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La convention di Trump divide il GOP: 45 deputati verso il forfait
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La convention di Trump divide il GOP: 45 deputati verso il forfait

Un sondaggio di Politico tra oltre 70 deputati repubblicani ne conta 45 pronti a saltare l'evento di Dallas del 9 e 10 settembre. Pesano i biglietti da 25.000 a 100.000 dollari e il timore di farsi vedere accanto a un presidente in calo nei sondaggi.

Quarantacinque deputati repubblicani hanno intenzione di saltare la convention di midterm voluta da Donald Trump, in programma il 9 e 10 settembre a Dallas. Il dato emerge da un sondaggio di Politico condotto tra oltre 70 esponenti repubblicani della Camera e conferma le difficoltà della prima Convention di midterm nella storia del partito, resa possibile da una modifica del regolamento del Republican National Committee. Trump l'aveva annunciata a fine giugno su Truth Social, promettendo "un evento davvero storico" per celebrare "la nostra Nazione, i nostri successi e il nostro futuro luminoso" insieme alla sua agenda "America First".

Un deputato repubblicano ha definito la Convention come "una perdita di tempo" e, parlando con Politico, ne ha descritto l'organizzazione come "un pasticcio". "A questo punto non dovresti dover mobilitare la tua base", ha aggiunto. "Dovresti cercare di convincere gli indipendenti. Gli indipendenti non partecipano e non guardano la Convention di midterm".

Trump chiuderà i lavori della Convention con un discorso il 10 settembre, nell'ambito della strategia dichiarata di trasformare le elezioni di novembre in un referendum su sé stesso. Resta però da capire quanti esponenti repubblicani impegnati nelle sfide più incerte vorranno farsi vedere al suo fianco. Tom Barrett, deputato del Michigan in corsa per la rielezione in un distretto in bilico, lo ha detto apertamente: "Non posso controllare cosa dirà il presidente alla Convention, ma posso controllare dove sono e cosa farò". Il suo stratega Jason Cabel Roe ha spiegato a Reuters che Barrett resterà nel distretto a fare campagna elettorale perché "è in una corsa difficile e i suoi elettori sono nel suo distretto".

Biglietti fino a 100.000 dollari e un anniversario scomodo

Secondo Puck, il National Republican Congressional Committee, il comitato elettorale dei repubblicani alla Camera dei Rappresentanti, chiede ai deputati almeno 25.000 dollari per partecipare alla Convention con un accompagnatore, mentre il pacchetto più costoso arriva fino a 100.000 dollari. "Non volevo andarci comunque", ha detto a Politico un secondo deputato. "Questo ha reso la decisione più facile". Tim Burchett, deputato del Tennessee, ha citato proprio il costo tra le ragioni per cui "non è sicuro" di partecipare.

Puck segnala anche un problema di immagine: la Convention si terrà due giorni prima di un anniversario molto scomodo, il venticinquesimo degli attentati dell'11 settembre. Intanto, secondo la testata, il Republican National Committee starebbe raccogliendo sponsorizzazioni da donatori aziendali attraverso un'organizzazione senza fini di lucro, una struttura che consentirebbe di non far comparire i nomi dei finanziatori nei normali rendiconti elettorali.

Un consulente repubblicano, parlando con Puck, ha definito senza mezzi termini la Convention uno "shit show": pochi eletti sarebbero, infatti, disposti a pagare quelle cifre e molti avrebbero già assunto altri impegni prima dell'arrivo degli inviti, spediti in ritardo. Un altro stratega ha detto che "nessuno capisce perché stiamo facendo una Convention di midterm", liquidandola come "un'altra occasione per spremere le aziende americane". In un anno senza elezioni presidenziali, infatti, il partito non ha alcun adempimento formale da svolgere durante una Convention.

Per alcuni repubblicani, l'evento rischia così di ridursi a poco più di una raccolta fondi per uno spettacolo politico incentrato su Trump. Anche Reuters ha raccolto tra i consulenti del partito l'idea che la Convention rappresenti solo una distrazione nel tratto finale della campagna elettorale. L'agenzia stampa ha inoltre riferito che il presidente di un partito statale ha restituito molti dei posti assegnati alla propria delegazione perché diversi membri non riuscivano a conciliare le date dell'evento con altri impegni, compreso l'inizio dell'anno scolastico.

Un programma ancora da definire

Anche il programma resta in gran parte da definire. Il vicepresidente JD Vance parlerà il 9 settembre e Trump il giorno successivo, ma Reuters ha scritto che non è ancora chiaro quali candidati al Congresso interverranno. I consiglieri di tre candidati repubblicani in distretti contesi hanno detto di non sapere nemmeno se a loro verrà offerto uno spazio sul palco.

Reuters ha contattato i rappresentanti dei candidati repubblicani in 37 corse competitive per la Camera e otto per il Senato. Su 45 campagne, soltanto quella di Barrett ha fornito una risposta nel merito. Secondo alcuni strateghi sentiti da Reuters, mettere Trump al centro dell'evento rischia di richiamare l'attenzione su un presidente con un basso indice di gradimento, che ha più volte chiesto agli americani di sopportare i costi economici della guerra in Iran. Un sondaggio Reuters/Ipsos condotto tra il 21 e il 24 agosto attribuisce a Trump un tasso di approvazione del 33%; appena il 13% degli americani approva con convinzione il suo operato, una quota che tra i repubblicani si ferma al 35%.

La portavoce del Republican National Committee, Natalie Baldassarre, ha respinto queste letture sostenendo che "l'interesse e l'entusiasmo per partecipare, intervenire e parlare a questa Convention storica sono stati incredibili" e che l'evento "darà lo slancio necessario per allargare le nostre maggioranze a novembre".

Trump non sarà sulla scheda elettorale, ma in gioco c’è comunque il controllo repubblicano del Congresso e, con esso, la capacità del presidente di portare avanti la propria agenda negli ultimi due anni di mandato, evitando di trasformarsi anzitempo in un’“anatra zoppa”. La Convention, concepita per trasformare il voto di novembre in un referendum su Trump, rischia però di produrre l’effetto opposto: diventare l’evento dal quale i candidati repubblicani più esposti preferiscono tenersi alla larga, nel timore che un’eccessiva identificazione con il presidente possa costare loro cara alle urne.

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