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La Casa Bianca accusa lo Smithsonian di "attivismo politico estremo"
Andrea Hanks, White House, 2026, Flickr, Opera del governo USA
Politica interna 3 min di lettura

La Casa Bianca accusa lo Smithsonian di "attivismo politico estremo"

Un rapporto di 162 pagine attacca il museo di storia americana, colpevole secondo il governo di raccontare il passato del paese come una vicenda di rimpianto e vergogna anziché di gloria

La Casa Bianca ha pubblicato un rapporto di 162 pagine in cui accusa il National Museum of American History, uno dei musei dello Smithsonian, di "attivismo politico estremo" e incolpa i suoi dirigenti di cancellare l'eredità storica degli Stati Uniti.

Lo Smithsonian è il più grande complesso museale del mondo, un insieme di 21 musei con sede soprattutto a Washington, finanziato in parte dallo Stato e in parte da fondi privati. Il museo di storia americana è da tempo il più osservato tra questi. Il rapporto, intitolato "Saving America's Story" e diffuso sabato, nasce da un ordine esecutivo firmato dal presidente Trump nel marzo del 2025, con cui aveva chiesto di eliminare ogni "ideologia impropria" dai musei dello Smithsonian.

La conclusione centrale del documento è che i vertici del museo hanno adottato "un quadro ideologico che non tratta più la storia americana come un patrimonio nazionale condiviso da insegnare o celebrare, ma come uno strumento politico per dividere, scoraggiare e demoralizzare i cittadini". Nel testo si legge che la storia raccontata nel museo "non è quella della vittoria della libertà e del genio del nostro paese, ma una storia di rimpianto, tragedia e vergogna".

Il rapporto è stato scritto dal Domestic Policy Council, l'ufficio della Casa Bianca che si occupa delle politiche interne, guidato da Vince Haley, che ha coordinato parte della pressione dell'Amministrazione sullo Smithsonian e ne ha minacciato i finanziamenti federali. Il documento accusa la dirigenza attuale di imporre ai musei "un'ideologia radicale e militante" e di rifiutarsi di raccontare "la storia nobile e onesta del grande paese che conosciamo e amiamo".

Gran parte della responsabilità viene attribuita alla direttrice del museo, Anthea Hartig, citata decine di volte nel testo. Interpellata, Hartig ha rimandato alla dichiarazione dello Smithsonian, che ha rivendicato la propria indipendenza: "Da più di 180 anni lo Smithsonian serve il pubblico americano con una ricerca indipendente e non di parte, e restiamo impegnati a farlo".

Beth English, direttrice esecutiva della Organization of American Historians, l'associazione degli storici americani di cui Hartig è stata presidente tra il 2023 e il 2024, ha contestato l'impostazione del rapporto, ricordando che il museo offre uno sguardo ampio e articolato sulla storia del paese. "In molti sensi, la vera lamentela del rapporto non riguarda l'inesattezza, ma il fatto che il museo non sia abbastanza celebrativo", ha detto. "Ed è la richiesta di un'unica versione della storia, mascherata da difesa dell'equilibrio."

Anche il deputato democratico Joe Morelle, esponente di spicco della commissione della Camera che vigila sullo Smithsonian, ha criticato il documento, definendolo costruito "per controllare la narrazione". "Il paese è più forte quando affronta e riflette sulla propria storia con onestà, non quando è soggetto a test di lealtà politica", ha detto. "Lo Smithsonian risponde alla storia, non a Donald Trump. Nessun presidente può riscrivere la storia americana." Il presidente repubblicano della commissione non ha risposto alle richieste di commento.

Il nuovo rapporto è un'ulteriore escalation di una campagna che dura da oltre un anno. Pochi mesi dopo l'ordine esecutivo il presidente aveva detto di aver licenziato la direttrice della National Portrait Gallery, Kim Sajet, definendola "una persona molto di parte e una forte sostenitrice della DEI", le politiche di diversità, equità e inclusione. L'istituzione aveva rivendicato la propria autorità sulle assunzioni e sui licenziamenti, ma Sajet si era poi dimessa, dicendo di essere diventata una distrazione.

Nel luglio del 2025 il museo di storia americana aveva rimosso i riferimenti ai due impeachment di Trump da una sezione espositiva, nell'ambito di una revisione dei contenuti accettata dallo Smithsonian dopo le pressioni della Casa Bianca. I riferimenti erano stati reintegrati una settimana dopo. La Casa Bianca ha avviato revisioni dei contenuti di diversi musei, criticato singole mostre e i testi alle pareti e minacciato di trattenere fondi già approvati.

Lo Smithsonian è storicamente indipendente: il suo bilancio federale è stanziato dal Congresso, ma i fondi vengono erogati dall'ufficio bilancio della Casa Bianca e l'Amministrazione sostiene che ogni spesa debba essere conforme agli ordini del presidente. Su richiesta della Casa Bianca il museo ha già consegnato una serie di documenti.

Il punto più contestato riguarda le celebrazioni per i 250 anni dell'indipendenza americana, un anniversario che il presidente ha celebrato con grandi manifestazioni. Il rapporto accusa il museo di essersi rifiutato di celebrare la nazione e la sua storia per l'occasione, sostenendo che non ha creato alcuna mostra dedicata a un racconto generale della storia americana né ai padri fondatori, alla Dichiarazione d'indipendenza o alla guerra rivoluzionaria.

Sotto la guida di Hartig, in realtà, il museo ha allestito in tutto l'edificio una serie di reperti per l'anniversario. A maggio ha inaugurato una mostra intitolata "In Pursuit of Life, Liberty & Happiness", con 250 oggetti che raccontano la ricerca degli ideali elencati nella Dichiarazione d'indipendenza. Tra questi ci sono la scrivania che Thomas Jefferson progettò e usò per redigere il documento, la bandiera del 1813 che ispirò l'inno nazionale "The Star-Spangled Banner" e la Philadelphia, una cannoniera dell'epoca rivoluzionaria che rallentò le forze britanniche nel 1776. La mostra resterà aperta fino alla fine dell'anno.

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