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Chi sono gli elettori della sinistra socialista americana
Charles E. Spirtos, U.S. Army, 2020, Flickr, Public Domain Mark 1.0
Politica interna 16 min di lettura

Chi sono gli elettori della sinistra socialista americana

Un'analisi di Nate Silver su oltre 400.000 elettori mostra che il gruppo più democratico del paese, molto istruito ma con redditi medio-bassi, coincide con il bacino della DSA

Il gruppo di elettori più fedele al Partito Democratico negli Stati Uniti è quello di chi ha un titolo di studio superiore alla laurea ma un reddito familiare tra i 30.000 e i 60.000 dollari l'anno. Lo scrive l'analista Nate Silver sulla sua newsletter Silver Bulletin, sulla base dei dati del Cooperative Election Study, una grande indagine online condotta ogni uno o due anni: aggregando le risposte raccolte tra il 2016 e il 2024, Silver ha messo insieme un campione di oltre 400.000 elettori, abbastanza ampio da osservare anche gruppi piccoli che nei sondaggi normali si perdono. Quel gruppo, molto istruito ma con redditi medio-bassi, è anche il bacino a cui attinge la Democratic Socialists of America (DSA), la principale organizzazione della sinistra socialista americana.

L'analisi arriva dopo le primarie democratiche molto combattute in Michigan, Maine e New York, che hanno riacceso il dibattito sul ruolo della classe sociale nel voto americano. Candidati vicini al socialismo democratico come Graham Platner e Abdul El-Sayed rivendicano il sostegno della classe lavoratrice, ma nella pratica i loro consensi arrivano soprattutto dagli elettori laureati. Già prima degli scandali che lo hanno costretto al ritiro, Platner non andava meglio tra gli elettori senza laurea rispetto ai precedenti candidati democratici nel Maine, tutti sconfitti. A El-Sayed, che corre per il Senato in Michigan, i sondaggi attribuiscono un sostegno relativamente debole tra gli elettori neri.

Platner non ha completato il college ma viene da un contesto piuttosto privilegiato, tanto che Silver scrive che non sarebbe ingiusto definirlo "downwardly mobile", cioè in discesa lungo la scala sociale. El-Sayed è per certi versi l'opposto: figlio di immigrati, cresciuto in una buona scuola pubblica dei sobborghi di Detroit, con un percorso di studi e di carriera di grande successo. Per Silver le due biografie mostrano che la classe non coincide con il titolo di studio: è un intreccio di etnia, istruzione e reddito che non si lascia ridurre a un solo indicatore.

All'estremo opposto c'è il gruppo più repubblicano del paese: chi guadagna bene senza essere passato dal college. Circa il 60 per cento degli elettori con al massimo un diploma ma con redditi familiari sopra i 60.000 dollari ha preferito Donald Trump, l'attuale presidente, ai candidati democratici che lo hanno sfidato tra il 2016 e il 2024. Silver elenca alcune professioni tipiche di questo profilo: piccoli imprenditori, lavoratori autonomi, costruttori immobiliari, venditori di auto usate. Gli elettori repubblicani più convinti, insomma, non sono necessariamente quelli con più "ansia economica".

Dati · Politica USA

Molto istruiti, poco pagati: il gruppo più democratico d’America

Titolo post-laurea e redditi tra 30 e 60mila dollari: il gruppo più fedele ai democratici è anche il bacino della sinistra socialista (DSA). Il più repubblicano è l’esatto opposto: guadagna bene senza essere passato dal college.

La mappa di classe del voto americano
Incrociando istruzione e reddito di oltre 400.000 elettori (2016–2024), i due poli del voto emergono agli angoli opposti. Seleziona un polo per i dettagli.
Rappresentazione schematica della griglia istruzione × reddito del Cooperative Election Study.
Post-laurea · 30–60mila $ l’anno

Il gruppo più democratico del paese tra il 2016 e il 2024, secondo i dati del Cooperative Election Study analizzati da Nate Silver. È anche il bacino naturale della DSA: insegnanti, dipendenti del non profit, assistenti sociali, impiegati pubblici.

Un incrocio raro: lauree senza redditi alti
Istruzione e reddito di solito crescono insieme. Tra gli iscritti della DSA la combinazione opposta è molto più frequente che nel resto del paese.
Iscritti DSA con almeno una laurea (25 anni o più)80%
Iscritti DSA con redditi familiari sotto i 60.000 $45%
Laureati americani con redditi sotto i 60.000 $19%
×2,4
Tra gli iscritti dell’organizzazione la quota di laureati con redditi bassi (45%) è più del doppio di quella nazionale (19%).
Insegnanti Non profit Assistenti sociali Impiegati pubblici
Il doppio dei «molto liberal»
Su 100 elettori, quanti si definiscono «molto liberal», cioè molto progressisti: nel gruppo post-laurea con redditi medio-bassi sono il doppio della media.
10%
Tutto l’elettorato americano
21%
Post-laurea, redditi 30–60mila $
In linea con la media Oltre la media (+11 punti)
Tre elettorati, tre logiche
Disaggregando per etnia, il quadro cambia poco ma le leve del voto sono diverse.
Elettori bianchi
Istruzione
È la leva principale del voto; il reddito conta molto meno.
Elettori neri
95%
Voto democratico nel sottogruppo post-laurea con redditi 30–60mila $: probabilmente il più alto d’America.
Elettori ispanici
Reddito
Conta più dell’istruzione: chi guadagna cifre alte è nettamente più repubblicano.

L'ultimo sondaggio interno della DSA, condotto nel 2021, mostra la stessa combinazione: l'80 per cento degli iscritti con almeno 25 anni aveva una laurea, ma il 45 per cento viveva in famiglie con redditi sotto i 60.000 dollari l'anno. È un incrocio raro, perché istruzione e reddito tendono a crescere insieme: nei dati del Cooperative Election Study solo il 19 per cento degli americani laureati ha redditi così bassi, circa la metà della quota registrata tra gli iscritti dell'organizzazione. Non si tratta di operai, ma nemmeno di privilegiati: le professioni più comuni tra i membri sono insegnanti, dipendenti di organizzazioni non profit, assistenti sociali e impiegati pubblici.

Silver richiama la tesi della "sovrapproduzione delle élite" (in inglese "elite overproduction") dello studioso Peter Turchin, secondo cui gli Stati Uniti producono troppi laureati rispetto ai posti di lavoro prestigiosi e ben pagati disponibili. Chi finisce in questa situazione ha spesso pesanti debiti universitari, è pessimista sulle proprie prospettive economiche ed è scontento di come vanno le cose nel paese, anche quando la sua condizione materiale è tutto sommato accettabile. Il suo status di classe resta ambiguo: privilegiato per certi aspetti, dalla parte degli esclusi per altri.

Il quadro cambia poco disaggregando i dati per etnia, una verifica necessaria dato che nel sondaggio del 2021 l'85 per cento degli iscritti della DSA si dichiarava bianco. Tra gli elettori bianchi le preferenze politiche dipendono soprattutto dall'istruzione e molto meno dal reddito; il gruppo più democratico resta quello con titoli post-laurea e redditi tra 30.000 e 60.000 dollari. Tra gli elettori neri, molto più uniformi e in larga maggioranza democratici, lo stesso sottogruppo vota democratico al 95 per cento, probabilmente il valore più alto dell'intero elettorato americano. Tra gli ispanici conta meno l'istruzione e più il reddito: chi guadagna cifre alte è nettamente più repubblicano, un dato che Silver collega agli alti tassi di imprenditoria di ispanici e asiatici e alla difficoltà dei democratici nel parlare agli americani con ambizioni imprenditoriali, poco attratti dai messaggi in stile DSA.

Gli stessi elettori istruiti e con redditi medio-bassi sono anche i più radicali nel definirsi. Il Cooperative Election Study chiede infatti di collocarsi su una scala che va da "molto liberal", cioè molto progressista, a "molto conservatore": sceglie la prima opzione circa il 10 per cento dell'elettorato, ma nel gruppo con istruzione post-laurea e redditi tra 30.000 e 60.000 dollari la quota sale al 21 per cento, il doppio della media. Chi si definisce così dà più peso degli altri ai temi culturali, come i diritti delle persone gay e trans, l'ambiente, i rapporti tra le etnie e il conflitto israelo-palestinese, mentre attribuisce a sanità e lavoro un'importanza nella media o poco sotto.

Il tema distintivo della campagna di El-Sayed, a parte il Medicare for All, la proposta di una sanità pubblica universale, è Gaza: gran parte della sua comunicazione si concentra sulle ingenti somme spese dall'AIPAC, la principale lobby filoisraeliana americana, e dai gruppi a essa legati a sostegno della sua avversaria Haley Stevens. Platner ha chiuso il messaggio con cui annunciava il ritiro con tre segnali culturali, "F*ck ICE. Free Palestine. Up the Hearts": un attacco all'ICE, l'agenzia federale che esegue le espulsioni degli immigrati irregolari, un richiamo alla Palestina e uno alla squadra di calcio di Portland, nel Maine.

Per Silver questa impostazione può essere politicamente sensata, soprattutto nel caso di El-Sayed, visto il numero relativamente alto di elettori arabo-americani in Michigan. I politici con una vera visione di lungo periodo sono rari, scrive, e la maggior parte si adatta all'elettorato che si ritrova: progressisti laureati, in gran parte giovani e bianchi, delusi dalle proprie opportunità economiche o dalla direzione del Partito Democratico. Del resto anche Bernie Sanders aveva un tempo posizioni relativamente moderate su immigrazione e armi, mentre il sindaco di New York Zohran Mamdani ha preso le distanze da alcune sue vecchie posizioni radicali sulla polizia.

Slogan come quelli scelti da Platner attirano tutti i democratici progressisti e laureati, ma con sbocchi diversi: chi è di sinistra sui temi culturali ed economicamente tranquillo tende a confluire in altre correnti del partito, mentre chi è di sinistra sui temi culturali ma insoddisfatto della propria condizione economica è il bersaglio naturale delle correnti anti-establishment come la DSA. I suoi iscritti non faticano necessariamente a pagare le bollette, ma sono sinceramente scontenti della propria posizione sociale e della direzione del paese; a elettori inquieti di ogni orientamento piace sentirsi parte di una lotta più ampia contro élite corrotte e ingiustizie. La scommessa dell'organizzazione, conclude Silver, è che restino per il socialismo, ma spesso è la battaglia culturale a farli entrare.

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Lorenzo Ruffino
Autore

Lorenzo Ruffino

Scrive regolarmente da anni di politica, elezioni, società e economia con un approccio data-driven. È parte di Focus America dal 2018, ha una newsletter su Substack.

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