La scelta della South Carolina come primo Stato a votare nelle primarie democratiche del 2028 ha aperto una rivolta nell'ala sinistra del Partito Democratico. La commissione Regole e Statuto del Democratic National Committee (DNC), l'organo che governa il partito a livello nazionale, l'ha preferita al Nevada per 26 voti a 19 e il New Hampshire si è fermato a 4. Il calendario prevede ora le primarie in South Carolina il 22 gennaio 2028 e dovrà essere ratificato dall'assemblea plenaria ad agosto.
Per i progressisti quella prima casella è un argine costruito contro di loro. In South Carolina Bernie Sanders è stato battuto due volte e male: nel 2016 Hillary Clinton lo ha distanziato di 47 punti, nel 2020 Joe Biden di quasi 29. In Nevada invece nel 2020 ha vinto lui. Per l'ala sinistra del partito la differenza tra i due Stati pesa più di ogni altra considerazione.
Puck ha riferito che, in effetti, alcuni membri del comitato temevano che affidare il primo voto al Nevada avrebbe dato slancio a un altro candidato socialista alle primarie. Un membro della stessa Commissione Regole e Statuto del DNC ha ammesso ad Axios che "l'opinione pubblica si sta spostando a sinistra e l'establishment sta cercando di combattere i venti del cambiamento". Partire dalla South Carolina, ha aggiunto, rischierebbe di "bloccare" un candidato progressista, una scelta che a suo dire "non è una strategia vincente".
Dal Michigan al Maine il partito cerca di frenare l'ala sinistra
I Democratici arrivano al voto sul calendario già divisi da una tornata di primarie di metà mandato particolarmente aspre, che contrappongono gli sfidanti di sinistra all'establishment più moderato. Dal Wisconsin al Michigan al Maine i vertici del partito stanno lavorando per frenare la spinta dell'ala sinistra in vista delle urne di quest'anno e puntano su candidati relativamente centristi, che ritengono più capaci di vincere.
Parte dei progressisti inquadra la promozione della South Carolina dentro la stessa operazione: Branko Marcetic, che scrive per la rivista socialista Jacobin, ha commentato sui social che "l'intera logica è fermare uno sfidante di sinistra", mentre lo streamer di sinistra Hasan Piker ha ironizzato sul peso che il deputato della South Carolina Jim Clyburn avrebbe sulla scelta del candidato presidenziale.
Christale Spain, presidente del Partito Democratico della South Carolina, respinge questa lettura. Una progressista come la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez potrebbe "assolutamente" vincere le primarie del suo Stato, ha detto ad Axios. "Detesto quando si afferma che un progressista non possa vincere al Sud", ha dichiarato Spain, che nel 2016 ha lavorato per la campagna presidenziale di Bernie Sanders. Al Sud, ha aggiunto, quello che serve più che mai è il contatto diretto con l'elettore.
Una parte della sinistra ci vede un'occasione
Il confronto sulla South Carolina ha assunto più volte una coloritura etnica: Sanders è bianco e le sue due sconfitte sono arrivate in uno Stato dove una quota consistente dell'elettorato democratico è afroamericana. Questi ultimi, dal canto loro, hanno letto la vittoria della South Carolina sul calendario come un riconoscimento tardivo del proprio peso nel partito. La capacità dei progressisti di sfondare tra gli elettori afroamericani su scala nazionale è forse la questione più importante che hanno davanti in vista del 2028.
Negli ultimi anni la sinistra progressista ha ottenuto infatti risultati migliori tra gli elettori di origine latinoamericana e tra gli afroamericani sotto i cinquant'anni, soprattutto nel Nordest, ma non è detto che sia sufficiente in primarie presidenziali dove gli elettori afroamericani più anziani del Sud restano un bacino decisivo. Sanders andava forte tra i latinos e tra i giovani elettori afroamericani, ma non gli è bastato per vincere nel 2020.
Alcuni progressisti ritengono però che il nuovo calendario possa tornare a loro vantaggio, ma non perché contino di vincere nella South Carolina: finora lo Stato ha avuto principalmente un ruolo come ultima tappa del ciclo delle primarie prima del Super Tuesday, la giornata in cui vota contemporaneamente il maggior numero di Stati. Questo significa che un risultato forte in South Carolina arrivava al momento giusto per orientare tutto il resto della corsa, come è avvenuto per Joe Biden nel 2020.
Spostata all'inizio, sostengono invece, la South Carolina finirebbe per funzionare più da filtro delle candidature che da Stato per l'incoronazione del candidato alla presidenza. Un ex dirigente della campagna di Bernie Sanders ha detto ad Axios che nel 2020 il senatore "sarebbe potuto essere inarrestabile" se il calendario appena approvato fosse già stato in vigore.
