Nell'Unione Europea il tasso di fecondità, cioè il numero medio di figli avuti da una donna nel corso della vita, è sceso a 1,34 nel 2024. Negli Stati Uniti si è fermato a 1,6, secondo i dati dei Centers for Disease Control and Prevention, l'agenzia sanitaria federale americana. Per mantenere stabile una popolazione in assenza di immigrazione servirebbe invece un tasso di circa 2,1. È questa distanza a logorare il patto su cui si reggono i moderni sistemi di welfare: i lavoratori di oggi finanziano le pensioni e l'assistenza sanitaria degli anziani, confidando che in futuro altri facciano lo stesso per loro.
Il punto decisivo, infatti, non è il numero complessivo degli abitanti di un paese, ma il rapporto tra chi entra nel mercato del lavoro e chi ne esce. Martin Bujard, direttore di ricerca dell'Istituto federale tedesco per la ricerca sulla popolazione, ha spiegato a Politico che, in un'economia industrializzata, la qualità della vita non dipende principalmente dalla dimensione della popolazione. "Se dietro arrivano pochi giovani mentre in tantissimi vanno in pensione, le cose si complicano", ha osservato. In Europa la riforma delle pensioni è già uno dei dossier politicamente più difficili, mentre negli Stati Uniti la sostenibilità della Social Security, il sistema pensionistico pubblico federale, è una preoccupazione ricorrente.
Per molto tempo il calo delle nascite non è stato percepito come un'emergenza perché i suoi effetti diventano visibili soltanto dopo decenni. La diminuzione dei neonati si trasforma in una carenza di lavoratori una generazione più tardi e, quando le scuole cominciano a svuotarsi, la traiettoria demografica è ormai in gran parte definita. Europa e Stati Uniti sembravano inoltre meno esposti rispetto ad alcune società dell'Asia orientale, dove Taiwan, Hong Kong e Singapore sono già scese sotto la soglia di un figlio per donna.
Non esiste una spiegazione condivisa sulle cause del fenomeno. Karen Benjamin Guzzo, sociologa dell'Università del North Carolina, sostiene che una parte del calo statunitense sia il risultato positivo delle politiche sanitarie, che hanno ridotto le gravidanze adolescenziali e quelle indesiderate. Le altre ipotesi sono simili sulle due sponde dell'Atlantico: il costo delle abitazioni, la maggiore attenzione delle donne alla carriera, la perdita di influenza della religione, i social media che indeboliscono le relazioni personali e la paura del cambiamento climatico. Nessuno di questi fattori, preso isolatamente, è però sufficiente a spiegare la tendenza.
Secondo Berkay Ozcan, professore di politica sociale alla London School of Economics, il calo dipende da una combinazione di precarietà lavorativa, case troppo care, mutamento dei valori, percorsi di studio più lunghi e aspettative sempre più elevate su cosa significhi essere genitori. Tutti questi elementi producono lo stesso effetto: il rinvio. I sondaggi mostrano che i giovani continuano a desiderare in media circa due figli, ma molti aspettano di sentirsi pronti sul piano professionale, economico ed emotivo, finendo per rimandare più a lungo di quanto avessero previsto.
Il fenomeno attraversa ormai tutti gli strati sociali e non riguarda soltanto i professionisti urbani più benestanti, ha sottolineato Eva Beaujouan, demografa dell'Università di Vienna specializzata nella genitorialità tardiva. Lei stessa ha avuto una figlia dopo cinque anni di tentativi e un percorso di procreazione assistita. Queste tecniche, ha avvertito, possono alimentare un falso senso di sicurezza: aumentano le possibilità di concepimento, ma non garantiscono una gravidanza e non cancellano gli effetti dell'età. "Sono invasive, costose e producono disuguaglianze. Poche persone possono permettersele e, naturalmente, spesso falliscono", ha detto.
Nessun paese ricco fa abbastanza figli per sostenere il proprio welfare
In Europa e negli Stati Uniti il numero medio di figli per donna resta sotto la soglia che manterrebbe stabile la popolazione. Vent'anni di asili nido, bonus e campagne pubbliche non hanno invertito la tendenza: finora solo l'immigrazione ha spostato i numeri, e ha spaccato la politica dei paesi che ne hanno bisogno.
Stati Uniti 1,60 · Unione europea 1,34 · Italia 1,18 · Spagna 1,10. Soglia di sostituzione: 2,10.
La linea tratteggiata segna i 2,1 figli per donna: il livello che terrebbe stabile la popolazione senza immigrazione. In rosso, quanto manca a ciascuno per arrivarci. Alla Spagna manca esattamente un figlio per donna.
Vent'anni di incentivi non hanno alzato le nascite
Asili nido in Germania, bonus fiscali in Ungheria, campagne di persuasione in Italia. Dove il tasso è salito, è poi tornato indietro.
Germania: 1,33 nel 2006, 1,59 nel 2016, 1,32 nel 2025. Ungheria: 1,25 nel 2011, 1,60 nel 2021, 1,40 nel 2024. Italia: 1,44 nel 2010, 1,34 nel 2016, 1,14 nel 2025.
L'immigrazione è l'unica leva che ha spostato i numeri
Con la fecondità più bassa dell'Unione europea, la Spagna ha guadagnato più di tre milioni di abitanti in dieci anni.
La risposta demografica è diventata un problema politico
Dopo la crisi di Ceuta, i leader europei hanno scritto a Madrid per avvertire che le sue politiche creano un fattore di attrazione per l'immigrazione irregolare.
22 dei 27 capi di Stato e di governo dell'Unione europea hanno firmato la lettera.
Una città che cresce, un villaggio che si spegne
Gli stessi anni, lo stesso continente, i due estremi della stessa curva.
La città attira famiglie giovani perché offre ancora lavoro, anche grazie all'aeroporto internazionale, e case meno care di Londra.
La scuola aperta nel 1974 per 700 alunni oggi ne conta 31.
Nel villaggio 66 persone hanno meno di 15 anni e oltre 960 ne hanno almeno 60: quasi quindici anziani per ogni ragazzo.
Il calo delle nascite si vede una generazione dopo. Quando le scuole cominciano a svuotarsi, la traiettoria è già decisa.
Avere figli conviene alla società, ma costa alle famiglie
I figli sono indispensabili per la sopravvivenza del welfare, ma rappresentano un costo sempre maggiore per le famiglie che li crescono. In passato contribuivano al lavoro familiare e garantivano un sostegno durante la vecchiaia; nei moderni sistemi di protezione sociale questo ruolo è quasi scomparso. Crescere un figlio costa circa 320.000 dollari a una famiglia americana di ceto medio, secondo stime adeguate all'inflazione e basate sui dati del dipartimento dell'Agricoltura. Nel Regno Unito il Child Poverty Action Group calcola una spesa vicina alle 250.000 sterline. Per una famiglia interessata esclusivamente alla propria sicurezza economica durante la vecchiaia, lo stesso denaro può rendere di più se risparmiato e investito.
Finora nessun paese è riuscito a invertire stabilmente la tendenza attraverso le politiche pubbliche. Vent'anni fa la Germania avviò una vasta espansione degli asili nido per i bambini sotto i tre anni. Negli anni successivi il tasso di fecondità salì da circa 1,4 a 1,6 figli per donna, ma il miglioramento si è poi esaurito e nel 2025 il dato è sceso al minimo storico di 1,32. L'Ungheria ha invece puntato sugli incentivi economici, introducendo bonus e agevolazioni fiscali che arrivano fino all'esenzione dall'imposta sul reddito per le madri con almeno quattro figli. Il tasso è cresciuto da circa 1,25 all'inizio degli anni Dieci a 1,6 nel 2021, per poi tornare intorno a 1,4.
Le campagne di persuasione hanno prodotto risultati ancora peggiori. Nel 2016 l'Italia lanciò il "Fertility Day", accompagnato da un manifesto che mostrava una giovane donna con una clessidra e lo slogan "La bellezza non ha età. La fertilità sì". L'iniziativa provocò proteste diffuse. "Se si dice alle donne, quando sono già avanti con l'età, che avranno problemi se non cominciano subito ad avere figli, il risultato è che si sentono in colpa e diventano ansiose", ha spiegato Beaujouan. "Non ho ancora visto nulla che riesca davvero ad aumentare i tassi di fecondità", ha aggiunto. Alcune misure possono creare condizioni migliori per diventare genitori, ma raramente producono da sole un aumento delle nascite.
L'immigrazione è l'unica risposta che abbia modificato concretamente l'equilibrio demografico. La Spagna rappresenta il caso più evidente: nonostante un tasso di fecondità di appena 1,1 figli per donna, il più basso tra i grandi paesi europei e ancora in diminuzione, la sua popolazione è cresciuta dai 46,5 milioni di dieci anni fa a quasi 50 milioni. Tra il 2019 e il 2024, i lavoratori nati all'estero hanno rappresentato oltre il 70% dell'aumento dell'occupazione spagnola, secondo un'analisi di Esade, una delle principali scuole di economia del paese.
Il modello spagnolo, tuttavia, non è facilmente replicabile. Gran parte dell'immigrazione recente proviene dall'America Latina, soprattutto da Colombia e Venezuela, paesi nei quali lo spagnolo è la lingua madre e il cristianesimo la religione prevalente. Questi elementi non rendono automatica l'integrazione, ma possono facilitarla. Nel resto d'Europa molti nuovi arrivati non conoscono la lingua locale, non dispongono di titoli di studio riconosciuti o non hanno la familiarità culturale necessaria per inserirsi rapidamente nel mercato del lavoro. I migranti provenienti da società a maggioranza musulmana hanno inoltre incontrato una resistenza politica più intensa.
Il primo ministro Pedro Sánchez si è mostrato più favorevole della maggior parte dei leader europei all'immigrazione su larga scala, sostenendo che la Spagna abbia bisogno di lavoratori giovani per far crescere l'economia e mantenere in piedi il welfare. Il suo governo ha recentemente avviato uno dei più ampi programmi europei di regolarizzazione dei migranti irregolari e, all'inizio di luglio, le domande avevano già raggiunto quota 1,2 milioni. I critici accusano Sánchez di considerare soltanto i benefici economici e di sottovalutare la pressione su abitazioni, scuole e servizi pubblici. L'opposizione conservatrice e il partito di estrema destra Vox sostengono invece che il governo stia premiando l'immigrazione illegale e creando un "effetto richiamo".
L'immigrazione divide le società che ne hanno bisogno
La crisi di Ceuta, l'enclave spagnola sulla costa settentrionale del Marocco, ha mostrato quanto la questione sia diventata esplosiva. Alla fine di luglio decine di migliaia di migranti, quasi tutti giovani uomini, sono entrati nel territorio travolgendo le autorità locali. Diversi aspetti dell'accaduto rimangono controversi, a partire dal possibile ruolo del governo marocchino, ma la reazione politica è stata immediata. Ventidue dei ventisette leader dell'Unione Europea hanno firmato una lettera per avvertire che le politiche generose di Madrid rischiano di creare un "fattore di attrazione" per l'immigrazione irregolare e di trasferire parte della pressione sugli altri Stati membri.
Un recente sondaggio di YouGov ha rilevato che nel Regno Unito, in Francia, Germania, Italia, Svezia e Danimarca la maggioranza della popolazione giudica eccessiva l'immigrazione degli ultimi dieci anni. Negli Stati Uniti circa metà degli americani è favorevole a rimpatriare gli immigrati nei rispettivi paesi di origine. La controversia è destinata a durare perché, come nel caso del calo delle nascite, anche gli effetti dell'immigrazione su larga scala diventano pienamente visibili soltanto nel lungo periodo.
Luton, città inglese di poco meno di 250.000 abitanti situata a mezz'ora di treno da Londra, mostra l'altra faccia della demografia europea. Nel 2024 il suo tasso di fecondità era pari a 2,0, il più alto del paese, contro una media nazionale di circa 1,4. La differenza dipende soprattutto dall'età in cui le donne diventano madri: a Luton una nascita su tre riguarda una donna tra i 25 e i 29 anni, contro una su quattro nel resto dell'Inghilterra. Nel 2025 due terzi dei bambini nati in città avevano una madre nata all'estero, secondo i dati forniti dal consiglio comunale a Politico, rispetto a circa un terzo nell'intera Inghilterra.
Tahmina Saleem, esponente laburista alla guida del consiglio comunale, descrive Luton come una città "estremamente diversificata e orgogliosa di esserlo". A suo giudizio, la città attrae le famiglie perché offre ancora opportunità di lavoro, anche grazie all'aeroporto internazionale, e abitazioni meno costose rispetto a Londra. Luton è però anche uno dei simboli della reazione contro l'immigrazione. Nel 2009 vi nacque l'English Defence League, formazione di estrema destra sviluppatasi nell'ambiente degli hooligan e organizzata attorno all'opposizione all'immigrazione e all'islam. Dalla città proviene anche il suo leader più conosciuto, Stephen Yaxley-Lennon, noto come Tommy Robinson.
Nel maggio 2026 Robinson ha riunito a Londra circa 60.000 sostenitori per una manifestazione chiamata "Unite the Kingdom". Nel settembre precedente, un raduno ancora più grande aveva attirato circa 110.000 persone e aveva ospitato un intervento in collegamento video di Elon Musk, che sulla piattaforma X ha più volte rilanciato le posizioni dell'attivista. Le rivendicazioni nate in città come Luton sono così diventate una forza politica nazionale.
Il caso limite di questa trasformazione demografica è Vilardevós, un villaggio tra le colline della Spagna settentrionale. Dei suoi 1.598 abitanti, soltanto 66 hanno meno di 15 anni, mentre più di 960 ne hanno almeno 60: quasi quindici anziani per ogni bambino o adolescente. La scuola materna ed elementare, inaugurata nel 1974 per accogliere 700 alunni della zona, oggi ne conta appena 31. La sindaca Tamara Balboa García sostiene che il declino non sia inevitabile. Il comune aiuta chi arriva o decide di tornare a trovare un'abitazione e un lavoro, soprattutto nell'agricoltura, nella produzione vinicola e nell'assistenza agli anziani.
