La Casa Bianca chiede al Congresso 88 miliardi di dollari per la guerra in Iran
Dei quasi 88 miliardi richiesti, 67 andrebbero al Pentagono per i costi del conflitto e il riacquisto di munizioni. I democratici sono contrari e l'approvazione al Senato è incerta.
La Casa Bianca ha chiesto al Congresso quasi 88 miliardi di dollari di fondi aggiuntivi, in gran parte per coprire i costi della guerra in Iran. A presentare la richiesta è stato mercoledì 24 giugno Russell Vought, direttore dell'ufficio del bilancio della Casa Bianca, con una lettera al presidente della Camera dei rappresentanti Mike Johnson.
Oltre 67 miliardi andrebbero al Pentagono, il dipartimento della Difesa americano, soprattutto per i costi operativi della guerra scatenata da Stati Uniti e Israele il 28 febbraio e per ricostituire le scorte di munizioni. È una cifra molto più bassa dei 200 miliardi che il Segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva ipotizzato a marzo. Ma al Senato servono 60 voti su 100 per far avanzare una legge e quasi tutti i democratici sono contrari al conflitto fin dall'inizio e martedì il Congresso aveva già approvato una risoluzione che chiede il ritiro delle truppe americane coinvolte, con il voto di alcuni repubblicani.
Il presidente Trump chiede ai contribuenti di ripulire il disastro che ha provocato, ha dichiarato in una nota il leader della minoranza democratica al Senato Chuck Schumer, che ha parlato di un "assegno in bianco per Trump". Per il senatore democratico Chris Murphy il pacchetto sembra "concepito per non passare", come ha detto al sito The Hill.
Roger Wicker, presidente della commissione Forze armate del Senato, ha detto in una nota di appoggiare "pienamente" la richiesta, definendola essenziale per garantire la prontezza militare. Anche Tom Cole e Ken Calvert, ai vertici della commissione per gli stanziamenti della Camera e della sua sottocommissione per la Difesa, l'hanno giudicata necessaria per ricostituire le munizioni usate durante la campagna di attacchi.
La parte per il Pentagono comprende 21 miliardi per le munizioni, 17,3 miliardi per i costi operativi, 5,1 miliardi per la cybersicurezza e i sistemi autonomi, 2,4 miliardi per i droni, 1,7 miliardi per la prontezza delle forze armate, 1,5 miliardi per i carburanti e 800 milioni per il sostegno alla Guardia nazionale. Altri 12,1 miliardi sono destinati a programmi classificati, cioè segreti.
La guerra ha un nome ufficiale, Operazione Epic Fury, richiamato in diverse voci della richiesta: 2 miliardi per la Guardia costiera e 40 milioni per l'FBI, la polizia federale americana. Il dipartimento dell'Energia riceverebbe inoltre 672 milioni per attività destinate alla cessazione completa e verificabile della capacità dell'Iran di sviluppare o acquisire un'arma nucleare. Nel frattempo Washington tratta con i funzionari iraniani per chiudere il conflitto, riaprire del tutto lo stretto di Hormuz e smantellare il programma nucleare di Teheran.
Al dipartimento di Stato, il ministero degli Esteri americano, andrebbero oltre 1,5 miliardi per i programmi diplomatici, tra cui 1,4 miliardi per la protezione del personale nel mondo e 850 milioni per i sistemi anti-drone. Altri 300 milioni servirebbero a mettere in sicurezza e ricostruire le ambasciate danneggiate durante la guerra in Bahrein, Dubai, Karachi, Lahore e Riad, edifici diplomatici presi di mira da Teheran.
Circa 1,4 miliardi sono destinati alla risposta all'epidemia di Ebola in Africa centrale, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. La somma comprende 550 milioni per limitare la diffusione del virus verso altri paesi vulnerabili, attraverso il tracciamento dei contatti, i dispositivi di protezione e la sorveglianza sanitaria. Questi fondi servono anche a impedire che il virus raggiunga gli Stati Uniti, ha scritto Vought.
Altri 11,1 miliardi andrebbero in aiuto agli agricoltori americani, colpiti dalle perdite legate ai dazi voluti dal presidente, all'aumento dei costi e a problemi meteorologici in Florida. Di questa somma, 10 miliardi sono un sostegno temporaneo per le semine del 2026.
La richiesta comprende anche spese non militari: un miliardo per ristrutturare la stazione Penn Station di New York e 500 milioni per i lavori di restauro a Washington, tra cui la riparazione del memoriale della Seconda guerra mondiale. Ci sono poi 600 milioni per la General Services Administration, l'agenzia che gestisce gli immobili e gli acquisti del governo federale, e un miliardo per le pensioni dei lavoratori colpiti dal fallimento della General Motors dopo la Grande recessione.
La cifra finale è molto inferiore ai 200 miliardi che il Pentagono aveva inizialmente sostenuto al proprio interno. Quella proposta era considerata irrealistica da una parte dell'amministrazione e in aprile il totale era già stato ridotto a una forbice tra 80 e 100 miliardi, ha riferito il Washington Post.
La richiesta è separata dal bilancio della Difesa per il prossimo anno, che l'amministrazione vuole portare a 1.500 miliardi di dollari, oltre il 40% in più rispetto all'anno scorso. Quel piano è diviso in due parti: una base da 1.150 miliardi e un pacchetto da 350 miliardi che passerebbe con la cosiddetta reconciliation, una procedura che richiede solo la maggioranza semplice. I democratici contestano la spesa anche in nome di un debito pubblico arrivato a 40 mila miliardi di dollari.