La guerra in Ucraina si intensifica e si allarga, anziché avviarsi verso una conclusione. I governi del Nord Europa ne stanno prendendo atto e pianificano di difendersi dalla Russia per decenni a venire. La Svezia, entrata nella NATO poco più di due anni fa dopo aver abbandonato una lunga tradizione di non allineamento, mette ormai apertamente in conto cinquant'anni di confronto con Mosca. È il quadro che l'Economist descrive da Stoccolma alla vigilia delle elezioni del 13 settembre. Da queste parti il sostegno a Kyiv è così ampio e trasversale che la guerra è quasi assente dal dibattito elettorale.
Tutti i principali partiti, compresi quelli populisti di destra e di sinistra che in passato avevano mostrato simpatie per la Russia, sostengono gli aiuti finanziari e militari all'Ucraina, diffidano di Vladimir Putin e chiedono di rafforzare le difese nazionali. A Stoccolma colpisce la frequenza con cui i dirigenti politici usano la parola "ingenui" per descrivere l'atteggiamento tenuto dal paese verso la Russia ancora alla fine degli anni Duemila. A destra come a sinistra prevale oggi la volontà di mostrarsi freddamente realisti.
Il governo di coalizione conservatore sostiene apertamente che la Russia sia più debole di quanto voglia apparire e accusa Putin e i suoi collaboratori di manipolare le statistiche per nascondere la precarietà delle finanze pubbliche, mentre la repressione servirebbe a soffocare il dissenso. Il primo ministro Ulf Kristersson non ritiene però che la propensione alla guerra di Mosca sia destinata a esaurirsi presto. In un'intervista all'Economist del 27 agosto ha anzi detto di non vedere "alcun segnale che la Russia abbia cambiato la logica di fondo di questa guerra": l'obiettivo resta conquistare l'Ucraina e non è chiaro quali altri obiettivi Mosca possa avere in mente in seguito.
Kristersson riconosce che anche l'Ucraina è sottoposta a una pressione crescente. Missili e droni russi a propulsione a reazione colpiscono città rese più vulnerabili dalla crescente scarsità di missili intercettori, un problema aggravato dalla guerra in Medio Oriente, che ha consumato parte delle scorte disponibili. Il premier svedese avverte però Mosca di non aspettarsi un cedimento della resistenza ucraina e definisce il Paese estremamente resiliente.
Lo scontro tra l'ambizione neoimperiale russa e il patriottismo ucraino, due forze che finora nessuno è riuscito a spezzare, ha prodotto uno stallo. I costi del conflitto continuano ad aumentare, ma entrambe le parti considerano la sconfitta ancora più dolorosa. Kristersson ammette di non sapere quando la guerra finirà. "Ma il modo in cui finirà definirà la situazione della sicurezza nella nostra parte del mondo per almeno una generazione", ha detto.
La Svezia si prepara a cinquant’anni di confronto con la Russia
Entrata nella NATO nel marzo 2024, Stoccolma ha smesso di considerare la pace con Mosca un’ipotesi realistica: destra e sinistra concordano su riarmo, leva e sostegno a Kyiv. La guerra è quasi assente dalla campagna elettorale proprio perché nessuno la mette in discussione.
di guardia alta
Per quindici anni la Svezia ha speso per la difesa la metà di quanto spendeva all’inizio degli anni Novanta. Il minimo è arrivato nel 2017, tre anni dopo la Crimea. Dal 2022 la spesa è più che raddoppiata.
Oltre alla NATO, il governo ha stretto una partnership militare e industriale di lungo periodo con l’Ucraina, che prevede anche la fornitura di caccia Gripen, e ha rafforzato i rapporti di difesa con i vicini nordici e baltici e con cinque grandi Paesi europei.
In pubblico il governo cura i rapporti con Donald Trump. In privato i funzionari svedesi ragionano su cosa accadrebbe se gli Stati Uniti, decisi a ottenere la pace a ogni costo, usassero queste leve.
Difesa, leva militare e sostegno a Kyiv
Il governo ha legato la Svezia all'Ucraina in una partnership di lungo periodo nel settore della difesa e dell'industria militare, che comprende anche la prospettiva di fornire e vendere caccia Gripen all'aviazione ucraina. Stoccolma sta inoltre ampliando la leva militare e rafforzando i rapporti di difesa e sicurezza con i Paesi vicini nordici e baltici, oltre che con Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Polonia.
La linea sulla Russia è altrettanto dura nel centrosinistra, che secondo i sondaggi dovrebbe vincere le prossime elezioni. I dirigenti del Partito Socialdemocratico, che durante la Guerra Fredda si era opposto con forza all'ingresso della Svezia nella NATO, parlano oggi di un consenso trasversale sull'idea che la Russia rappresenti una "minaccia esistenziale di lungo periodo" e che la Svezia debba impegnarsi per cinquant'anni a rafforzare tanto le proprie capacità militari quanto la resilienza della società nel suo complesso.
A Stoccolma la fine della guerra è desiderata quanto temuta. I dirigenti politici si aspettano che l'unità europea, finora solida, venga messa alla prova quando i Paesi più lontani dalla Russia torneranno a chiedere rapporti più distesi e normali con Mosca. Morgan Johansson, responsabile della politica estera dei socialdemocratici e possibile futuro Ministro degli Esteri, teme che un cessate il fuoco produca soltanto un conflitto congelato anziché una pace duratura.
Alla domanda se la Svezia potrà mai tornare a fidarsi della Russia, Johansson immagina un futuro lontano in cui un cambio di regime porti al potere un riformatore paragonabile a Michail Gorbaciov. Anche in quel caso, sostiene, gli svedesi dovrebbero "tenere la guardia alta" ed evitare di ripetere l'errore compiuto circa 25 anni fa, quando i leader politici smisero di considerare plausibile un'aggressione russa e ridussero le capacità di difesa del Paese.
La Svezia è anche tra i sostenitori più convinti di un percorso credibile per l'adesione dell'Ucraina all'Unione Europea, da avviare non appena Kyiv mostrerà progressi nella lotta alla corruzione e nel buon governo, così da ancorare il Paese all'Occidente e consolidarne la ancora fragile democrazia. Altri grandi Stati, come la Francia, sostengono l'Ucraina ma guardano con maggiore cautela all'allargamento dell'Unione. Alcuni paesi membri con un forte settore agricolo temono inoltre la concorrenza della produzione ucraina.
Il timore di una pace imposta dagli Stati Uniti
Queste differenze fanno della Svezia un buon punto di osservazione sulla possibile fragilità dell'unità occidentale, soprattutto se il presidente statunitense Donald Trump cercasse nuovamente di costringere l'Ucraina ad accettare una pace considerata ingiusta e insicura. Stoccolma ha cercato di mantenere buoni rapporti con Trump. In privato, però, i funzionari temono le conseguenze di un'eventuale decisione degli Stati Uniti, determinati a ottenere la pace a ogni costo, di impedire agli alleati di trasferire all'Ucraina armi e componenti di fabbricazione americana.
Tra gli altri scenari temuti ci sono l'interruzione della condivisione dell'intelligence sul campo di battaglia e la minaccia di ritirare le truppe statunitensi dai Paesi baltici o dalla Polonia. I politici svedesi sperano che Washington sia consapevole del prezzo politico che simili decisioni comporterebbero. Un alto esponente ipotizza inoltre che Trump abbia ormai perso interesse per l'Ucraina e preferisca concentrare l'attenzione su Iran e Cina.
