La Corte Suprema indebolisce il Voting Rights Act e annulla la mappa elettorale della Louisiana
Decisione 6 a 3 firmata da Alito restringe la sezione 2 della legge del 1965. A rischio una dozzina di seggi a maggioranza nera o ispanica nel Sud, con vantaggio per i repubblicani.
La Corte Suprema americana ha annullato mercoledì la mappa elettorale della Louisiana che prevedeva due distretti a maggioranza nera, indebolendo in modo significativo il Voting Rights Act, la legge del 1965 considerata uno dei pilastri dell'era dei diritti civili. La decisione, presa con sei voti contro tre, restringe l'applicazione dello strumento principale che minoranze etniche e gruppi per i diritti di voto hanno usato per decenni per contestare le mappe elettorali ritenute discriminatorie.
L'opinione di maggioranza è stata scritta dal giudice Samuel Alito. Hanno scritto un'opinione dissenziente le tre giudici progressiste Elena Kagan, Sonia Sotomayor e Ketanji Brown Jackson. Kagan ha letto un riassunto del suo dissenso dal banco, una mossa rara che segnala un forte disaccordo con la decisione presa dai colleghi conservatori.
La Corte Suprema svuota di significato il Voting Rights Act
Per capire la portata della sentenza occorre partire dal Voting Rights Act, approvato dal Congresso nel 1965 sotto l'amministrazione Lyndon Johnson. La legge vietò pratiche elettorali discriminatorie come i test di alfabetizzazione e le tasse sul voto, usate per decenni nel Sud per escludere gli elettori afroamericani. La sezione 2 vieta agli stati di redigere mappe elettorali che diluiscono il peso del voto delle minoranze. In pratica, ha spinto molti stati a creare distretti dove afroamericani, ispanici o asiatici costituiscono la maggioranza degli elettori, così da garantire che possano scegliere candidati di loro gradimento.
La sentenza non ha dichiarato la sezione 2 incostituzionale, come temevano molti attivisti. Ha però alzato in misura sostanziale l'asticella per chi voglia contestare una mappa. Secondo il nuovo criterio, gli stati violano la legge solo se hanno disegnato i distretti con l'intenzione esplicita di ridurre il potere elettorale delle minoranze in base all'etnia. Se la motivazione invocata è il vantaggio politico di partito, anche se l'effetto è quello di diluire il voto delle minoranze, la mappa resta legittima. "La sezione 2 impone responsabilità solo quando le prove sostengono una forte deduzione che lo stato abbia intenzionalmente disegnato i propri distretti per offrire agli elettori delle minoranze meno opportunità a causa della loro etnia", ha scritto Alito.
Kagan ha replicato nel suo dissenso che la maggioranza ha "eviscerato" la sezione 2, riducendo la legge a "lettera morta". "Secondo la nuova interpretazione della Corte, uno stato può, senza conseguenze legali, diluire sistematicamente il potere di voto dei cittadini appartenenti alle minoranze", ha scritto Kagan.

Il caso, noto come Louisiana v. Callais, ha origine nel 2022. Dopo il censimento del 2020 il parlamento della Louisiana, controllato dai repubblicani, ha approvato una mappa con cinque distretti a maggioranza bianca e uno a maggioranza nera, su sei totali. La popolazione afroamericana costituisce circa un terzo dei residenti dello stato. Un gruppo di elettori neri ha fatto causa sostenendo che la mappa violava la sezione 2. Un giudice federale ha dato loro ragione e ha ordinato il disegno di un secondo distretto a maggioranza nera. Nel 2024 la legislatura ha approvato una nuova mappa, modellata anche per proteggere i seggi di pesi massimi repubblicani come lo speaker della Camera Mike Johnson, il leader della maggioranza Steve Scalise e la deputata Julia Letlow, membro della commissione Bilancio. Nel nuovo distretto è stato eletto il deputato democratico nero Cleo Fields.
La mappa è stata però impugnata da dodici elettori secondo i quali si trattava di un gerrymandering etnico incostituzionale, ovvero di un disegno dei collegi pensato per favorire una specifica componente etnica. Un panel di tre giudici federali ha dato loro ragione e la causa è approdata alla Corte Suprema. Nel giugno dell'anno scorso i giudici hanno rinviato la decisione e chiesto alle parti di affrontare la questione più ampia se l'uso dell'etnia nel ridisegnare i distretti sia compatibile con la Costituzione, in particolare con il quattordicesimo e il quindicesimo emendamento.
L'effetto pratico della sentenza si farà sentire ben oltre la Louisiana. Secondo un'analisi del New York Times, fino a una dozzina di distretti a maggioranza nera o ispanica nel Sud potrebbero essere riconvertiti in seggi a maggioranza bianca dai parlamenti statali a controllo repubblicano. Tutti questi seggi sono attualmente in mano a deputati democratici.
L'impatto immediato sulle elezioni di metà mandato di novembre 2026 resta incerto. In molti stati i termini per ridisegnare le mappe sono già scaduti. La Louisiana terrà le primarie il 16 maggio con il voto anticipato che inizia sabato. La Florida ha approvato mercoledì alla Camera statale, con 83 voti contro 28, un nuovo piano che potrebbe garantire ai repubblicani fino a quattro seggi aggiuntivi al Congresso. Stati come South Carolina, Tennessee e Missouri potrebbero teoricamente ridisegnare le proprie mappe prima del voto. Il governatore del Mississippi Tate Reeves ha annunciato una sessione speciale del parlamento statale ventuno giorni dopo la sentenza per riscrivere la mappa della Corte Suprema dello stato, che era stata trovata in violazione della sezione 2.
La pronuncia si inserisce in una serie di decisioni con cui la maggioranza conservatrice ha progressivamente eroso il Voting Rights Act. Nel 2013, nella sentenza Shelby County, la Corte aveva annullato la sezione 5, che obbligava gli stati con una storia di discriminazione a sottoporre i cambiamenti elettorali al governo federale o a un giudice. Solo due anni fa, nel caso Allen v. Milligan, la stessa Corte aveva confermato a sorpresa la legge bloccando una mappa dell'Alabama che diluiva il voto degli elettori neri. Già allora, però, il giudice Brett Kavanaugh aveva scritto in un'opinione concorrente che il ricorso a "ridisegnamenti basati sull'etnia" non poteva continuare "indefinitamente nel futuro".
Il presidente Donald Trump aveva spinto la scorsa estate gli stati a guida repubblicana a ridisegnare le proprie mappe in vista delle elezioni di metà mandato, nel timore di perdere la fragile maggioranza alla Camera. Texas, Ohio, Missouri e North Carolina hanno già adottato nuove mappe favorevoli al partito. La California ha risposto con un piano che dovrebbe garantire ai democratici fino a cinque seggi in più e in Virginia gli elettori hanno approvato un'analoga riforma.
Richard Hasen, esperto di diritto elettorale dell'Università della California a Los Angeles, ha scritto sul proprio blog che è "difficile sopravvalutare quanto questa decisione indebolisca il Voting Rights Act", riducendo la legge a uno strumento "potenzialmente senza denti". Il presidente della NAACP, la storica organizzazione per i diritti civili afroamericani, Derrick Johnson, ha definito in una nota la sentenza "un colpo devastante" e "una licenza per i politici corrotti che vogliono manipolare il sistema mettendo a tacere intere comunità". L'attorney general della Louisiana Liz Murrill ha parlato in un comunicato di "decisione sismica che riafferma l'eguale protezione" della legge. La Casa Bianca ha celebrato il verdetto come "una vittoria completa e totale".