Alexander Vindman ha perso martedì le primarie democratiche per il Senato in Florida contro Angie Nixon, deputata statale al terzo mandato e iscritta ai Democratic Socialists of America (DSA). Nixon ha ottenuto il 56,1% dei voti, contro il 43,9% di Vindman. Il tenente colonnello in congedo era diventato un volto noto nel 2019, quando aveva testimoniato nell'inchiesta della Camera dei Rappresentanti che portò al primo impeachment di Donald Trump. Proprio su ìquella notorietà aveva costruito sia la campagna elettorale, incentrata sulla lotta alla corruzione e sull'opposizione al presidente, sia la sua raccolta fondi: al 29 luglio aveva superato i 16 milioni di dollari, contro il milione scarso raccolto da Nixon e gli 11 milioni della senatrice repubblicana uscente Ashley Moody.
"Vindman è un eroe, ma i ricordi sbiadiscono e per la maggior parte delle persone ora la priorità è il costo della vita", ha detto a Politico lo stratega democratico David Axelrod. "Nixon, invece, ha messo quei temi al centro della sua campagna." Anche Diana DeGette, che nel 2021 fu tra i deputati incaricati di sostenere l'accusa nel secondo processo di impeachment, ha perso il 30 giugno dopo 29 anni alla Camera. A batterla è stata Melat Kiros, avvocata di 29 anni arrivata dall'Etiopia da neonata e sostenuta da Bernie Sanders, dai DSA e da Justice Democrats.
DeGette è stata il settimo membro della Camera in carica a perdere le primarie per la propria ricandidatura in questo ciclo elettorale. Il 4 agosto, nel tredicesimo distretto del Michigan, è toccato a Shri Thanedar, che negli ultimi due anni aveva insistito per mettere nuovamente Trump sotto accusa ed è stato sconfitto dal deputato statale Donavan McKinney, anche lui vicino ai DSA. Non è finita qui: Dan Goldman, responsabile legale della maggioranza durante la prima inchiesta di impeachment, è stato battuto il 23 giugno dall'ex revisore dei conti di New York Brad Lander.
Durante la sua campagna elettorale, Lander aveva ricordato di aver messo "il proprio corpo in prima linea" contro le politiche anti immigrazione dell'Amministrazione Trump. Sostenuto dal sindaco Zohran Mamdani, ha ottenuto quasi due terzi dei voti. Secondo Politico, sulla sconfitta di Goldman ha pesato molto anche la spaccatura dei democratici su Israele. Tom Steyer, il finanziere che aveva sostenuto economicamente la campagna Need to Impeach, ha speso 213 milioni di dollari di tasca propria, la cifra più alta mai investita in una primaria californiana per il governatorato, senza riuscire neppure a qualificarsi per il secondo turno. A novembre si affronteranno Xavier Becerra e il repubblicano Steve Hilton.
Raja Krishnamoorthi, membro delle Commissioni Vigilanza e Intelligence nel 2021, ha perso le primarie dell'Illinois per il Senato contro la vicegovernatrice Juliana Stratton, mentre Al Green, scrive Politico, è stato battuto da un candidato più giovane. George Conway, cofondatore del Lincoln Project, si è fermato al 6% nelle primarie per il seggio lasciato dal deputato uscente Jerry Nadler a New York. Harry Dunn, l'agente della polizia del Campidoglio decorato per il suo comportamento durante l'assalto del 6 gennaio 2021, è arrivato terzo nel quinto distretto del Maryland.
I nove volti della prima Resistance hanno perso tutte le primarie
Da un distacco di 3,8 punti a uno di 37: tra marzo e agosto gli accusatori di Donald Trump sono stati battuti uno dopo l’altro da avversari più giovani e più a sinistra. Il denaro non ha spostato niente. Gli elettori democratici chiedono risposte sul costo della vita.
L’ultima martedì scorso in Florida: Alexander Vindman, il testimone del primo impeachment, battuto dalla deputata statale Angie Nixon.
Erano il volto dell’opposizione a Donald Trump durante il suo primo mandato: chi come testimone dell’impeachment, chi come manager dell’accusa, chi come finanziatore della campagna per metterlo sotto processo.
Nove gare, nove sconfitte: dal quasi pareggio alla disfatta
Quota di voti del candidato sconfitto e di chi lo ha battuto. Tocca una riga per leggere com’è andata.
Nelle gare con più di due candidati — California, dodicesimo distretto di New York, quinto distretto del Maryland — il confronto è con il primo classificato. Per Colorado, Maryland e Michigan le percentuali sono di spoglio non definitivo.
In ognuna di queste gare ha perso chi aveva raccolto di più
Fondi dichiarati dai comitati elettorali, accostati al risultato delle urne.
Cifre arrotondate al milione: Vindman aveva superato i 16 milioni al 29 luglio, Nixon si era fermata sotto il milione, Krishnamoorthi aveva raccolto più di 30 milioni contro i 4 di Stratton. In Illinois correvano dieci candidati e in California venti: qui sono riportati i protagonisti.
I socialisti democratici sono quasi dove era il Tea Party nel 2010
Come si divide l’elettorato americano davanti alla domanda «si considera un sostenitore dei DSA?», agosto 2026.
La nuova rabbia della base democratica
Il 23% degli elettori si considera oggi sostenitore dei Democratic Socialists of America, contro il 60% che non si riconosce nell'organizzazione e il 17% che non sa rispondere, secondo Emerson College Polling. Tra i democratici la quota sale al 46% e si concentra soprattutto nelle fasce più giovani. "Il 53% dei democratici sotto i 50 anni sostiene i DSA, contro il 37% di quelli sopra i 50", ha spiegato Spencer Kimball, direttore esecutivo dell'istituto. Nell'agosto 2010, una domanda formulata in modo simile dalla CBS News aveva rilevato un sostegno al Tea Party del 29%.
"La #Resistance rifletteva soprattutto lo stato d'animo della prima presidenza Trump; oggi la rabbia è di tipo diverso", ha detto a Politico Lanae Erickson, vicepresidente del centro studi centrista Third Way. "La gente è arrabbiata per la guerra. E' arrabbiata per i prezzi che salgono. E' arrabbiata soprattutto perché l'establishment non ha prodotto risultati per loro."
La stessa diagnosi arriva anche dai gruppi progressisti. "Durante il primo mandato di Trump, la rabbia della base era rivolta soprattutto contro Donald Trump e i repubblicani. Questa volta si estende anche all'establishment democratico", ha detto ad Axios Joel Payne, portavoce di MoveOn. Il deputato Ro Khanna elenca invece i temi che, a suo giudizio, muovono oggi gli elettori democratici: "il Medicare per Tutti, tassare i miliardari e dire basta alle guerre all'estero e agli aiuti a Israele". Medicare è l'assicurazione sanitaria pubblica riservata agli anziani e la sinistra del partito chiede da anni di estenderla all'intera popolazione.
Secondo uno stratega democratico che ha lavorato a una di queste campagne, il filo conduttore delle sconfitte sta nel profilo dei candidati: erano tutti "istituzionalisti", convinti che il sistema giudiziario avrebbe chiamato Trump a rispondere delle proprie azioni. Dopo il ritorno del presidente alla Casa Bianca, gli elettori hanno smesso di credere in quelle istituzioni e cominciato a dare ascolto a chi le attaccava.
L'impeachment perde slancio
Diversi deputati hanno detto ad Axios che la serie di sconfitte subite dagli esponenti della prima "Resistance" sta indebolendo l'ipotesi di mettere nuovamente sotto accusa Trump nel 2027, qualora i democratici riconquistassero la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti. "Se tutto quello che faremo sarà tornare alla strategia fallimentare dell'impeachment, ci ritroveremo in minoranza molto presto", ha detto uno di loro. Non tutti però condividono questa lettura. "Non credo che l'impeachment sia una strada verso la notorietà", ha osservato un terzo deputato. "Per quelli che hanno perso, penso abbiano pesato soprattutto le campagne elettorali condotte male" e Robert Garcia, capogruppo democratico nella Commissione Vigilanza della Camera, non ha escluso una nuova messa in stato d'accusa del presidente.
David Jolly, candidato democratico a governatore della Florida ed ex deputato repubblicano che lasciò il partito nel 2018 proprio a causa di Trump, ha detto a Politico, a seguito della vittoria alle primarie di martedì, di non voler impostare su di lui la propria campagna elettorale. "Non mi sto candidando per Trump. Ne voglio parlare raramente. Ma cercherò di collegare Byron all'economia di Trump", ha affermato riferendosi al suo avversario repubblicano Byron Donalds. Anche Elaine Luria, candidata a riconquistare il suo vecchio seggio in Virginia dopo aver fatto parte della Commissione sul 6 gennaio, si dice "orgogliosa" di quel lavoro, ma ha spostato subito la sua strategia sui conti delle famiglie.
Mike Madrid, cofondatore ed ex esponente del Lincoln Project, estende il ragionamento a entrambi gli schieramenti. Alle primarie di martedì, infatti, anche diversi candidati sostenuti da Trump sono stati sconfitti, dalla Florida al Wyoming. Madrid parla di una vera e propria “stanchezza da Trump”: “La gente è semplicemente stufa di lui. Non vuole più avere a che fare né con le sue continue liti e con il logorante modello del ‘mai con Trump’, né con quello dell’adesione servile al MAGA”. In entrambi gli schieramenti, insomma, la rendita politica accumulata attorno alla figura di Trump durante il suo primo mandato non sembra più sufficiente a vincere le primarie. La competizione tra chi lo ha sostenuto e chi lo ha contrastato con maggiore convinzione pare essere arrivata al capolinea: gli elettori chiedono risposte su questioni più concrete e vicine alla loro vita quotidiana.
