Beth Macy, 62 anni, autrice di Dopesick, l’inchiesta sulle responsabilità di Big Pharma nella crisi degli oppioidi da cui è stata tratta una serie Hulu premiata agli Emmy, si è candidata alla Camera con il Partito Democratico nel sesto distretto della Virginia, uno dei più conservatori dello Stato. Il Washington Post la descrive come una sorta di anti-Vance. Macy e il vicepresidente JD Vance sono cresciuti in due cittadine dell’Ohio distanti circa 100 chilometri, Urbana e Middletown, entrambi in famiglie segnate dalla povertà. E tutti e due hanno raccontato l’Appalachia nei loro libri, arrivando però a conclusioni molto diverse.
Vance lo ha fatto con Hillbilly Elegy, il libro che lo ha consacrato come voce della Rust Belt e che attribuisce un forte peso alla responsabilità individuale nel destino delle comunità più povere. Macy, dopo quasi quattro decenni da cronista del Roanoke Times, ha affrontato lo stesso mondo nel memoir Paper Girl, pubblicato lo scorso anno, offrendo una lettura quasi opposta: maggiore attenzione alle cause strutturali della povertà e alle responsabilità delle istituzioni.
Il distretto in cui si sta candidando Macy è una fascia di montagne e valli grande come il New Jersey, da Winchester a nord fino a Roanoke a sud, che il Cook Political Report classifica come "solidamente repubblicano". Il deputato uscente Ben Cline, in corsa per il suo quinto mandato, nel 2024 ha battuto lo sfidante democratico di 28 punti, ottenendo un risultato migliore di Donald Trump, che nello stesso distretto aveva vinto di 24 punti. "So che le sue posizioni liberal piacciono ad alcune parti della base democratica, ma paragonarla a JD significa suggerire che il suo messaggio possa vincere qui", ha detto Cline al quotidiano della capitale. "Ma qui non passerà".
Più soldi di Cline e una tesi opposta a quella di Vance
Al 15 luglio Macy aveva raccolto 1,7 milioni di dollari, contro gli 1,4 milioni di Cline, secondo il Virginia Public Access Project, superando la rivale nella raccolta fondi per il terzo trimestre consecutivo. Quasi tutto il denaro ricevuto da Macy proviene però da singoli donatori, mentre Cline ha ottenuto più di 400 mila dollari da comitati repubblicani.
Macy aveva già attaccato duramente JD Vance in un saggio pubblicato sul New York Times nel settembre 2024, poco prima della sua elezione alla vicepresidenza. Lo aveva accusato di alimentare la paura nei confronti degli immigrati e di aver voltato le spalle proprio a quelle istituzioni pubbliche che lo avevano aiutato a uscire dalla povertà. Macy sottolinea di aver beneficiato lei stessa dei Pell Grant, le borse di studio federali destinate agli studenti con minori disponibilità economiche, e attribuisce molte delle difficoltà dell’Appalachia a forze esterne che agiscono sulla regione da decenni: dalle aziende farmaceutiche che minimizzarono il rischio di dipendenza degli oppioidi alle politiche commerciali che, a partire dal NAFTA firmato da Bill Clinton, avrebbero favorito il trasferimento delle fabbriche all’estero.
La sua campagna cerca di presentarsi ora come pragmatica e capace di parlare oltre gli schieramenti tradizionali. Macy propone di affrontare quello che definisce il “disastro dell’immigrazione” garantendo al tempo stesso un trattamento umano dei migranti e percorsi chiari verso la cittadinanza, sostiene il Medicare for All, vuole aiutare gli agricoltori eliminando i dazi e propone una maggiore tassazione dei miliardari. Allo stesso tempo prende le distanze sia dall’ascesa dei socialisti democratici sia dall’establishment del Partito Democratico. “Vengo da una prospettiva da democratica di montagna della vecchia scuola: dobbiamo rendere il posto sicuro e proteggere i lavoratori”, ha detto al Washington Post.
Macy conduce la sua campagna con l’approccio della cronista: porta con sé taccuino e penna e annota le storie delle persone che incontra. C’è il familiare morto giovane dopo aver rifiutato due trapianti perché gli organi provenivano da donatori vaccinati contro il Covid, l’agricoltore che non riesce più a permettersi il diesel per il trattore a causa dell’aumento dei prezzi provocato dalla guerra in Iran, lo sceriffo che fatica a ricevere le chiamate di emergenza perché nella sua contea esiste un solo ripetitore. “Non vinceremo questa cosa senza incontrare le persone sul terreno”, ha detto durante una raccolta fondi vicino a Harrisonburg.
La lettera accanto al nome
Robin Sullenberger, per vent’anni supervisore della contea di Highland, la meno popolosa della Virginia e schierata con i repubblicani in tutte le elezioni presidenziali dal 1936 ad oggi, ha riassunto al Washington Post il principale ostacolo che Macy deve affrontare: “Moltissime persone votano soltanto in base alla R o alla D. Semplicemente così”.
Kristen McConnell, avvocata di Clifton Forge specializzata in assistenza sanitaria e disabilità dei veterani, descrive lo stesso fenomeno da un’altra prospettiva. Temi come l’accesso alle cure, gli asili nido e salari dignitosi, osserva, raccolgono un consenso molto più ampio delle divisioni di partito. Ma quando quelle stesse proposte vengono associate ai democratici, una parte dell’elettorato conservatore tende immediatamente a considerarle “socialismo”.
Il Washington Post descrive così il paradosso della candidatura di Macy. Alcuni repubblicani hanno letto i suoi libri, ne apprezzano il lavoro, la considerano credibile e condividono persino buona parte della sua analisi dei problemi economici e sociali della regione. Eppure intendono votare per Ben Cline, anche quando ammettono di conoscere poco il deputato uscente o la sua attività al Congresso.
È in questa rottura tra stima personale e fedeltà di partito degli elettori che si gioca gran parte della difficoltà della sfida di Macy. Nel sesto distretto il suo racconto dell’Appalachia è familiare a molti e viene spesso riconosciuto come autentico. Ma trasformare quella vicinanza in voti significa convincere una parte dell’elettorato a separare il giudizio sulla candidata dall’appartenenza politica indicata sulla scheda. In un distretto dove l’identità repubblicana è radicata da generazioni, è probabilmente questa, più delle singole proposte, la barriera decisiva da superare.
