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Il Segretario alla Sicurezza interna minaccia il carcere per i funzionari elettorali che non collaborano
Tia Dufour, DHS, 2026, Flickr, Opera del governo USA
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Il Segretario alla Sicurezza interna minaccia il carcere per i funzionari elettorali che non collaborano

Markwayne Mullin ha rilanciato le accuse infondate di Trump sui non cittadini nelle liste elettorali e minaccia multe e carcere per i funzionari statali che non collaborano con l'Amministrazione

Il Segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha minacciato venerdì i funzionari elettorali locali di multe e perfino del carcere se non collaboreranno con i tentativi dell'Amministrazione di cambiare le regole del voto. In una conferenza stampa, Mullin ha ripetuto molte delle accuse infondate sulla sicurezza delle elezioni americane che il presidente aveva rilanciato la sera prima in un discorso alla nazione in prima serata, promettendo di "scavare solo un po' più a fondo" rispetto a quanto detto da Trump.

"Se i funzionari elettorali, una volta che abbiamo dato loro le informazioni necessarie per rendere sicure le loro elezioni, scelgono di non farlo, allora quelle persone possono essere chiamate a risponderne con multe, con sanzioni e perfino, a seconda di quanto si va avanti, con il carcere", ha detto Mullin. Non è la prima minaccia di questo tipo: a inizio luglio il dipartimento di Giustizia ha inviato lettere ai 50 Stati e al District of Columbia prospettando azioni penali contro i funzionari che avessero conteggiato schede di non cittadini nelle prossime elezioni.

La Costituzione americana affida però il potere di regolare le elezioni al Congresso e agli Stati e non attribuisce alcuna autorità esplicita in materia al governo federale. Le pressioni di Mullin arrivano mentre il presidente e i suoi alleati cercano un controllo maggiore sull'infrastruttura elettorale del Paese in vista delle elezioni di metà mandato.

Al centro delle accuse c'è la cifra, mai documentata, di oltre 250.000 non cittadini che sarebbero iscritti alle liste elettorali di California, New Jersey, Nevada e Pennsylvania. Il numero non coincide del tutto con quanto lo stesso Mullin ha scritto giovedì ai funzionari della Pennsylvania: "Una revisione preliminare dei registri ha rivelato che potrebbero esserci fino a 14.576 non cittadini registrati per votare in Pennsylvania", si legge in una copia della lettera ottenuta dal New York Times. Né Trump né Mullin hanno spiegato come il governo sia arrivato a quei numeri.

L'analisi del governo sembra basarsi sui registri elettorali pubblici degli Stati, che per motivi di privacy sono privi di informazioni identificative importanti come i numeri di patente. Gli stessi documenti diffusi da Mullin ammettono che le identità delle persone individuate non sono ancora state verificate. Essere registrati non significa inoltre aver votato e lo status di cittadinanza può cambiare nel tempo, quindi il governo dovrebbe dimostrare che quelle persone non erano cittadini nel momento in cui hanno eventualmente votato. David Becker, direttore del Center for Election Innovation and Research, un'organizzazione indipendente che studia le elezioni, ha detto che l'amministrazione non è stata "trasparente sulla metodologia" e ha ricordato che stime simili vengono spesso riviste molto al ribasso dopo verifiche accurate.

Venerdì Mullin ha anche sostenuto che 28.000 non cittadini sarebbero stati individuati nelle liste di oltre 20 Stati che collaborano con il programma federale di verifica della cittadinanza. Secondo Becker la cifra è plausibile, ma equivale allo 0,04% dei 68 milioni di elettori di quegli Stati.

I funzionari di California, Pennsylvania e Nevada hanno respinto le accuse. "Il voto dei non cittadini resta estremamente raro", ha detto in un comunicato Shirley Weber, la segretaria di Stato democratica della California. Al Schmidt, segretario di Stato repubblicano della Pennsylvania, ha detto che "tutte le prove mostrano che il voto dei non cittadini è estremamente raro in tutto il Paese, inclusa la Pennsylvania". Da mesi l'amministrazione cerca di ottenere dagli Stati guidati dai democratici i registri elettorali completi e non oscurati: molti Stati si sono opposti per proteggere la privacy degli elettori e l'amministrazione ha perso diverse cause. Mullin ha ripetuto anche la minaccia di togliere i fondi federali agli Stati che non collaborano.

Il segretario ha rilanciato pure le teorie sulle interferenze straniere. Ha detto che l'Iran aveva violato i registri elettorali di alcuni Stati per "compromettere" il sistema che permette a militari e civili all'estero di votare. Il riferimento è a un episodio del 2020, quando hacker legati all'Iran entrarono in un database delle registrazioni in Alaska e diffusero un video che mostrava presunti voti fraudolenti dall'estero. Il voto mostrato nel video era falso e non è mai avvenuto, come stabilirono all'epoca gli stessi funzionari dell'amministrazione Trump e un'incriminazione del dipartimento di Giustizia contro due iraniani. John Ratcliffe, allora capo dell'intelligence e oggi direttore della CIA, lo disse pubblicamente in un discorso televisivo nel 2020: "Questo video e qualsiasi accusa su schede fraudolente di quel tipo non sono veri".

Mullin ha affermato inoltre che "avversari stranieri hanno componenti che sono parti vitali delle nostre macchine per il voto" e che i rivali degli Stati Uniti possono "cambiare la registrazione degli elettori e il vostro voto". Esperti di cybersicurezza e funzionari elettorali ripetono da anni che uno scenario del genere è estremamente improbabile, perché le macchine per il voto non sono in genere connesse a internet e quasi ogni ipotesi di manomissione richiederebbe l'accesso fisico ai dispositivi.

Mullin ha annunciato che la CISA, l'agenzia federale per la cybersicurezza che dipende dal suo dipartimento, pubblicherà entro 30 giorni un piano aggiornato per la sicurezza dell'infrastruttura elettorale degli Stati. Sotto la presidenza Trump quella stessa agenzia è stata svuotata e il lavoro federale sulla sicurezza delle elezioni è stato ridotto in modo netto.

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