora un posto molto sicuro". I tossicodipendenti, ha detto alla rivista, "non possono essere fatti sparire, fanno parte della nostra comunità".

La sindaca Emma Mulvaney-Stanak, del Vermont Progressive Party (il partito locale che governa la città da gran parte degli ultimi quarant'anni), difende le stesse politiche. Sostiene le indagini della polizia e della Drug Enforcement Administration, l'agenzia federale antidroga, contro gli spacciatori, ma dice che quel lavoro è vano perché ai capi arrestati subentrano subito altri.

L'estate scorsa si è opposta a una risoluzione del consiglio comunale che chiedeva di presidiare con la polizia il parco davanti al municipio, poi l'ha firmata mantenendo l'obiezione di fondo: "spostare e rimuovere le persone non è la soluzione". Ammette che un centro per il consumo può attirare in città altri tossicodipendenti e altri spacciatori, ma lo considera un rischio necessario. Sull'insofferenza dei cittadini è stata esplicita: "siamo affaticati dalla nostra compassione".

Contro la sindaca si sono schierati il governatore repubblicano Phil Scott e la commissaria alla sicurezza pubblica dello stato Jennifer Morrison, che nel 2020 ha guidato per sei mesi la polizia di Burlington prima di dimettersi, in parte per quella che ha descritto come cattiva gestione del comune. Su richiesta della città hanno mandato periodicamente la polizia statale a dare una mano in centro. Morrison ha detto all'Atlantic che normalizzare il consumo di droga e la dipendenza espone i giovani a conseguenze gravi.

Il negozio di attrezzatura sportiva Outdoor Gear Exchange ha dichiarato al parlamento del Vermont di aver perso circa 400mila dollari per taccheggio nel 2024. Il negozio di arredamento Homeport ne ha persi 95mila e ha dovuto assumere una guardia. L'anno scorso 170 imprenditori e ristoratori hanno scritto una lettera aperta alla sindaca per avvertire che la città era in crisi, chiedendo cure per i tossicodipendenti e non il carcere.

Una coalizione della sinistra locale, con sindacati, gruppi per la riduzione del danno e la sezione dei Democratic Socialists of America, ha risposto con una controlettera in cui accusava i commercianti e chiedeva loro di aprire i bagni e gli ingressi riparati ai consumatori. Chiedere più agenti, hanno scritto, avrebbe "danneggiato ancora di più i membri più vulnerabili della nostra comunità".

A Seattle gli elettori sembravano pronti a cambiare rotta già nel 2021, quando hanno eletto la repubblicana moderata Ann Davison avvocata della città (la carica che decide le imputazioni per i reati minori). Nello stesso anno è entrata nel consiglio comunale la democratica Sara Nelson, che da presidente dell'assemblea ha fatto approvare norme contro il consumo di droga in pubblico e contro lo spaccio in centro, ha aumentato le telecamere di sorveglianza e ha dirottato fondi verso le cure per le dipendenze disponibili senza attesa.

Nelson ha anche chiesto perché la contea di King spendesse milioni di dollari per distribuire kit con stagnola, pipe e istruzioni su come fumare fentanyl, che portavano stampata l'immagine di Martin Luther King Jr., da cui la contea prende il nome. In un'audizione del 2023 le ha risposto Amber Tejada, dipendente di un'organizzazione sanitaria non profit partner del comune, dicendo che uno dei principi chiave della riduzione del danno è "sostenere l'autonomia delle persone che usano droghe".

A novembre scorso gli elettori hanno bocciato sia Nelson sia Davison. I loro successori hanno criticato l'uso delle telecamere e si sono opposti alle norme che vietano ai consumatori recidivi di frequentare alcune zone della città.

Nella contea di King, che comprende Seattle, tra il 2016 e il 2025 sono morte 7.089 persone per overdose, sette volte il numero degli omicidi nello stesso periodo. Fra le politiche dei dirigenti locali e le richieste degli elettori la distanza è evidente. Nei sondaggi i residenti mettono criminalità e droga tra le loro preoccupazioni principali e in una rilevazione del Seattle Times di tre anni fa il 60% degli intervistati voleva che la polizia arrestasse chi consuma droga in luoghi pubblici.

La nuova sindaca Katie Wilson, socialista-democratica senza precedenti esperienze da eletta, ha aperto a una revisione parziale di quelle politiche. Prima di candidarsi ha scritto sul settimanale The Stranger che la debolezza principale del racconto della sinistra è "l'abitudine a sviare", che fa sembrare che la sinistra neghi la realtà delle strade.

Da quando si è insediata ha autorizzato lo sgombero dei grandi accampamenti nei parchi e a fine giugno ha promesso di colpire lo spaccio e il disordine nei quartieri di Little Saigon e Beacon Hill, con più agenti e con l'arresto di consumatori e spacciatori o la pressione perché accettino le cure. Così facendo ha rotto con molti dei suoi alleati e sarà giudicata sulla capacità di ripulire le strade.

A San Francisco il sindaco Daniel Lurie ha ordinato alla polizia di colpire gli spacciatori e di smantellare le tendopoli. A Philadelphia la sindaca Cherelle Parker ha mandato agenti nei quartieri più colpiti e ha istituito un tribunale per le dipendenze, che offre a chi commette un reato grave di droga per la prima volta di evitare il carcere entrando in un programma di cura. A Boston la sindaca Michelle Wu, che in passato guardava con favore ai centri per il consumo, ha ordinato lo sgombero degli accampamenti e ha cancellato dai suoi piani ogni riferimento a quelle strutture.

A Seattle il prezzo di ogni tentativo di ridurre il consumo di droga in pubblico lo hanno pagato i quartieri colpiti. Per anni, quando parchi e aree gioco diventavano piazze di spaccio, la città ha reagito recintandoli e togliendoli alle famiglie.

A maggio polizia e operai comunali sono tornati nel parco Jose Rizal per preparare i lavori di ristrutturazione e hanno smontato il gazebo dove i consumatori fumavano e si iniettavano droga, ridotto male dall'uso. Il comune non prevede di ricostruirlo e ha spiegato che il parco "è stato colpito da attività non conformi all'uso previsto". Anche la pensilina dell'autobus dietro l'angolo, dove i consumatori si radunavano giorno e notte, è stata rimossa per l'aumento di rifiuti e vandalismo.

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