Steve Witkoff e Jared Kushner hanno lasciato Kyiv domenica 6 settembre senza un accordo e con una prospettiva ormai condivisa dai partecipanti ai colloqui: difficilmente la guerra finirà prima dell'inverno. I due inviati del presidente Donald Trump erano arrivati nella capitale ucraina il giorno dopo un colloquio di oltre 3 ore con Vladimir Putin al Cremlino, dopo una lunga serie di missioni a Mosca e per la prima volta in Ucraina, che finora non hanno portato ad alcun risultato. Nel corso della visita nella capitale ucraina si sono svolti 3 round di incontri: due con Volodymyr Zelensky e i suoi consiglieri, il terzo allargato ai consiglieri per la sicurezza nazionale di Regno Unito, Francia e Germania.
Nel 1.656° giorno di guerra, gli inviati americani hanno sostenuto che un progresso prima dell'inverno sia ancora possibile. Zelensky, invece, ha invitato gli alleati a prepararsi all'ipotesi opposta: l'Ucraina avrà bisogno del sostegno americano ed europeo "se la guerra dovesse continuare in inverno" e per ora, ha aggiunto, tutto lascia pensare che sarà così.
La delegazione americana portava con sé versioni riviste di documenti già circolati nei mesi scorsi, aggiornate per tenere conto di quanto è cambiato da febbraio, quando il negoziato si è arenato dopo l'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran. Fonti vicine ai colloqui hanno riferito al Financial Times che le idee realmente nuove erano poche e che il lavoro dei due inviati è consistito soprattutto nel tentativo di ridurre la distanza tra le posizioni di Kyiv e Mosca. Kushner ha spiegato che l'obiettivo fissato da Trump non è soltanto porre fine al conflitto: un'intesa, secondo lui, dovrebbe impedire una nuova guerra e consentire all'Ucraina di concentrare le proprie energie sulla ricostruzione. "Siamo pronti a continuare a lavorare, per tutto il tempo che servirà", ha aggiunto Witkoff.
Il Donbass e i calcoli di Putin
Il controllo del Donbass resta però il principale ostacolo al negoziato. Putin continua a rivendicare l'intera regione e si dice disposto a porre fine alla guerra soltanto alle proprie condizioni. Dopo l'incontro al Cremlino, il consigliere Jurij Ušakov ha riferito che il presidente russo ha sottolineato il "reale avanzamento" delle sue truppe, ha ribadito la necessità di eliminare le "cause profonde del conflitto" e si è detto certo che Mosca raggiungerà comunque gli obiettivi della sua operazione militare in Ucraina.
Zelensky ha confermato che la questione territoriale è stata discussa, ma ha ribadito che dovrà essere affrontata direttamente dai due presidenti e che l'Ucraina non intende cedere territori al Cremlino. "Non è una questione che riguarda soltanto il Donbass: a mio avviso, è la questione di questa guerra", ha detto in conferenza stampa. Il presidente ucraino ha aggiunto che sul fronte orientale l'esercito ucraino si è rafforzato e che proprio lì si giocano equilibri geopolitici molto più ampi.
Putin è convinto invece, sulla base dei rapporti ricevuti dai suoi comandi, che l'esercito russo possa conquistare entro la fine dell'anno la parte della regione di Donetsk ancora controllata dall'Ucraina. Ad alcuni interlocutori avrebbe indicato un orizzonte di 6 mesi. I dati disponibili indicano però una dinamica molto diversa. L'Institute for the Study of War (ISW), che segue quotidianamente l'andamento del fronte, ha calcolato che ad agosto le forze russe sono avanzate nella regione di Donetsk a una media di 2,36 km quadrati al giorno: mantenendo quel ritmo, per conquistare il 19% della regione ancora in mano ucraina servirebbe fino al 2 ottobre 2032.
L'ISW sottolinea inoltre che dal febbraio 2022 il Cremlino ha fissato almeno quindici scadenze per completare la conquista della regione di Donetsk e che finora le ha mancate tutte. Gli analisti precisano a questo punto anche di non poter affermare con certezza che Mosca riuscirà a raggiungere quell'obiettivo, indipendentemente dall'orizzonte temporale. Secondo l'Istituto, una parte dello scarto tra le aspettative del Cremlino e la situazione sul terreno deriva dalla catena di comando russa, nella quale sarebbero radicati rapporti esagerati o distorti sui progressi delle truppe.
Washington tenta di riaprire il tavolo a tre
In questo contesto, gli Stati Uniti puntano per ora almeno a riattivare i colloqui trilaterali con Russia e Ucraina, il formato rimasto in piedi fino a febbraio. Witkoff si è detto fiducioso che un nuovo incontro possa essere annunciato "nei prossimi giorni" e ha sostenuto di aver compiuto "progressi significativi" a Mosca, dove afferma di aver ascoltato anche alcune nuove proposte. Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov non ha escluso la ripresa del formato trilaterale, pur precisando che è ancora prematuro parlare di sede e date, e ha evocato la possibilità di una telefonata tra Putin e Trump.
La missione dei due inviati era stata preceduta da un altro viaggio, molto meno pubblicizzato: il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe, era volato a Mosca poco prima e aveva consegnato ai vertici dei servizi russi, secondo fonti del Washington Post, una valutazione molto cupa delle condizioni dell'esercito e dell'economia del Paese, avvertendo che una cessione completa del Donbass da parte dell'Ucraina "semplicemente non accadrà mai".
